8 agosto 1961: The Edge, l'uomo che ha fatto di un'eco il suo strumento

The Edge dal vivo con la Gibson Explorer

C'è un biglietto scritto a mano che vale mezzo secolo di musica. Lo appende alla bacheca della Mount Temple Comprehensive School di Dublino, nell'autunno del 1976, un ragazzino di quattordici anni che si chiama Larry Mullen. Dice: «Batterista cerca musicisti per formare una band».

Il 25 settembre 1976, in una cucina di Artane, il primo a presentarsi è David Howell Evans. Ha quindici anni, è nato a Barking in Essex da genitori gallesi e vive in Irlanda da quando ne aveva uno. Si porta dietro il fratello maggiore Dik e una sola chitarra, costruita in casa, che i due si dividono. Poi arriva Adam Clayton con un cappotto afgano lungo fino ai piedi, che si nomina da solo manager e bassista. Per ultimo arriva Paul Hewson, che si presenta come chitarrista e viene spedito al microfono perché alla chitarra faceva pena.

Quella sera si chiamano The Larry Mullen Band, per qualche ora. Poi Feedback, perché era una delle poche parole tecniche che conoscevano. Poi The Hype. Dal marzo 1978, U2.

Il soprannome

Il nome glielo affibbiano i ragazzi della Lypton Village, la banda di quartiere surreale a cui appartenevano Bono, Guggi e Gavin Friday, dove la regola era ribattezzare tutti. Sul perché circolano diverse versioni: il suo modo di stare ai margini dei gruppi a osservare, il fatto che vivesse al limite del quartiere, quel suo stile di chitarra affilato. Lui, molti anni dopo, ha dato la spiegazione più prosaica di tutte: «Nel mio caso credo sia stato il mento a ispirare "the Edge"».

Duecentoquarantotto dollari e quaranta

Nel 1978 vola a New York con l'idea di comprarsi una Rickenbacker a sei corde, come tutti quelli che nel 1978 volevano suonare le chitarre giuste. Entra da Stuyvesant Music, e ne esce con una Gibson Explorer Limited Edition del 1976, pagata 248 dollari e 40 centesimi. La prende in mano quasi per caso e scopre che «ci trovavo dentro molta più varietà nei suoni che riuscivo a tirarne fuori».

Nel 1978 le Explorer non le voleva nessuno: erano brutte, spigolose, invendute. Ed è esattamente per questo che gli U2, sul palco, sembravano diversi da tutti gli altri. È la prima chitarra con cui incide, e insieme a un Electro-Harmonix Memory Man e a un Vox AC30 Top Boost grigio del 1964 — lo stesso ampli, comprato per il brillio degli alti, che sarà usato su ogni singolo album degli U2 fino a oggi — forma tutto l'equipaggiamento con cui verranno costruiti Boy, October e War.

L'eco come secondo chitarrista

Il Memory Man è un pedale d'eco. Quello che The Edge ci sente dentro, però, non è un effetto: è un'altra persona. Il ritorno del delay gli suona come una seconda chitarra, «la stessa identica cosa ma leggermente spostata da un lato». E allora invece di suonare più note ne suona di meno, e lascia che sia la macchina a riempire i buchi: «riempire le note che non sto suonando, come se ci fossero due chitarristi invece di uno».

La sua firma tecnica è la croma puntata, il delay tarato a tre sedicesimi del tempo del brano. La formula è aritmetica pura: 45.000 diviso i battiti al minuto, e ottieni i millisecondi. In I Will Follow sono 200. In Pride 418. In With or Without You 410. In Bad ce ne sono due sovrapposti, 467 e 221 millisecondi, mandati a due amplificatori diversi e spinti uno a destra e uno a sinistra: per questo dal vivo sembra che sul palco ci siano tre chitarristi e ce n'è uno solo.

Non è una scorciatoia, ed è la cosa che gli hanno rinfacciato per quarant'anni. La sua risposta è sempre stata la stessa: «Io non suono la chitarra come si deve!», e poi — più seriamente — «Le "chops" non mi interessano. "Guardate cosa so fare" non mi passa proprio per la testa». E la frase che riassume tutto: «Per le mie orecchie, l'economia è eleganza».

Gli U2 dal vivo durante il Joshua Tree Tour

Le due settimane in cui gli U2 non esistevano

Primavera 1981, sessioni di October. The Edge, Bono e Larry Mullen frequentano la Shalom Fellowship, una comunità cristiana di Dublino. Dentro quella comunità c'è chi sostiene che fare la rockstar e avere fede siano due cose incompatibili. The Edge la descriverà come una collisione fra «due imperativi completamente contrastanti».

Non lo dice alla band: lo dice a Bono. E Bono, molti anni dopo, l'ha raccontata così: «Edge se ne andò. Sentiva di non poter servire Dio e l'uomo insieme. Decisi che non potevo nemmeno io. Così ce ne andammo entrambi». Adam Clayton, l'unico agnostico dei quattro, restò di sasso.

A rimetterli in riga fu il manager Paul McGuinness, che aveva già prenotato un tour. Uscì dallo studio, fece il giro dell'isolato, rientrò e disse una delle frasi più memorabili nella storia del management musicale: «Se Dio aveva qualcosa da dire su questo tour, avrebbe dovuto alzare la mano un po' prima — perché nel frattempo abbiamo ingaggiato una troupe e preso impegni con delle persone, e secondo me siete obbligati a rispettarli».

