6 agosto 1996: l'ultima sera dei Ramones, e mezzo rock salì sul palco a salutarli

I Ramones

Ci sono band che finiscono con un comunicato stampa, altre con una lite in albergo, altre ancora che semplicemente smettono di rispondere al telefono. I Ramones hanno fatto una cosa diversa: hanno annunciato la fine con un anno di anticipo, hanno fatto un ultimo giro del mondo, e poi il 6 agosto 1996, al Palace di Hollywood, sono saliti sul palco per la duemiladuecentosessantatreesima volta. E ultima.

Duemiladuecentosessantatré concerti in ventidue anni. Fa una media di due serate a settimana, ogni settimana, per più di due decenni. Nessuna pausa creativa, nessun ritiro in campagna a scrivere il disco della maturità: salire su un furgone, guidare, suonare venti canzoni in cinquanta minuti, ripartire.

Una band che non ha mai vinto niente

Conviene dirlo subito, perché è la chiave di tutta la storia: i Ramones non hanno mai avuto un singolo nella top 40 americana. Mai. Nemmeno uno. Ventidue anni di carriera, quattordici album in studio, e nessun disco d'oro fino a molto dopo lo scioglimento.

Avevano cominciato nel 1974 al CBGB, un locale sulla Bowery con il pavimento che si attaccava alle scarpe, davanti a una dozzina di persone che per metà erano gli altri gruppi in cartellone. La formula l'avevano trovata subito e non l'hanno più cambiata: canzoni di due minuti, quattro accordi, nessun assolo, e un conteggio urlato — one, two, three, four! — al posto di qualunque introduzione. Le magliette strappate e i giubbotti di pelle non erano un costume di scena: era quello che avevano addosso.

Il punto è che quella formula ha convinto migliaia di ragazzi in tutto il mondo di una cosa molto semplice e molto pericolosa: che per mettere su una band non serviva saper suonare bene. Bastava volerlo. Da lì in avanti, mezza storia della musica degli ultimi cinquant'anni.

Joey Ramone

La sera in cui vennero tutti

Ed è per questo che quella sera del 6 agosto 1996 è la cosa più bella della loro storia. Perché sul palco del Palace, uno dopo l'altro, sono saliti tutti.

È tornato Dee Dee Ramone, che aveva lasciato il gruppo sei anni prima, a cantare i pezzi che aveva scritto lui. È arrivato Lemmy dei Motörhead. Sono arrivati Eddie Vedder dei Pearl Jam, Chris Cornell e Ben Shepherd dei Soundgarden, Tim Armstrong e Lars Frederiksen dei Rancid.

Vale la pena fermarsi un attimo su questo elenco. Nel 1996 i Pearl Jam e i Soundgarden erano due delle band più grosse del pianeta, riempivano gli stadi, vendevano milioni di dischi. E stavano tutti lì, in fila dietro le quinte, ad aspettare il proprio turno per fare da spalla a quattro tizi di Forest Hills che non erano mai entrati in classifica.

Si è chiuso con una canzone che non era nemmeno loro: Any Way You Want It dei Dave Clark Five, cantata insieme a Vedder. Un pezzo del 1964, di una band della British Invasion — l'esatto opposto anagrafico e stilistico del punk. Ma i Ramones sono sempre stati questo: quattro fanatici di musica pop degli anni Sessanta che suonavano troppo veloce.

La registrazione di quella serata è uscita l'anno dopo. Il titolo dice tutto: We're Outta Here! — ce ne andiamo.

Trent'anni dopo

Oggi sono trent'anni esatti da quella sera. Nel frattempo se ne sono andati anche Joey, Dee Dee, Johnny e Tommy: dei quattro Ramones originali non è rimasto nessuno.

Ma la maglietta con il sigillo presidenziale e i quattro nomi attorno all'aquila è probabilmente la maglietta rock più venduta al mondo, indossata ogni giorno da milioni di persone, moltissime delle quali non saprebbero cantare una loro canzone. C'è qualcosa di perfettamente ramonesiano anche in questo: la band che non è mai arrivata in classifica è finita addosso a tutti.

Ventidue anni, quattro accordi, nessun assolo. Finisce così.



@NostalgiaMan · 6 anni fa
«My mom listened to this song all the time when I was a little kid. No wonder I listen to the music I do now lol»

Traduzione: «Mia madre ascoltava questa canzone in continuazione quando ero piccolo. Non c'è da stupirsi se ascolto la musica che ascolto adesso.»


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