West Bromwich, 20 agosto: Robert Plant e Phil Lynott, due voci nate nella stessa cittadina

Robert Plant, voce dei Led Zeppelin, nato a West Bromwich il 20 agosto 1948

West Bromwich sta nel Black Country, la fascia industriale a nord-ovest di Birmingham che si chiama così perché nell'Ottocento il fumo delle fonderie aveva annerito tutto: i mattoni, le facce, il cielo. Ottantamila abitanti, acciaierie, un ospedale, una squadra di calcio. Non è il genere di posto da cui ti aspetti che esca qualcosa.

Il 20 agosto 1948, lì, nasce Robert Anthony Plant.

Il 20 agosto 1949, all'Hallam Hospital di quella stessa cittadina, nasce Philip Parris Lynott.

Stesso giorno, un anno esatto di distanza, la stessa manciata di strade. Da una parte il ragazzo che diventerà la voce dei Led Zeppelin; dall'altra quello che diventerà il bassista, il cantante e l'autore dei Thin Lizzy, e il primo frontman nero della storia del rock irlandese. Non si sono mai incrociati da bambini e non avrebbero avuto motivo di farlo: uno è cresciuto a due passi da lì, l'altro è stato portato via quasi subito.


Il ragazzo che nessuno aveva ascoltato

Plant cresce fra Hayley Green e Kidderminster, in una famiglia che lo vorrebbe commercialista. A sedici anni se ne va di casa per cantare il blues nei pub delle Midlands, e per qualche anno è uno dei tanti: incide dei singoli con la Band of Joy e con i Listen, nessuno li compra, e nel 1968 sta cantando in un gruppo dal nome dimenticabile — gli Hobbstweedle — davanti a poche decine di persone in una sala d'istituto.

È lì che lo va a sentire Jimmy Page, che ha appena perso gli Yardbirds e sta cercando un cantante per una band che ancora non esiste. Quello che gli succede quella sera Page l'ha raccontato più volte, sempre con lo stesso stupore: sentì una voce enorme, guardò la sala mezza vuota, e pensò che ci dovesse essere sotto qualcosa. «Mi dissi: è impossibile che nessuno se lo sia preso. Deve avere un carattere impossibile».

Non era il carattere. Era che nessuno lo aveva ascoltato.

Plant accettò, e portò in dote una cosa che valeva quanto la sua voce: il suo amico batterista, un certo John Bonham, che dovette essere convinto perché in quel momento guadagnava di più facendo il turnista per Tim Rose. Con Page e John Paul Jones, in una stanza di Gerrard Street a Londra, quei quattro suonarono insieme per la prima volta nell'agosto del 1968. Bastarono pochi minuti — lo dissero tutti e quattro, separatamente, negli anni — per capire che stava succedendo qualcosa di grosso.

Quello che Plant ha inventato dentro i Led Zeppelin non è solo un modo di urlare. È l'idea che la voce possa fare quello che fa la chitarra: piegarsi, distorcersi, rispondere al riff invece di limitarsi a starci sopra. Prendi Since I've Been Loving You, sei minuti e mezzo di blues lento inciso quasi tutto in presa diretta — si sente perfino il pedale della grancassa di Bonham che cigola, e non lo tolsero — e senti due strumenti che si inseguono: la Les Paul di Page e la gola di un ragazzo di ventidue anni delle Midlands.

Poi, dopo la morte di Bonham nel 1980, Plant ha fatto la cosa più difficile che potesse fare: non è tornato indietro. Ha detto no alle reunion milionarie, una dopo l'altra, per quarant'anni. È andato a cercare il folk inglese, la musica del Mali, il country degli Appalachi con Alison Krauss — e ogni volta che gli hanno chiesto perché non rimettesse su i Led Zeppelin ha risposto che i Led Zeppelin erano quattro persone, e che tre non fanno quattro.


Phil Lynott dei Thin Lizzy, nato a West Bromwich il 20 agosto 1949

Il ragazzo che se ne andò subito

Phil Lynott di West Bromwich non ha memoria. Sua madre, Philomena, aveva diciannove anni ed era arrivata dall'Irlanda a cercare lavoro; il padre, brasiliano-guyanese, sparì presto. Nell'Inghilterra e nell'Irlanda del 1949 una ragazza cattolica irlandese con un figlio nero e senza marito era, semplicemente, un problema. Philomena lo mandò a Dublino, a Crumlin, dai nonni.

Crebbe così: un bambino di colore in una città che di bambini di colore non ne aveva, cresciuto da una nonna che lo adorava, con un accento di Dublino che non ha mai perso. Chi lo ha conosciuto da ragazzo racconta che aveva imparato prestissimo due cose — a menare le mani e a raccontare storie — e che la seconda gli è servita molto di più.

Perché i Thin Lizzy, dentro il rock duro degli anni Settanta, hanno fatto una cosa che quasi nessun altro faceva: ci hanno messo le persone. Non il diavolo, non i draghi, non le metafore. Gente con un nome, un quartiere, una serata da passare. The Boys Are Back in Town è un pezzo di cronaca da bar. Jailbreak è un film. Whiskey in the Jar è una ballata popolare irlandese di trecento anni fa suonata con due chitarre elettriche, e nel 1972 fu una cosa così strana che la band non voleva neanche pubblicarla come singolo: fu la Decca a insistere, e finì al Nr.6 in Inghilterra.

E poi ci sono le due chitarre gemelle, quelle che suonano la stessa linea a un intervallo di distanza: le hanno copiate gli Iron Maiden, i Metallica, e praticamente chiunque abbia messo su una band con due chitarristi dal 1976 in avanti.

Lynott se n'è andato il 4 gennaio 1986, a trentasei anni, dopo anni difficili. Quasi vent'anni dopo, in Harry Street a Dublino, gli hanno messo una statua di bronzo a grandezza naturale, col basso a specchio a tracolla. A togliere il telo, davanti a centinaia di persone, fu Philomena. Era il 19 agosto 2005: la vigilia del giorno in cui suo figlio, in un ospedale di West Bromwich, era nato.


Due voci, una data

Non c'è nessuna morale in questa coincidenza, e non serve cercarla. Il Black Country negli anni Quaranta era un posto dove si nasceva in tanti e si restava in pochi; che in due estati consecutive, nello stesso giorno di agosto, in quella cittadina siano venuti al mondo l'uomo di Whole Lotta Love e l'uomo di The Boys Are Back in Town è soltanto una di quelle cose che il calendario, ogni tanto, fa per conto suo.

Però vale la pena saperlo. Il 20 agosto, se avete voglia di brindare, potete farlo due volte.

@lendlkaiser · 3 anni fa
«I just had my 84th birthday, and I just had to have some LED, rock on Led heads»

Traduzione: «Ho appena compiuto 84 anni, e non potevo non mettermi un po' di LED. Rock on, Led heads».

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