Cowboys from Hell: il 24 luglio 1990 i Pantera fecero saltare il metal
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Ci sono dischi che aprono una porta e dischi che buttano giù il muro. Il 24 luglio 1990, da Arlington, Texas, ne arriva uno del secondo tipo. Si chiama Cowboys from Hell, e da quel giorno il metal parla con un altro accento.
Quattro ragazzi con un passato da nascondere
La verità che i Pantera hanno impiegato anni a farsi perdonare è questa: Cowboys from Hell non era il loro debutto. Era il quinto album. Prima c'erano stati Metal Magic, Projects in the Jungle, I Am the Man e Power Metal: dischi autoprodotti, capelli cotonati, spandex e un'estetica presa in prestito dai Kiss e dai Van Halen. I fratelli Abbott — Vinnie Paul alla batteria, Darrell alla chitarra — avevano cominciato da adolescenti nei locali del Texas, con il padre Jerry a fare da produttore nel suo studio di Pantego.
Il punto di svolta ha un nome e una voce: Philip Anselmo, arrivato da New Orleans nel 1987. Con lui la band trova finalmente qualcuno capace di reggere il peso che i fratelli Abbott avevano in testa. E soprattutto trova il coraggio di buttare via tutto: il look, il repertorio, il pubblico faticosamente costruito nei club. Quando l'Atco Records li mette sotto contratto, i Pantera decidono di ripartire da zero e di far finta che i primi quattro dischi non siano mai esistiti.

Il quinto disco che tutti chiamano il primo
Alla produzione arriva Terry Date, l'uomo che di lì a poco avrebbe definito il suono degli anni Novanta con Soundgarden e Deftones. Le registrazioni si svolgono ai Pantego Sound Studios, in casa, con la calma di chi non deve chiedere il permesso a nessuno. Il risultato è un disco che suona asciutto: niente riverberi da arena, niente melassa. Solo chitarra, basso, batteria e voce, incisi con una nitidezza quasi violenta.

Il riff che inventò il groove
Il cuore di tutto è lui: Darrell Abbott, all'epoca ancora "Diamond" Darrell, il soprannome Dimebag sarebbe arrivato qualche anno dopo. Quello che fa sulla title track, su Primal Concrete Sledge e soprattutto su Domination non ha precedenti: prende la precisione del thrash e la rallenta, la sposta indietro sul tempo, la fa ondeggiare. Non corre più: spinge. È la nascita di quello che tutti avrebbero chiamato groove metal, e che nei dieci anni successivi sarebbe diventato il vocabolario di metà del metal americano.
Sotto, Rex Brown tiene il basso incollato alla cassa di Vinnie Paul con una disciplina che si nota solo quando manca. È quella sezione ritmica — due fratelli e un amico che si conoscono a memoria — a permettere alla chitarra di fare tutto il resto.
Cemetery Gates: la ballata che non era una ballata
Poi, in mezzo alla furia, arriva il pezzo che ancora oggi mette d'accordo tutti. Cemetery Gates comincia con un arpeggio pulito, quasi gentile, e con Anselmo che canta di una perdita senza alzare la voce. Poi cresce, si apre, e nel finale succede la cosa che nessuno si aspetta: la voce e la chitarra si rispondono in un duello di urla, nota contro nota, fino a diventare la stessa cosa. Sono venti secondi che valgono un manuale intero.
È anche il brano che ha reso il disco umano. Senza Cemetery Gates, Cowboys from Hell sarebbe stato un capolavoro di ferocia. Con quel pezzo, è diventato un disco che parla anche a chi il metal non lo ascolta.
Quello che resta
Il disco raggiunge il platino negli Stati Uniti e apre la strada a Vulgar Display of Power e a Far Beyond Driven, che nel 1994 sarebbe entrato direttamente al primo posto in America — un album di metal estremo in cima alla classifica pop, cosa mai vista prima.
La storia dei Pantera si è poi chiusa nel modo più crudele: Darrell ucciso sul palco nel dicembre 2004, Vinnie Paul scomparso nel 2018. Ma Cowboys from Hell è rimasto lì dov'era: un disco che ogni chitarrista, prima o poi, prova a suonare. E che, trentasei anni dopo, continua a suonare più nuovo di metà di quello che esce oggi.
🎧 Il brano di oggi
@sluggz956 · 10 anni fa
«That part when Phil and Dime's guitar have that scream off......best thing I've ever heard.»
Traduzione: «Quel momento in cui Phil e la chitarra di Dime si urlano addosso a vicenda…… la cosa più bella che abbia mai sentito.»
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