22 settembre 1969: esce «The Band», il disco marrone con cui quattro canadesi e un ragazzo dell'Arkansas raccontarono l'America
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22 settembre 1969: esce «The Band», il disco marrone con cui quattro canadesi e un ragazzo dell'Arkansas raccontarono l'America

La copertina di The Band, Capitol Records, 1969.
Foto di copertina di proprietà di Elliott Landy, grafica di Bob Cato — immagine di proprietà di Capitol Records.
Quattro canadesi e un ragazzo dell'Arkansas.
È questa la formazione che, il 22 settembre 1969, pubblica con la Capitol il disco che racconta l'America rurale meglio di quasi tutti i dischi americani di quegli anni. Si intitola semplicemente The Band, come il gruppo, ma tutti lo chiamano «the brown album», il disco marrone: cinque uomini con la barba e i cappotti pesanti, in una foto color seppia che sembra scattata cent'anni prima. Oggi compie cinquantasette anni.
I canadesi sono Robbie Robertson alla chitarra, Rick Danko al basso, Richard Manuel al pianoforte e Garth Hudson all'organo. L'americano è il batterista, Levon Helm, figlio di coltivatori di cotone, nato a Elaine e cresciuto in un borgo dal nome impossibile, Turkey Scratch. È l'unico americano del gruppo. Ed è la sua voce, più di ogni altra, a far sembrare vere le storie del Sud che gli altri quattro hanno imparato a raccontare.
Dieci anni di gavetta
Quando incidono questo disco, i cinque suonano insieme da quasi dieci anni. Hanno cominciato come the Hawks, il gruppo che accompagnava il rocker dell'Arkansas Ronnie Hawkins nei locali di Toronto. Nel 1965 e nel 1966 sono stati la prima band elettrica di Bob Dylan, fischiati sera dopo sera dal pubblico del folk. Poi, a Woodstock, nella casa rosa chiamata Big Pink, hanno trovato il proprio suono. Il primo album, Music from Big Pink, esce nel luglio 1968 e cambia le idee di parecchi colleghi.
Il secondo è quello difficile. Le prime sessioni a New York non funzionano, e allora il gruppo prende casa a Los Angeles, sulle colline di Hollywood, al numero 8850 di Evanview Drive. La villa in quel momento appartiene a Sammy Davis Jr.; prima di lui ci avevano abitato Judy Garland e Wally Cox. Il gruppo non si installa nel salone: si chiude nella pool house, la dépendance accanto alla piscina, e la trasforma in uno studio. Robertson lo chiama un «clubhouse concept»: ricreare in California l'atmosfera raccolta dello scantinato di Big Pink.
Il sesto uomo
In consolle c'è John Simon, il produttore che molti considerano il sesto membro della Band. Simon non si limita a registrare: suona il pianoforte elettrico e perfino la tuba. E insegna. Robertson, racconterà, era «affamato di sapere», e Simon gli mostra come si costruisce un album anche dal punto di vista tecnico. Alla fine sarà Robertson a occuparsi di gran parte della registrazione.
In quella stanza gli strumenti passano di mano in mano. Per Rag Mama Rag la versione diritta non convince, e allora si rimescola tutto: Levon Helm lascia la batteria e prende il mandolino, dietro i tamburi si siede Richard Manuel, Rick Danko suona il violino, Garth Hudson un pianoforte verticale alla maniera del ragtime e Simon la tuba. Ne esce un pezzo che sembra arrivare da una bettola di New Orleans di inizio Novecento. In Inghilterra arriva al numero 16: il miglior piazzamento di sempre per un singolo della Band.
Le storie di chi non sta in cima alla scala
Il disco è stato letto come un concept album: canzoni su persone, luoghi e tradizioni di un'America antica. The Night They Drove Old Dixie Down racconta la fine della guerra civile dalla parte di uno sconfitto. Jawbone è scritta in un insolito tempo di 6/4. E l'ultima traccia, King Harvest (Has Surely Come), è la storia di un contadino rovinato: la pioggia non è arrivata, il raccolto è morto, il granaio è andato a fuoco. Arriva il sindacato, lui si iscrive, e chiede una cosa sola ai nuovi compagni: non giudicatemi dalle scarpe.
È l'ultima canzone incisa nella pool house. Subito dopo il gruppo deve partire per San Francisco: tre serate al Winterland, nell'aprile 1969, le prime in assoluto sotto il nome di The Band. E prima del debutto Robertson finisce addirittura nelle mani di un ipnotizzatore.

