Pearl Jam, 19 ottobre 1993: il disco con la capra in copertina che vendette 950.378 copie in una settimana senza un solo videoclip
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Pearl Jam, 19 ottobre 1993: il disco con la capra in copertina che vendette 950.378 copie in una settimana senza un solo videoclip

Pearl Jam dal vivo al Club Babyhead di Providence, nel Rhode Island, il 15 luglio 1991, nell'estate in cui usciva Ten: Eddie Vedder al microfono.
Foto di perfectrx · dal sito Wikimedia Commons (licenza CC BY 2.0).
Il 19 ottobre 1993 arriva nei negozi degli Stati Uniti Vs., il secondo album dei Pearl Jam, pubblicato dalla Epic. In Gran Bretagna è uscito otto giorni prima, l'11 ottobre. Il nome del disco si legge «versus»: contro. E in quell'autunno del 1993 i Pearl Jam sembrano davvero contro tutto: contro i videoclip, contro le interviste, contro il prezzo dei biglietti, contro il posto bellissimo in cui lo hanno inciso. L'anno scorso vi avevamo raccontato Vs. in poche righe. Stavolta entriamo in studio con loro.
Il peso di Ten
Quando nel febbraio del 1993 la band si chiude nel Potatohead Studio di Seattle per le prove, Ten è un fenomeno che non accenna a fermarsi. A settembre, agli MTV Video Music Awards, il video di «Jeremy» porterà a casa quattro premi, fra cui video dell'anno. Eppure la band ha già detto no all'etichetta, che vorrebbe un video anche per «Black». Eddie Vedder lo spiega così: prima dei video una canzone la ascoltavi in cuffia, a occhi chiusi, e le immagini te le costruivi da solo; adesso, a volte già al primo ascolto, arrivano immagini confezionate da altri, e ti rubano quello spazio. Jeff Ament aggiunge una frase che vale come programma: fra dieci anni non voglio che la gente si ricordi le nostre canzoni come video.
Da Vs. in poi non ci sarà nessun videoclip, nemmeno per i singoli. Mike McCready, anni dopo, riassume l'aria che tirava: la band era diventata enorme e tutto era impazzito.
Il paradiso che Eddie odiava
A marzo si spostano al The Site, uno studio immerso nella campagna di Nicasio, in California, a nord di San Francisco. Produce Brendan O'Brien: è la prima volta con i Pearl Jam e sarà l'inizio di un rapporto lungo decenni. Ed è anche il primo album con Dave Abbruzzese alla batteria, entrato nell'agosto del 1991 per il tour di Ten.
O'Brien li fa sistemare come sul palco e li lascia suonare: quasi tutti i pezzi nascono da jam, una canzone alla volta, e ogni brano viene mixato appena finito. Stone Gossard racconta che gli arrangiamenti si chiudevano quando Vedder cominciava a cantare: dal modo in cui cantava si capiva dove la musica voleva andare. La prima settimana è una valanga: «Go», «Blood», «Rats» e «Leash». Poi tutto si ferma.
Il problema è il posto. Abbruzzese lo chiama paradiso. Vedder lo detesta: come si fa a fare un disco rock in un posto così? Per tenere alta la tensione scappa a San Francisco, dorme nel suo furgone e perfino nella sauna dello studio. Ament ricorda che la pressione del seguito era tutta sulle sue spalle, che faticava a finire le canzoni e che la band, verso la fine, cercò apposta di rendergli la vita scomoda. Anni dopo Vedder dirà che quello è stato il disco che ha goduto meno a fare, proprio perché il luogo era troppo comodo. Il disco si chiude a maggio del 1993, e il 13 maggio, allo Slim's di San Francisco, i brani nuovi salgono sul palco per la prima volta.