Nel giro di due settimane The Edge concluse che quella pressione era, testualmente, una stupidaggine. Gli U2 ripresero. E October finì per essere il disco più dichiaratamente religioso della loro carriera, esattamente il contrario di quello che quella crisi doveva produrre.

Il riff scritto per rabbia

Poco dopo, Bono e Ali sono in luna di miele in Giamaica e The Edge resta in Irlanda a lavorare sulla musica. Ha una giornata storta: litiga con la fidanzata e si convince di non essere capace di scrivere niente. Scarica tutto quanto dentro un pezzo di musica. Quel pezzo di musica diventerà Sunday Bloody Sunday, che Rolling Stone ha definito il riff arena-rock più devastante del decennio.

La prima stesura non aveva né titolo né ritornello, e il testo era molto più esplicito: cominciava con «Non parlarmi dei diritti dell'IRA, dell'UDA». Fu tolto — dice Clayton — per buon senso, e il risultato diventò «molto umano e per niente settario». Il violino elettrico che chiude il brano lo suona Steve Wickham, che aveva fermato The Edge a una fermata dell'autobus per chiedergli se agli U2 servisse per caso un violinista. Registrò la sua parte in mezza giornata.

I nastri che Brian Eno voleva cancellare

1986, sessioni di The Joshua Tree. C'è un pezzo che non ne vuole sapere di funzionare. The Edge ne aveva registrato il demo a casa sua su un quattro piste, convinto di aver scritto «la parte di chitarra e la canzone più incredibili della mia vita». In studio, invece, si trasforma in un incubo: Brian Eno stimò che circa metà delle sessioni dell'intero album se ne andò dietro a quella sola canzone.

Daniel Lanois l'ha raccontata così: «Era la canzone-progetto-di-scienze. Ricordo questa enorme lavagna da scuola… tenevo in mano un puntatore, come un professore universitario, guidando la band tra i cambi di accordo». A un certo punto Eno, esasperato, propose di inscenare un incidente e cancellare i nastri per ricominciare da capo. Secondo il tecnico Flood, l'ingegnere Pat McCarthy rientrò in regia proprio in quel momento, vide cosa stava per succedere, lasciò cadere il vassoio del tè che aveva in mano e lo bloccò.

Il pezzo si chiama Where the Streets Have No Name. Ha due delay, uno a 350 e uno a 525 millisecondi, spinti agli antipodi del panorama stereo. È quella intro lì, e sono le sessioni che stavano per finire nel cestino.

Una chitarra che si comporta come un sintetizzatore

Sempre da quelle sessioni esce With or Without You. Il suono lungo e sospeso che l'attraversa non è una tastiera: è il prototipo della Infinite Guitar, uno strumento a sustain illimitato che il canadese Michael Brook gli aveva spedito per posta. Brook l'aveva immaginata per suoni sporchi e distorti; The Edge la usò per fare la cosa più pulita e cristallina possibile. In regia, Lanois sentì per caso quello che stava succedendo nell'altra stanza: «Ho detto "suona piuttosto bene", poi abbiamo riascoltato e ho detto "Gesù, è meglio di quanto pensassi"».

Dodici minuti a Wembley

Bad, del 1984, parla di eroina — la piaga della Dublino di quegli anni — ed era un pezzo sepolto in mezzo a The Unforgettable Fire. Il 13 luglio 1985, a Live Aid, gli U2 la tirarono per dodici minuti e dodici secondi, bruciandosi il resto della scaletta, con Bono che scese dal palco per ballare con una ragazza del pubblico. È l'esibizione che ha fatto la loro carriera. E sotto, per dodici minuti, ci sono due echi sovrapposti mandati da un uomo solo.

Quello che ha fatto con i soldi

Nel novembre 2005, dopo l'uragano Katrina, The Edge fonda con il produttore Bob Ezrin e con il capo della Gibson Music Rising, per ricomprare gli strumenti ai musicisti della costa del Golfo che avevano perso tutto. Slogan: «Ricostruire la regione del Golfo, una nota alla volta». Ha rimesso strumenti in mano a oltre duemila tra musicisti, scuole e chiese, ha finanziato il restauro della Preservation Hall e ha versato un milione di dollari alla Tulane University. Nel 2008 ha messo all'asta una delle sue Explorer del '76 per finanziarla: 150.000 dollari.

Nel 2006 sua figlia Sian, otto anni, si ammala di leucemia. Ci vorranno quattro anni di cure fra Los Angeles e Dublino, e ne uscirà guarita del tutto. Per stare con lei, gli U2 spostarono di mesi l'ultima tranche del Vertigo Tour. È l'unica volta che quest'uomo ha messo qualcosa davanti alla band da quando aveva quindici anni e divideva una chitarra col fratello.

Il brano di oggi

Per i suoi 65 anni abbiamo scelto Bad dal vivo a Live Aid: perché è il posto esatto in cui la teoria del delay smette di essere teoria.

@Koldfusion234 · 7 anni fa
«Anyone else think this is better than the studio version?»

Traduzione: «C'è qualcun altro che pensa che questa sia meglio della versione in studio?»

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