L'occhio sinistro di Thom Yorke: il difetto che ha scelto di tenersi, 7 ottobre 1968

L'occhio sinistro di Thom Yorke: il difetto che ha scelto di tenersi

Thom Yorke di profilo sul palco nel 2006, capelli corti e polo blu, canta a occhi chiusi stringendo il microfono con tutte e due le mani

Thom Yorke con i Radiohead alla Heineken Music Hall di Amsterdam, il 9 maggio 2006.
Foto di michell zappa · dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.0).

Il 7 ottobre 1968, a Wellingborough, una cittadina del Northamptonshire nel centro dell'Inghilterra, nasce Thomas Edward Yorke. Ha l'occhio sinistro chiuso. Non è gonfio e non è ferito: la palpebra è paralizzata, e resta giù.

Quel bambino diventerà Thom Yorke, la voce dei Radiohead, la band inglese di OK Computer e Kid A. Oggi compie cinquantotto anni, e la sua faccia la conosce mezzo mondo proprio per quell'occhio, che è rimasto un po' più chiuso dell'altro. Poteva farselo sistemare. Ha deciso di no. Questa è la storia di quella scelta.

Cinque operazioni prima dei sei anni

I medici provano a ridare movimento alla palpebra con una serie di interventi. Thom entra in sala operatoria cinque volte, e quando compie sei anni le ha già fatte tutte. Gli interventi riescono in parte: l'occhio si apre. L'ultimo però va storto, e la palpebra gli resta mezza abbassata. È lo sguardo asimmetrico che avrà per tutta la vita.

Intanto la famiglia cambia casa di continuo. Il padre vende apparecchiature per l'industria chimica e il lavoro lo porta in Scozia, dove Thom vive fino ai sette anni. Poi di nuovo in Inghilterra, e nel 1978 nei dintorni di Oxford. Ogni trasloco è una scuola nuova, e in ogni scuola nuova c'è una classe intera che per prima cosa gli guarda l'occhio.

Una chitarra tagliata con la sega

A sette, otto anni succede un'altra cosa. A casa di un amico ci sono due casse enormi, e da quelle casse esce «Bohemian Rhapsody» dei Queen, la band di Freddie Mercury. Thom si sdraia sul pavimento davanti agli altoparlanti e ascolta. Poi vede in televisione Brian May, il chitarrista dei Queen, famoso anche per essersi costruito da ragazzo la propria chitarra insieme al padre. Thom decide che farà quello, e lo decide sul serio: lo racconterà identico da adulto, senza riderci sopra.

Così prova a costruirsene una anche lui, tagliando il legno con la sega. Viene malissimo, per sua stessa ammissione. Funziona appena, ma basta a convincere il padre, che poco dopo gli compra una chitarra vera.

Thom Yorke seduto a un pianoforte verticale sul palco nel 2008, chino sulla tastiera mentre canta, con luci blu alle spalle

Thom Yorke al pianoforte verticale durante un concerto dei Radiohead, il 24 giugno 2008.
Foto di Ripton Scott · dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.0).

La stanza della musica

Nel 1980 entra alla Abingdon School, una scuola privata maschile a pochi chilometri da Oxford. Ci resta sette anni e non ci si trova mai. È piccolo di statura, ha quell'occhio, ha molte opinioni e le dice tutte. Lo prendono di mira, e lui risponde: nonostante la taglia fa a botte, e a quanto racconta c'è chi dopo la prima volta non ci riprova.

Un posto dove stare, però, lo trova. È l'aula di musica, e la dirige un insegnante che si chiama Terence Gilmore-James. Molti anni dopo sarà lui a ricordare quel ragazzo: impacciato per via dell'occhio, piuttosto solo, non un gran musicista ma uno che pensa e sperimenta, capace di restare ore a martellare sul pianoforte perso nel suo mondo. Gilmore-James lo lascia fare. Thom Yorke dirà che senza di lui e senza il professore di arte non sarebbe mai arrivato da nessuna parte.

In quella scuola incontra gli altri. A dodici anni prende lezioni di chitarra classica insieme a Colin Greenwood, che poi passerà al basso. Arrivano Ed O'Brien, chitarrista, e Philip Selway, batterista. Per ultimo entra il fratello minore di Colin, Jonny Greenwood, che ha tredici anni e che per il professore è il vero talento del gruppo. Nel 1985 sono una band. La scuola concede la sala prove un solo giorno alla settimana, e loro si chiamano come quel giorno: On a Friday, «di venerdì». Di concerti a scuola non se ne parla, il preside non vuole. Gli insegnanti però si fermano fuori dalla porta ad ascoltare.