Venti minuti in una stanza grande come un bagno
Eppure da quella scomodità escono canzoni che i Pearl Jam suonano ancora oggi. Il riff di «Go» lo trova Abbruzzese, un batterista, su una chitarra acustica: Gossard lo sente, lo riprende, Ament gli va dietro, Vedder comincia a cantarci sopra, e quando Dave torna dietro i tamburi il pezzo diventa una cosa molto più dura. Alla fine della registrazione McCready scaglia a terra la sua Telecaster gialla, e il colpo è rimasto sul disco. Su «Rearviewmirror» succede il contrario: è Abbruzzese che, stremato dalle richieste di O'Brien, lancia le bacchette contro il muro, e anche quello si sente nella coda del brano.
Poi c'è la canzone con il titolo più lungo. Vedder dorme in una stanzetta accanto alla casa dove alloggiano a San Francisco, grande come un bagno, con un impianto voce degli anni Sessanta e un registratore a quattro piste. Una mattina si sveglia, suona qualche accordo normale, accende l'impianto per sentirsi e il pezzo viene fuori di getto: venti minuti, dice lui, senza nemmeno scrivere il testo. Gossard, fuori, legge il giornale e alza la testa: mi piace. La registrano quel giorno stesso. Si chiamerà «Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town», un titolo chilometrico scelto apposta perché quasi tutte le loro canzoni ne avevano uno di una parola sola.
«Five Against One», poi due lettere
Il disco doveva chiamarsi Five Against One, cinque contro uno, dal conteggio che Vedder scandisce in «Animal». Per Gossard quel titolo raccontava le battaglie che si fanno per portare a casa un disco: la propria indipendenza, la propria anima, contro quelle di tutti gli altri. All'ultimo momento, però, il titolo salta: prima si pensa a un album senza nome, poi arriva Vs., due lettere e un punto, che riassumono il conflitto di cui parlano quasi tutte le canzoni. Vedder lo spiega con fastidio: i giornali scrivevano articoli su noi contro quell'altra band; ma di cosa parlano? Non dividete quelli che contano. Siamo tutti sulla stessa barca.
Il cambio all'ultimo minuto lascia tracce fisiche. Alcune delle prime musicassette hanno ancora Five Against One stampato sul nastro; le prime tirature di CD e cassette non hanno il titolo da nessuna parte; il vinile non lo avrà mai. In copertina c'è una capra d'angora dietro una rete, fotografata in bianco e nero da Jeff Ament alla Lifeline Farm di Victor, nel Montana, il suo Stato. Ament dice che quella foto rappresentava come si sentiva la band in quel momento: eravamo schiavi.
950.378
Il disco esce negli Stati Uniti il 19 ottobre e nella prima settimana vende 950.378 copie. È il record assoluto da quando, nel 1991, SoundScan ha cominciato a contare le vendite reali nei negozi: batte Use Your Illusion II dei Guns N' Roses e quella settimana Vs. vende da solo più degli altri nove album della Top 10 messi insieme. Resterà al Nr.1 della classifica Billboard per cinque settimane. Il primato durerà cinque anni, fino al novembre del 1998, quando Double Live di Garth Brooks arriverà a 1.085.000 copie. In Gran Bretagna, uscito l'11 ottobre, si ferma al Nr.2 dietro Everything Changes dei Take That e rimane in classifica per 33 settimane.
Tutto questo senza un video. I singoli sono «Go», «Daughter», «Animal» e «Dissident»; «Daughter» arriva al Nr.1 sia nella classifica Album Rock, dove resta otto settimane, sia in quella Modern Rock. Ai Grammy del 1995 «Daughter» e «Go» sono candidate, e Vs. corre per il miglior album rock. Rolling Stone scrive che poche band americane sono arrivate con un talento così chiaro come i Pearl Jam con Ten, e che Vs. supera perfino quel debutto.

I Pearl Jam (Stone Gossard, Jeff Ament, Mike McCready ed Eddie Vedder) nello Studio Ovale con il presidente Bill Clinton, il 9 aprile 1994, negli ultimi giorni del tour di Vs.; con loro John Hoyt e il manager Kelly Curtis.
