Il 9 ottobre di John Lennon: il giorno in cui mandò via suo padre, e quello in cui lo diventò
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Il 9 ottobre di John Lennon: il giorno in cui mandò via suo padre, e quello in cui lo diventò

John Lennon all'aeroporto di Schiphol, ad Amsterdam, il 31 marzo 1969 (particolare).
Foto di Joost Evers / Anefo, Nationaal Archief · dal sito Wikimedia Commons (CC0, pubblico dominio).
Il 9 ottobre 1940 nasce a Liverpool John Winston Lennon. Diventerà il fondatore dei Beatles e poi l'autore di «Imagine». Quel giorno però, in ospedale, manca una persona: suo padre, che è in mare.
Questa storia segue una data sola. Perché il 9 ottobre, nella vita di Lennon, torna tre volte nei momenti che contano. Nel 1970, quando compie trent'anni e vede suo padre per l'ultima volta. Nel 1975, quando ne compie trentacinque e padre lo diventa lui. E nel 1980, l'ultimo compleanno, con una scritta nel cielo di New York che non riesce a leggere.
Un padre in mare
John nasce alle sei e mezza di sera al Liverpool Maternity Hospital, in Oxford Street. Per anni si è raccontato che venne al mondo sotto un bombardamento tedesco: è una leggenda, e le ricostruzioni più recenti la smentiscono. I genitori gli danno il nome del nonno paterno, John, e come secondo nome quello del primo ministro Winston Churchill.
La madre si chiama Julia. Il padre, Alfred Lennon, per tutti Alf, lavora sulle navi della marina mercantile: c'è la guerra, e lui è imbarcato sui trasporti delle truppe. Vede il figlio per la prima volta a novembre. Manda a casa i soldi della paga, poi anche quelli smettono di arrivare. Quando torna, il matrimonio è finito.
Nel 1946 Alf porta il bambino a Blackpool, una città di mare a nord di Liverpool, con l'idea di emigrare insieme a lui in Nuova Zelanda. Julia li raggiunge. Si racconta spesso che quel giorno il piccolo John, cinque anni, fu costretto a scegliere fra i due: un testimone ha detto che quella scena non c'è mai stata. Di sicuro c'è il resto. John cresce in casa della zia Mimi, la sorella maggiore di Julia, e il padre non lo vede più per quasi vent'anni. Nel 1968 dirà a Hunter Davies, il giornalista autore della biografia dei Beatles uscita quell'anno: «It was like he was dead», era come se fosse morto. Julia muore davvero il 15 luglio 1958, investita da un'auto. John ha diciassette anni.
L'uomo che bussa alla porta
Alf ricompare nel 1964. I Beatles sono il gruppo più famoso del mondo e lui fa l'inserviente nelle cucine di un albergo alle porte di Londra. Si presenta con un giornalista nell'ufficio di Brian Epstein, il manager della band. John arriva, non gli stringe la mano e gli chiede: «What do you want?», che cosa vuoi.
Negli anni successivi i due si sentono a intervalli. Nel 1968 Alf, che ha passato i cinquanta, sposa Pauline Jones, una studentessa di oltre trent'anni più giovane. Vanno a vivere a Brighton, sulla costa sud dell'Inghilterra, e nel 1969 hanno un figlio, David Henry.
Il pranzo dei trent'anni
Il 1970 è l'anno in cui i Beatles si sciolgono. Da aprile a settembre John e la moglie, l'artista giapponese Yoko Ono, seguono la primal therapy dello psicologo americano Arthur Janov: una cura che spinge il paziente a rivivere i dolori dell'infanzia, invece di parlarne soltanto. La fanno a Londra e poi a Los Angeles, e la interrompono prima del previsto perché scade il visto per gli Stati Uniti. Janov avrebbe voluto continuare.
Il 15 settembre i due rientrano in Inghilterra. Il 26 John comincia a registrare il suo primo vero album da solista, pieno di canzoni nate da quella cura.
Il 9 ottobre 1970 compie trent'anni. A pranzo, a Tittenhurst Park, la sua villa di campagna vicino ad Ascot, a ovest di Londra, c'è Alf. Ha portato Pauline e il piccolo David, che ha un anno e mezzo e che John non ha mai visto.
Finisce male. Di quel pranzo esiste il racconto di una sola delle due parti: quattro pagine scritte a mano che Alf consegnò poi al suo avvocato. Scrive che John parlò della cura fatta in America, che la voce gli salì fino a diventare un urlo e che di sé disse di essere «Bloody mad, insane», pazzo da legare. Scrive che insultò la madre morta e la zia che lo aveva cresciuto. E che minacciò lui, il padre, di farlo buttare in fondo al mare. Alf uscì da quella casa sconvolto. Non si incontrarono mai più.
Tredici registrazioni di «Remember»
Alle due e mezza del pomeriggio John è al lavoro. Lo Studio Three degli EMI Studios di Abbey Road, a Londra, è lo stesso edificio in cui i Beatles hanno inciso quasi tutti i loro dischi. Con lui ci sono Ringo Starr, il batterista dei Beatles, e il bassista Klaus Voormann; più tardi arriva il pianista Billy Preston. Ed è la prima seduta guidata da Phil Spector, il produttore americano che firma il disco insieme a John e Yoko.

