Collezione: Calaveras del Fútbol

C'è un modo messicano di ricordare i morti che non ha niente a che fare con la tristezza. Il due novembre si apparecchia un altare, si mettono le foto, il cibo che gli piaceva, i fiori arancioni — e si fa festa, perché finché qualcuno ti ricorda tu non te ne sei andato davvero.

Le Calaveras del Rock nascono da lì. Le Calaveras del Fútbol portano lo stesso rito sul campo.

Ogni calavera è dedicata a un fuoriclasse che non c'è più. Un teschio solo, mai un gruppo, mai chi è ancora vivo: si onora chi se n'è andato, e lo si onora ridendo. Porta addosso quello che lo rendeva riconoscibile — i colori della maglia, il numero sulla schiena, l'oggetto che racconta la sua storia — e intorno ha i fiori dell'ofrenda, accesi, vivi, il contrario del lutto.

Nessun nome è scritto da nessuna parte. Nessuno stemma, nessuno sponsor, nessun marchio. Solo un cartello con un luogo e un anno: San Paolo 1984, El Beatle 1966, Democracia 1982, La Farfalla Granata. Chi sa, riconosce. Chi non sa, chiede — ed è lì che comincia il racconto.

Non sono magliette da tifoso. Sono un modo di dire grazie a chi ci ha fatto alzare dal divano, e di tenerlo in giro ancora un po'.

Come in Coco: finché sarai ricordato, sarai sempre vivo nei nostri cuori.