Foto di Barbara Kinney, White House Photograph Office · dal sito Wikimedia Commons (pubblico dominio).
Contro chi?
La risposta arriva nei mesi successivi. Il tour di Vs., autunno 1993 a ovest e primavera 1994 a est, viene paragonato dagli addetti ai lavori a quelli dei Led Zeppelin: la band ignora la stampa e porta la musica direttamente ai fan, mettendo un tetto al prezzo dei biglietti per tenere lontani i bagarini. Dopo due concerti a Chicago, nel marzo del 1994, scoprono che Ticketmaster ha aggiunto una commissione sui biglietti: ne nasce una causa per monopolio, con Gossard e Ament a testimoniare davanti a una sottocommissione del Congresso il 30 giugno 1994, e il tour estivo cancellato per protesta. Il 3 aprile 1994 il concerto al Fox Theatre di Atlanta va in diretta radiofonica in tutto il Paese. Cinque giorni dopo, l'8 aprile, viene trovato il corpo di Kurt Cobain. Quella sera, a Fairfax, in Virginia, Vedder dice dal palco che nessuno di loro sarebbe lì senza di lui. Il giorno seguente i Pearl Jam entrano nello Studio Ovale, ricevuti dal presidente Bill Clinton.
Finito Vitalogy, nel 1994, Dave Abbruzzese viene allontanato dalla band, anche per le divergenze sul boicottaggio a Ticketmaster. Il 16 aprile 2016, a Greenville, nella Carolina del Sud, i Pearl Jam lo hanno suonato tutto, dall'inizio alla fine, nell'ordine del disco. La capra, intanto, è ancora lì dietro la rete. E non ha mai avuto bisogno di un video.
🎧 Il brano del giorno
Pearl Jam – Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town (da Vs., 1993)
Non è mai uscita come singolo, eppure nel 1994 è arrivata al Nr.17 della classifica Modern Rock e al Nr.23 della Mainstream Rock, e una versione acustica stava sul retro del singolo di «Go». Vedder la racconta così: una donna che invecchia in un paese piccolo, di quelli da cui o scappi o resti incastrato; lavora in un negozietto, e un giorno entra una vecchia fiamma, uno che se n'è andato e ce l'ha fatta. Lei all'inizio non lo riconosce nemmeno; poi capisce chi è, ed è troppo imbarazzata anche solo per salutarlo. È la canzone nata in venti minuti nella stanzetta di San Francisco, suonata dal vivo per la prima volta il 16 giugno 1993 a Missoula, nel Montana. La versione dal vivo di Live on Two Legs, nel 1998, tornerà in classifica negli Stati Uniti e in Canada. Questo è l'audio ufficiale dal canale della band: i Pearl Jam e i fan la chiamano semplicemente «Elderly Woman» o «Small Town», e ai concerti la canta lo stadio intero.
Fonti: Wikipedia EN (voci Vs., Pearl Jam, Go, Animal, Daughter, Dissident, Rearviewmirror, Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town, Brendan O'Brien, Double Live), con le dichiarazioni di Eddie Vedder, Jeff Ament, Stone Gossard, Mike McCready e Dave Abbruzzese e il giudizio di Rolling Stone riportati nelle voci; Rolling Stone (1993 e 1998) per i dati SoundScan; Clinton Presidential Library e National Archives per la visita del 9 aprile 1994; Wikimedia Commons per le foto.
Sotto l'audio ufficiale di «Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town», uno dei commenti più votati è questo:
@dallascarr · 4 anni fa
«I'm 51 now, I've listened to this album hundreds maybe thousands of times and I get that same feeling that I did in my early 20's when I first heard it.»
Traduzione: «Adesso ho 51 anni. Questo disco l'ho ascoltato centinaia, forse migliaia di volte, e provo ancora la stessa sensazione di quando l'ho sentito la prima volta, poco più che ventenne.»
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