Un casco pieno d'acqua

Nel 1991 gli On a Friday firmano con la casa discografica EMI e cambiano nome: diventano i Radiohead, dal titolo di una canzone dei Talking Heads. Sono gli stessi cinque di Abingdon, e lo sono ancora oggi. Nel 1997 pubblicano OK Computer, il terzo album, che arriva al Nr.1 in Gran Bretagna.

Il 28 novembre 1997 Thom Yorke si siede davanti a una cinepresa per girare il video di «No Surprises». L'idea è del regista Grant Gee ed è semplicissima: una sola inquadratura, fissa, sulla faccia del cantante chiusa in un casco trasparente. Dopo la prima strofa il casco comincia a riempirsi d'acqua. L'acqua sale fino a coprirgli la testa, lui resta immobile in apnea, poi il casco si svuota e lui riprende a cantare.

Girarlo è un supplizio. In prova Yorke trattiene il fiato per più di un minuto; con il casco in testa e l'acqua vera non resiste più di una decina di secondi. La troupe accelera la canzone e la cinepresa per accorciare l'apnea, e servono comunque moltissimi tentativi prima di quello buono. Il risultato è questo: per quasi quattro minuti sullo schermo c'è soltanto quel viso, da vicino, senza un taglio. Occhio sinistro compreso.

Thom Yorke nel 2018, barba e capelli raccolti, canta a occhi chiusi stringendo il microfono, con una chitarra elettrica bianca a tracolla davanti a uno sfondo giallo

Thom Yorke in concerto da solo alla Roundhouse di Londra, l'8 giugno 2018.
Foto di Raph_PH · dal sito Wikimedia Commons (CC BY 2.0).

Un distintivo

Dopo la quinta operazione, quella sbagliata, ce ne sarebbe potuta essere una sesta. Yorke non la fa. Lo spiega nel 2019 alla radio, ospite di Desert Island Discs, la trasmissione della BBC in cui un personaggio famoso sceglie i dischi da portare su un'isola deserta. Racconta che a quel punto ha capito che gli piaceva avere un occhio diverso dall'altro, e che gli piace ancora. Quando qualcuno glielo fa notare, per lui quella differenza è, dice, «a badge of pride»: un distintivo da portare con orgoglio.

Nello stesso anno i Radiohead entrano nella Rock and Roll Hall of Fame, il museo americano che ogni anno accoglie i nomi più importanti del rock. Il bambino che cambiava scuola a ogni trasloco ci arriva insieme ai quattro compagni dell'aula di musica.

Buon compleanno, Thom.

🎧 Il brano del giorno

Radiohead – No Surprises

Esce come singolo il 12 gennaio 1998 e arriva al Nr.4 in Gran Bretagna. La musica sembra una ninna nanna, con un glockenspiel, cioè un piccolo strumento a lamelle di metallo, che suona come un carillon; le parole invece raccontano una persona stanca che chiede soltanto una vita tranquilla. Questo è il video del casco: guardatelo fino in fondo, e guardate la faccia di Thom Yorke quando l'acqua finalmente scende.

Fonti: BBC Radio 4, Desert Island Discs (2019), da cui vengono il racconto dell'occhio, della chitarra fatta in casa e la frase di Thom Yorke; The Observer (Craig McLean, 18 giugno 2006); The Guardian (13 settembre 2008) per i ricordi di Terence Gilmore-James; Rolling Stone (David Fricke, 2 agosto 2001); Wikipedia EN (voci Thom Yorke e No Surprises).

Sotto il video ufficiale di «No Surprises», fra i commenti più votati ce n'è uno che spiega che cosa si vede negli ultimi secondi:

@Mandude4200 · 5 anni fa
«I love how his smile at the end is completely genuine because if you watch behind the scenes clips of making this video you see how incredibly frustrated he was in how many attempts it took to hold his breath that long, so when he finally got it he couldn’t help but smile»

Traduzione: «Adoro il fatto che il suo sorriso alla fine sia del tutto sincero: se guardate le riprese del dietro le quinte di questo video vedete quanto fosse frustrato per tutti i tentativi che gli ci sono voluti per trattenere il fiato così a lungo, e quando finalmente ce l'ha fatta non è riuscito a non sorridere.»

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