Gli studi di Abbey Road a Londra, che nel 1970 si chiamavano EMI Studios, fotografati il 27 luglio 2015.
Foto di Poirier2000 · dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0).
Registrano «God», provano «Love». Poi, per il resto del giorno e della notte, lavorano a una canzone sola: «Remember», ricorda. Parla dei ricordi brutti dell'infanzia, della famiglia, dei genitori che recitano una parte. John la suona al pianoforte, a colpi secchi. Ne registrano tredici versioni, e la tredicesima è quella che finirà sul disco.
Eppure in studio l'aria è leggera. In una delle versioni scartate John canta, sulla melodia della canzone, «Happy birthday… to me». A un certo punto entra George Harrison, il chitarrista dei Beatles, arrivato con la sua Ferrari blu scuro. Il tecnico Andy Stephens ha raccontato che George staccò dal parabrezza un fiore di plastica, entrò nello studio, disse «Happy birthday, John» e glielo diede. Poi i due si abbracciarono. Yoko gli aveva portato una scatola piena di buchi in cui infilare le dita senza sapere che cosa si sarebbe toccato, e John ci si divertì moltissimo.
La seduta finisce alle tre e mezza del mattino. L'album, John Lennon/Plastic Ono Band, esce l'11 dicembre 1970.
Trentacinque anni: nasce Sean
Il 9 ottobre 1975 John compie trentacinque anni. Quel giorno, in un ospedale di New York, la città dove vive dal 1971, Yoko mette al mondo Sean Taro Ono Lennon. Poco dopo John dice di sentirsi «higher than the Empire State Building», più in alto dell'Empire State Building.
Un figlio lo ha già. Julian è nato nel 1963 dalla prima moglie, Cynthia, proprio mentre i Beatles diventavano famosi, e dopo il divorzio del 1968 per alcuni anni padre e figlio non si sono quasi visti. Con Sean John fa il contrario. Lascia la musica per cinque anni e resta a casa: si alza alle sei, prepara da mangiare, organizza le giornate del bambino, mentre Yoko si occupa degli affari. Nel 1980 dirà al giornalista David Sheff che Sean è il suo orgoglio più grande.
Pochi mesi dopo la nascita di Sean, nel 1976, Pauline fa sapere a John che Alf è in ospedale e sta morendo di tumore. John manda un grande mazzo di fiori. Poi telefona al padre e gli chiede scusa. Alf Lennon muore il 1° aprile 1976, a sessantatré anni.
Quaranta: la scritta nel cielo
Il 9 ottobre 1980 John ne compie quaranta e Sean cinque. John e Yoko sono dal giorno prima alla Hit Factory, lo studio di New York dove stanno finendo Double Fantasy, il disco del ritorno. Lei gli regala una cravatta fatta a maglia con le sue mani. Poi rientrano al Dakota, il palazzo affacciato su Central Park dove abitano. Davanti al portone ci sono decine di fan, e quasi nessuno si accorge che sono passati.
Verso le cinque del pomeriggio un aereo comincia a scrivere nel cielo sopra il parco. Lo ha pagato Yoko. La frase, ripetuta nove volte, è: «Happy Birthday John & Sean – Love Yoko». I fan corrono nel parco e alzano gli occhi verso il tetto del Dakota, sperando di vedere Lennon. Vedono un bambino di cinque anni e Fred Seaman, l'assistente di famiglia. John dorme, e la scritta non la vede. Quando Yoko scende in strada per guardarla, è già svanita.

John Lennon e Yoko Ono fotografati a New York il 2 novembre 1980 per il New York Times.
Foto di Jack Mitchell · dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0).
È il suo ultimo compleanno. John Lennon viene ucciso l'8 dicembre 1980, davanti al Dakota. Il 9 ottobre 1985, sul prato di Central Park che sta lì di fronte, Yoko e il sindaco di New York inaugurano Strawberry Fields, il giardino che lo ricorda. Quel giorno Sean compie dieci anni.
A trent'anni John Lennon aveva passato il compleanno a urlare contro un padre che se n'era andato. A quaranta dormiva, e sul tetto di casa c'era un bambino che suo padre lo aveva sempre avuto vicino.
🎧 Il brano del giorno
John Lennon – Beautiful Boy (Darling Boy)
È la canzone che John scrive per Sean, e sta su Double Fantasy, il disco a cui lavorava il giorno dei quarant'anni, uscito nel novembre 1980. Comincia con un padre che tranquillizza il figlio dopo un brutto sogno, e poi dice quanto è bello vederlo crescere e quanta pazienza ci vuole per aspettare. Ascoltate il suono dolce e metallico che la accompagna: è uno steel pan, il tamburo d'acciaio dei Caraibi, suonato da Robert Greenidge. Dentro c'è anche una frase diventata famosissima, quella che dice che la vita è ciò che ti succede mentre sei occupato a fare altri progetti. Nel 1982, ospite di un celebre programma della radio inglese, Paul McCartney, l'altro grande autore dei Beatles, la scelse come la sua preferita fra le canzoni di John.
Fonti: The Beatles Bible (pagine del 9 ottobre 1970, 1975 e 1980: l'ultimo incontro con Alf Lennon e la sua dichiarazione scritta, la seduta agli EMI Studios con il ricordo del tecnico Andy Stephens, la nascita di Sean, il quarantesimo compleanno); David Sheff, All We Are Saying, per le parole di Lennon su Sean; Hunter Davies, biografia dei Beatles (1968), per la frase sul padre; Central Park Conservancy per Strawberry Fields; Wikipedia EN (voci John Lennon, Alfred Lennon, Julia Lennon, Julian Lennon, Remember, John Lennon/Plastic Ono Band, Beautiful Boy (Darling Boy), Double Fantasy).
Sotto il video ufficiale di «Beautiful Boy (Darling Boy)», fra i commenti più votati ce n'è uno lasciato da chi genitore lo era appena diventato:
@grazelesousadasilva4479 · 7 anni fa
«I sing this to my baby boy every day. He was born 4 days ago. 😊»
Traduzione: «La canto al mio bambino ogni giorno. È nato 4 giorni fa. 😊»
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