The Band nella foto promozionale della Capitol, pubblicata su Billboard nel novembre 1970.
Foto di proprietà di Capitol Records — dal sito Wikimedia Commons (pubblico dominio).
Il camionista di Lake Charles
Le ultime tre canzoni si registrano a New York, all'Hit Factory. Una di queste è Up on Cripple Creek. La canta Levon Helm, dalla batteria, ed è la storia di un camionista che attraversa il paese e si ferma a Lake Charles, in Louisiana, da una ragazza di nome Bessie. Robertson ha spiegato da dove nasce: dalla curiosità per quella casa in mezzo a un campo, con una sola luce accesa al piano di sopra e un camion parcheggiato fuori. Chi ci vive? Cosa pensa? Non la gente in cima alla scala: quella là.
Dentro c'è anche un suono che nessuno aveva ancora sentito: il clavinet di Garth Hudson suonato attraverso un pedale wah-wah, uno dei primi casi della storia. Qualche anno dopo quel timbro diventerà la firma del funk. Esce come singolo nel novembre 1969 e arriva al numero 25 negli Stati Uniti. Il 2 novembre 1969 la Band la suona all'Ed Sullivan Show: una delle due sole apparizioni televisive della sua carriera.
Meglio di «Abbey Road»
Il critico Robert Christgau il primo disco non lo aveva amato, e aveva già in mente una colonna per il Village Voice in cui stroncare il secondo. Poi lo ascolta. E scrive che è meglio di Abbey Road, uscito quattro giorni dopo: un disco da «A più», se mai ne aveva dato uno.
L'album arriva al numero 9 di Billboard e al numero 2 in Canada. Il 12 gennaio 1970 la Band finisce sulla copertina di Time: il primo gruppo rock dopo i Beatles. Eric Clapton e George Harrison diranno di averne subito l'influenza; Clapton rivelerà perfino che avrebbe voluto entrare nel gruppo. Nel 2009 la Biblioteca del Congresso inserisce il disco nel National Recording Registry, fra le registrazioni che raccontano la vita degli Stati Uniti. A riuscirci, per ironia, sono stati quattro canadesi.

Amburgo, maggio 1971: Rick Danko, Levon Helm alla chitarra e Richard Manuel alla batteria. Nella Band gli strumenti giravano davvero.
Foto di proprietà di Heinrich Klaffs — dal sito Wikimedia Commons (licenza CC BY-SA 2.0).
L'ultimo raccolto
Nei crediti tutte le canzoni portano la firma di Robertson; tre sono scritte insieme a Richard Manuel. Anni dopo Levon Helm sosterrà che molti di quei pezzi, King Harvest e Rag Mama Rag compresi, erano nati dal lavoro di tutti. È la crepa da cui passerà l'amarezza degli anni successivi.
Oggi non c'è più nessuno dei cinque. Richard Manuel se ne va nel 1986, Rick Danko nel 1999, Levon Helm nel 2012, Robbie Robertson nel 2023. Garth Hudson, l'ultimo, il 21 gennaio 2025. Resta un disco marrone che, a cinquantasette anni di distanza, suona ancora come una fotografia trovata in soffitta: sbiadita, piena di facce che non conosciamo, e stranamente familiare.
Fonti: Wikipedia EN (voci The Band, The Band (album), Up on Cripple Creek, King Harvest (Has Surely Come), Rag Mama Rag, Levon Helm, Robbie Robertson, Rick Danko, Richard Manuel, Garth Hudson, Elliott Landy); Rob Bowman, note di copertina della ristampa Capitol del 2000; Robert Christgau, Village Voice e Christgau's Record Guide (1981); Billboard (classifiche 1969-1970); Library of Congress, National Recording Registry (2009).
Foto: copertina di Elliott Landy e Bob Cato, di proprietà di Capitol Records; Wikimedia Commons, Capitol Records (pubblico dominio); Wikimedia Commons, Heinrich Klaffs (CC BY-SA 2.0).
Sotto il video di Up on Cripple Creek all'Ed Sullivan Show, sul canale ufficiale del programma, uno dei commenti più votati dice così:
@foto21 · 2 anni fa
«Levon Helm always made me feel like I was listening to someone from the 19th century singing, even though he was singing 'modern' music. No one else gave me this impression. It was so uncanny and unsettling. Honestly, I think he's channelling ghosts from the old South.»
Traduzione: «Levon Helm mi ha sempre dato l'impressione di ascoltare qualcuno che cantava nell'Ottocento, anche quando cantava musica "moderna". Nessun altro mi ha mai fatto questo effetto. Era una sensazione strana, quasi inquietante. Sinceramente, credo che desse voce ai fantasmi del vecchio Sud.»
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