The Smashing Pumpkins, 23 ottobre 1995: Mellon Collie and the Infinite Sadness, ventotto canzoni dall'alba alla notte e un doppio al Nr.1

The Smashing Pumpkins, 23 ottobre 1995: Mellon Collie and the Infinite Sadness, ventotto canzoni dall'alba alla notte e un doppio al Nr.1

Gli Smashing Pumpkins sul palco durante un concerto del 2018: Billy Corgan in piedi su una pedana al centro, davanti a un grande schermo con immagini colorate, i chitarristi e il bassista in prima fila e la batteria dietro, sotto luci viola e azzurre

Gli Smashing Pumpkins nel luglio 2018, durante lo Shiny and Oh So Bright Tour che riportò sul palco insieme Billy Corgan, James Iha e Jimmy Chamberlin.
Foto John Feinberg · dal sito Wikimedia Commons (licenza CC BY 2.0).

Il 23 ottobre 1995 la Virgin pubblica in Gran Bretagna e in Italia Mellon Collie and the Infinite Sadness, il terzo album degli Smashing Pumpkins; negli Stati Uniti arriverà nei negozi il giorno dopo. È un doppio CD: ventotto canzoni, poco più di due ore di musica, divise in due dischi che si chiamano Dawn to Dusk e Twilight to Starlight, dall'alba al tramonto e dal crepuscolo alla notte stellata. Quella sera, mentre il disco è già nei negozi europei, la band festeggia a casa, a Chicago, con un concerto al Riviera Theater trasmesso in diretta dalle radio FM di tutti gli Stati Uniti. Billy Corgan lo aveva presentato alla stampa con una formula ambiziosa: «The Wall della Generazione X», un paragone con il doppio dei Pink Floyd del 1979. La settimana dopo il disco debutta in cima alla classifica americana.

Come se fosse l'ultimo disco

Gli Smashing Pumpkins arrivano da tredici mesi di tour per Siamese Dream, il disco del 1993 che li aveva fatti conoscere ovunque. Corgan non si ferma nemmeno un giorno: appena scende dal palco si rimette a scrivere, e nel corso del 1995 mette insieme circa cinquantasei canzoni. Che il disco nuovo sarebbe stato doppio, lo aveva deciso fin dall'inizio, pensando anche all'album bianco dei Beatles. «Avevamo quasi abbastanza materiale per fare di Siamese Dream un doppio», spiegò. Corgan sentiva anche che il modo di suonare della band era arrivato al capolinea, e chiese a tutti di lavorare a quel disco come se fosse l'ultimo.

Via Butch Vig, dentro Flood e Alan Moulder

I primi due album li aveva prodotti Butch Vig. Questa volta la band sceglie due inglesi: Flood, all'anagrafe Mark Ellis, che aveva lavorato con U2, Depeche Mode e Nine Inch Nails, e Alan Moulder, che aveva già missato Siamese Dream e che Corgan ammirava per i dischi dei My Bloody Valentine, dei Ride e degli Slowdive. «Con Butch eravamo diventati così vicini che la cosa cominciava a giocare contro di noi», raccontò Corgan. «Sentivo che dovevamo forzare la situazione, uscire dal solito modo di registrare dei Pumpkins. Non volevo ripetere quello che avevamo già fatto.»

Flood cambia subito le regole. Secondo lui la band che vedeva dal vivo non era mai finita davvero su un disco. Così, ad aprile del 1995, invece di entrare in studio, gli Smashing Pumpkins cominciano a registrare in sala prove: dovevano essere basi di lavoro, una brutta copia, e invece gran parte delle parti di basso e batteria del disco nasce proprio lì. Flood impone anche un'abitudine nuova: ogni giorno un po' di tempo per suonare liberi e scrivere, cosa che la band non aveva mai fatto durante una registrazione. «Lavorare così ha tenuto tutto interessante», disse Corgan, «ha impedito che diventasse una fatica.»

Per non sprecare giornate si lavora in due stanze nello stesso momento: in una Corgan e Flood sistemano voci e arrangiamenti, nell'altra Moulder registra con il chitarrista James Iha e la bassista D'arcy Wretzky, mentre alla batteria c'è come sempre Jimmy Chamberlin. Era anche una risposta alle voci nate ai tempi di Siamese Dream, quando si diceva che Corgan suonasse da solo chitarre e bassi. Iha lo disse senza giri di parole: «La grande differenza è che Billy non fa più quello del "faccio io questo, faccio io quello". Va molto meglio.»

