5 agosto 1966: Revolver, il giorno in cui i Beatles scelsero lo studio e lasciarono il palco

The Beatles — Revolver, la copertina di Klaus Voormann

Il 5 agosto 1966 la Parlophone manda nei negozi inglesi un disco che i Beatles non sono in grado di riprodurre su un palco. Non per capriccio: perché non esiste il modo. Ventiquattro giorni dopo, il 29 agosto, la band suonerà al Candlestick Park di San Francisco l'ultimo concerto della sua vita. Le due cose non sono una coincidenza. La seconda è la conseguenza della prima.

Tre mesi ad Abbey Road, e nessuna fretta

Le sedute cominciano il 6 aprile 1966 e vanno avanti fino al 22 giugno: quasi trecento ore di studio, contro le tredici ore che erano bastate per l'intero primo album nel 1963. È la prima volta che i Beatles hanno tempo, e la prima volta che lo usano per fare domande invece che canzoni. Geoff Emerick ha ventinove anni e viene promosso tecnico del suono proprio con questo disco; George Martin, in camice bianco, passa le giornate a dire sì a richieste che nel manuale non esistono.

Il primo pezzo registrato è anche il più estremo

La prima cosa che incidono, il 6 aprile, è Tomorrow Never Knows. Lennon arriva con un testo preso dal Libro tibetano dei morti nella traduzione di Timothy Leary e una richiesta precisa: voglio sembrare il Dalai Lama che canta dalla cima di una montagna. Emerick fa passare la voce attraverso l'altoparlante rotante di un organo Leslie — non era mai stato fatto — e per farlo deve smontare l'organo e cablarlo a mano.

Sotto, cinque anelli di nastro preparati da McCartney a casa sua: una risata trasformata in gabbiano, un accordo di chitarra al rovescio, un mellotron accelerato. Non c'era un modo di montarli, così ne fu inventato uno: cinque registratori sparsi negli studi di Abbey Road, e cinque persone — tutti quelli che erano nell'edificio, tecnici compresi — con una matita infilata nel nastro per tenerlo in tensione, mentre Martin e i Beatles li aprivano e chiudevano dal mixer come fosse un organo. Quel missaggio non può essere ripetuto identico: è un'esecuzione, non una registrazione.

I Beatles con George Martin in studio nel 1966

Quattordici tracce, quattro teste che vanno in direzioni diverse

Il bello di Revolver è che nessuno cede. Harrison apre il disco con Taxman e chiude la sua parte con Love You To, il primo brano dei Beatles costruito interamente su sitar e tabla, senza una chitarra elettrica dentro. McCartney scrive Eleanor Rigby per doppio quartetto d'archi e For No One per clavicordo e corno inglese. Lennon fa I'm Only Sleeping, con l'assolo di Harrison incastrato al contrario nel nastro, e She Said She Said. E Ringo canta Yellow Submarine con catene, secchi d'acqua e mezzo staff della EMI a fare i cori.

Il basso, in questo disco, smette di stare sul fondo: McCartney lo registra puntandogli addosso un altro altoparlante usato come microfono, e improvvisamente si sente come una voce. Da Revolver in poi tutti i bassisti del rock hanno un nuovo posto dove stare.

Lo stesso giorno, un singolo con due lati A

Insieme all'album esce anche Eleanor Rigby / Yellow Submarine: due lati A, e su nessuno dei due c'è una chitarra. Nel gioco che i Beatles avevano imposto — i singoli fuori dagli album — questa è un'eccezione, e dice quanto fossero sicuri. Da un lato una donna che muore in chiesa e viene sepolta insieme al suo nome; dall'altro una filastrocca per bambini. Il padre della prima stesura si chiamava McCartney: Paul lo cambiò in McKenzie perché non voleva che si pensasse a suo padre.

Lo stesso 5 agosto, la Decca pubblica All or Nothing degli Small Faces. A settembre i due singoli si contenderanno il primo posto in Inghilterra.

E in America lo tagliarono

Negli Stati Uniti Revolver arriva l'8 agosto, e con undici tracce invece di quattordici: la Capitol aveva già preso I'm Only Sleeping, And Your Bird Can Sing e Doctor Robert per riempire un album di scarti uscito due mesi prima. Gli americani si sono ascoltati per decenni un disco più corto e più sbilanciato verso McCartney. Fu l'ultima volta che a un'etichetta venne permesso di rimaneggiare un album dei Beatles.

Poi il palco, e la fine del palco

Il tour del 1966 comincia due settimane dopo e va male: le minacce nel Sud degli Stati Uniti dopo la frase di Lennon sulla religione, gli impianti da quattro soldi, ventimila ragazze che urlano sopra una musica che nessuno riesce a sentire. Non suonano nemmeno un pezzo di Revolver, tranne Paperback Writer che non è sull'album. Il 29 agosto scendono dal palco di San Francisco e non ci risalgono più. Avevano appena scoperto che lo studio era uno strumento: da quel momento suonare dal vivo era diventato un modo peggiore di fare musica.

Il brano da ascoltare oggi

Il primo pezzo che registrarono, e quello che ancora oggi non sembra appartenere a nessun decennio.

@mistery-ed7900 · 4 anni fa
«1966. I'm at my friends house and we're playing the new Beatles album. 12 years old. This comes on and we can't believe it. Coolest piece of music we'd ever heard. Still ranks right up there!»

Traduzione: «1966. Sono a casa di un amico e stiamo ascoltando il nuovo album dei Beatles. Dodici anni. Parte questa e non ci crediamo. La cosa più bella che avessimo mai sentito. E sta ancora lì in cima.»

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