17 agosto 1969: gli Who alle cinque del mattino, e la chitarrata che nessuna telecamera riprese

The Who sul palco: Roger Daltrey, John Entwistle, Keith Moon e Pete Townshend

Il programma diceva che gli Who avrebbero suonato sabato sera. Il programma, a Woodstock, era già carta straccia da due giorni.

Il cartellone del sabato era andato talmente in ritardo da sfondare la notte e finire dentro il mattino dopo. Alle tre e mezza erano saliti Sly & the Family Stone e avevano svegliato un campo intero. Quando toccò agli Who erano le cinque del mattino di domenica 17 agosto 1969, faceva freddo, e mezzo milione di persone stavano dormendo nel fango.

Pete Townshend odiava tutto di quella situazione. Aveva passato la notte in un camerino che era una tenda, aspettando un turno che non arrivava mai; qualcuno gli aveva messo qualcosa nel caffè, e per tutto il concerto vide il palco muoversi. Roger Daltrey aveva ventacinque anni e addosso quella giacca di camoscio con le frange che sarebbe finita su tutti i manifesti del decennio. Keith Moon aveva dormito zero ore, come da regolamento.

Suonarono quasi tutto Tommy, l'opera rock che avevano pubblicato tre mesi prima e che metà della critica inglese aveva liquidato come una pretenziosità. Ventiquattro pezzi, senza fermarsi.

L'uomo che salì sul palco

Successe subito dopo Pinball Wizard.

Un uomo con i capelli ricci salì sul palco, prese un microfono e cominciò a parlare. Era Abbie Hoffman, uno dei militanti più conosciuti d'America, quello che l'anno prima aveva provato a far levitare il Pentagono. Non era lì per fare scena: voleva ricordare a mezzo milione di persone che John Sinclair, il manager degli MC5, era in carcere con una condanna a nove anni per due sigarette di marijuana.

«Io penso che questa sia una montagna di stronzate», dice al microfono, «mentre John Sinclair marcisce in galera...».

Non arrivò alla fine della frase. Townshend stava accordando la chitarra, si girò, e senza sapere minimamente chi fosse quell'uomo gli urlò di levarsi dal suo palco e lo colpì con la chitarra, buttandolo giù fra i fotografi. Poi tornò al microfono e disse alla folla, con una calma che fa ancora più impressione: la prossima persona che attraversa questo palco viene ammazzata.

Ed è qui che la storia diventa perfetta, perché le telecamere in quel momento stavano cambiando il rullo. Del momento più famoso del set degli Who a Woodstock esiste l'audio, registrato dal banco, ma non esiste una sola immagine. Il film del 1970 non poteva mostrarlo. Chi c'era l'ha visto, tutti gli altri se lo devono immaginare.

La folla di Woodstock, agosto 1969

La parte più onesta arrivò molti anni dopo, quando a Townshend chiesero conto di quella chitarrata. Rispose che sul merito Hoffman aveva perfettamente ragione: anche lui pensava che Sinclair fosse in carcere per niente, e la cosa lo indignava. Il problema era un altro. Il palco era loro, e nessuno ci sale sopra. «Se fosse successo di nuovo, avrei fatto esattamente la stessa cosa».

Il sole

Andarono avanti fino alla fine di Tommy. E mentre attaccavano See Me, Feel Me — la parte in cui la musica si apre e Daltrey canta «listening to you, I get the music» — il sole cominciò a salire dietro la collina.

Non era previsto, non era organizzato, e chiunque abbia visto quelle immagini giurerebbe il contrario. Daltrey lo raccontò così: non avremmo potuto chiedere un impianto luci migliore di quello. Cinquantasettemila persone dicono di essere state sveglie in quel momento; a Bethel, quella mattina, ce n'erano molte di più.

Tre ore dopo sarebbero saliti i Jefferson Airplane, con quattordici ore di ritardo sull'orario previsto, e Grace Slick avrebbe salutato il pubblico con la frase più bella del festival: avete visto i gruppi pesanti, adesso vi tocca la morning maniac music.

Gli Who scesero dal palco convinti di aver fatto un concerto mediocre. Townshend andò a dormire e per anni raccontò che di Woodstock non gli era piaciuto niente: il fango, la retorica, l'idea stessa che una generazione potesse cambiare il mondo dormendo in un campo. Poi uscì il film, e quel set diventò una delle mezz'ore più viste della storia del rock.

Succede spesso, con le cose importanti: capitano nell'ora sbagliata, e ci accorgiamo dopo che era l'unica ora possibile.


@gortbot7748 · 3 anni fa
«I was there. Now I'm almost 75, and have outlived a bunch of my friends. Outlived my Old Lady. Life is still good, but it's bittersweet.»

Traduzione: «C'ero. Adesso ho quasi settantacinque anni, e sono sopravvissuto a un bel po' dei miei amici. E anche alla mia compagna. La vita è ancora bella, ma è agrodolce.»


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