Cinquantasette canzoni per ventotto posti

Le sovraincisioni si fanno al Chicago Recording Company, con il Pro Tools che serve per le chitarre e per i giri campionati. Alla fine delle sedute le canzoni pronte sono cinquantasette. Il progetto ne prevedeva trentuno, poi si scende a ventotto. Quelle rimaste fuori finiranno sui lati B dei singoli e, nel novembre 1996, nel cofanetto The Aeroplane Flies High.

Dentro il disco c'è di tutto. Il pianoforte del brano che dà il titolo all'album, i sintetizzatori e i giri di batteria elettronica di «1979», un'orchestra vera in «Tonight, Tonight» e, in «Cupid de Locke», perfino saliere e forbici usate come strumenti. Tutte le chitarre sono accordate mezzo tono sotto, per far suonare la musica un po' più bassa. Si va dagli estremi di «Thru the Eyes of Ruby», con circa settanta tracce di chitarra, a «To Forgive», che ne ha una sola, suonata dal vivo. Corgan e Iha si dividono gli assoli più o meno a metà.

Tutte le canzoni tranne due portano la firma di Corgan. «Take Me Down», che chiude il primo disco, l'ha scritta e la canta Iha; l'ultima, «Farewell and Goodnight», è cantata da tutti e quattro, una buonanotte a più voci dopo due ore di musica.

Un giorno nella vita di un ragazzo

Le due metà del disco rappresentano il giorno e la notte, e le canzoni sono pensate per stare insieme. Corgan però rifiutava l'etichetta di concept album: diceva che il filo era «la condizione umana del dolore mortale». E aveva in mente un pubblico preciso, i ragazzi tra i quattordici e i ventiquattro anni. Voleva riassumere tutto quello che aveva provato da ragazzo senza mai riuscire a dirlo bene. «Sto salutando me stesso nello specchietto retrovisore», spiegò, «faccio un nodo attorno alla mia giovinezza e la metto sotto il letto.»

La ragazza sulla stella

Anche la copertina è un collage. La firma John Craig, illustratore del Wisconsin abituato a lavorare per le riviste, che riceve le idee di Corgan sotto forma di appunti e schizzi, quasi sempre per fax. La ragazza seduta sulla stella, in mezzo ai pianeti, è fatta di due quadri: il volto viene da The Souvenir (Fidelity) di Jean-Baptiste Greuze, il corpo dalla Santa Caterina d'Alessandria di Raffaello. All'interno, animali che fumano la pipa e astri con la faccia.

Foto in bianco e nero di James Iha nel 1995: capelli lunghi a caschetto con ciocche schiarite, giacca a quadri, seduto su uno sgabello con le gambe accavallate in una stanza con un muro di mattoni

James Iha nel 1995, l'anno di Mellon Collie and the Infinite Sadness: nel disco firma e canta «Take Me Down».
Foto Tiffany Bauer · dal sito Wikimedia Commons (licenza CC BY-SA 3.0).

Il topo in gabbia

Il primo singolo esce il 16 ottobre, una settimana prima del disco: «Bullet with Butterfly Wings», preferito a «Jellybelly» perché, scherzò Corgan, è facile da cantare in coro e i dischi bisogna pur venderli. Il ritornello del topo in gabbia era nato due anni prima, su una chitarra acustica, durante le sedute di Siamese Dream. Diventa il primo brano della band a entrare tra i primi quaranta negli Stati Uniti, fino al Nr.22. Il video lo gira Samuel Bayer in una cava sulle colline di Simi Valley, in California, e lì Corgan sfoggia per la prima volta il nuovo guardaroba: maglia nera a maniche lunghe con la scritta «Zero» e pantaloni argentati. È l'ultima volta che lo si vede in video con i capelli.

Il Nr.1 e la testa rasata

Nella classifica di Billboard datata 11 novembre 1995 Mellon Collie and the Infinite Sadness debutta al Nr.1, con 246.500 copie vendute nella prima settimana, e scalza Daydream di Mariah Carey. Per un doppio che costa più di venti dollari è un risultato fuori dal comune, e resterà l'unico album degli Smashing Pumpkins arrivato in vetta negli Stati Uniti. Lo stesso 11 novembre la band suona al Saturday Night Live, e il pubblico della televisione vede per la prima volta Corgan con la testa rasata: da allora non l'ha più cambiata. Il disco sarà certificato diamante dalla RIAA e diventerà il doppio più venduto del decennio.

La critica si divide sui testi, non sulla musica. Time lo chiama il lavoro più ambizioso e riuscito del gruppo e lo mette in cima ai dischi dell'anno. Jim DeRogatis, su Rolling Stone, gli dà tre stelle su cinque: lo considera uno dei rari dischi rock epici la cui mole è giustificata dai solchi, ma rimprovera a Corgan di crogiolarsi nella propria infelicità.

Sei canzoni per un anno intero

Dal disco escono altri quattro singoli nel corso del 1996, «1979», «Zero», «Tonight, Tonight» e «Thirty-Three», e «Muzzle» gira per radio senza mai uscire come singolo nei negozi. «Tonight, Tonight» è il pezzo più grande del disco: gli archi li ha arrangiati Corgan con Audrey Riley e li suonano trenta elementi della Chicago Symphony Orchestra. Il video, di Jonathan Dayton e Valerie Faris, è un omaggio a Viaggio nella Luna di Georges Méliès, con fondali teatrali ed effetti speciali da cinema muto; i costumi d'epoca a Los Angeles erano introvabili, perché li aveva affittati quasi tutti James Cameron per Titanic. Agli MTV Video Music Awards del settembre 1996 gli Smashing Pumpkins arrivano con nove candidature e se ne vanno con sette premi, compreso il Video dell'anno per «Tonight, Tonight».

Quell'estate il tour aveva preso la piega più dura: nel luglio 1996 il tastierista in tour Jonathan Melvoin muore a New York e Chamberlin viene allontanato dalla band, che va avanti con altri musicisti. Il 26 febbraio 1997, ai Grammy, il disco raccoglie sette candidature, tra cui Album dell'anno e Registrazione dell'anno per «1979». Ne vince una sola, la miglior interpretazione hard rock per «Bullet with Butterfly Wings»: è il primo Grammy della band.

Trent'anni dopo, quel disco è ancora al centro della loro storia. Nel novembre 2025 Corgan lo ha portato al Lyric Opera di Chicago in una versione operistica, e in questo autunno del 2026 gli Smashing Pumpkins sono in giro per le arene del Nord America con il «Rats in a Cage Tour», in cui metà di ogni concerto è dedicata a Mellon Collie.

🎧 Il brano del giorno

The Smashing Pumpkins – 1979 (da Mellon Collie and the Infinite Sadness, 23 ottobre 1995)

Doveva restare fuori dal disco. Alla fine delle sedute era solo un provino chiamato «Strolling», un paio di accordi e un pezzetto di melodia senza parole. Quando arrivò il momento di scegliere, Flood disse che non era abbastanza buona. Corgan la prese come una sfida: quella notte la scrisse in circa quattro ore, e il giorno dopo a Flood bastò sentirla una volta per metterla nella scaletta. Fu l'ultima delle canzoni scritte per Mellon Collie, e Corgan la considera la più importante per lui. Racconta il 1979, l'anno in cui compiva dodici anni e smetteva di essere un bambino, tra i sobborghi di Chicago. Il suono è diverso da tutto il resto: Corgan registra la propria voce su nastro, poi lui e Flood la manipolano e la fanno girare in loop sopra una batteria elettronica; ai cori c'è D'arcy Wretzky. Negli Stati Uniti arriva al Nr.12, il singolo più alto della loro carriera, e al Nr.1 delle classifiche rock e alternative. Il video di Dayton e Faris segue una giornata di ragazzi annoiati di periferia su una Dodge Charger del 1972. Finite le riprese, i nastri vennero dimenticati sul tetto di un'auto e andarono persi: la scena della festa si dovette rigirare. Per Corgan resta il loro video migliore, «la cosa più vicina che abbiamo mai fatto a realizzare tutto quello che volevamo». Questo è il video ufficiale dal canale della band.

Fonti: Wikipedia EN (voci Mellon Collie and the Infinite Sadness, The Smashing Pumpkins, Billy Corgan, Bullet with Butterfly Wings, 1979, Tonight, Tonight, Zero, Flood, Alan Moulder, James Iha, D'arcy Wretzky, Jimmy Chamberlin, 39th Annual Grammy Awards, 1996 MTV Video Music Awards, classifica Billboard 200 del 1995), con le parole di Billy Corgan e James Iha riportate lì; Wikimedia Commons per le foto.

Sotto il video ufficiale di «1979», il commento più votato è questo:

@thirien59 · 5 anni fa
«Crazy we are nostalgic about a song from 20 years ago which talks about nostalgia from 20 years ago»

Traduzione: «È pazzesco: abbiamo nostalgia di una canzone di vent'anni fa che parla della nostalgia di vent'anni prima».

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