29 settembre 1935: nasce Jerry Lee Lewis. Il Killer che prendeva a calci il pianoforte e non chiese mai scusa a nessuno
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29 settembre 1935: nasce Jerry Lee Lewis. Il Killer che prendeva a calci il pianoforte e non chiese mai scusa a nessuno

Jerry Lee Lewis in una foto promozionale degli anni Cinquanta, quando «Great Balls of Fire» era in cima alle classifiche di mezzo mondo.
Foto di Maurice Seymour, Chicago — dal sito Wikimedia Commons (pubblico dominio).
Il 29 settembre 1935, a Ferriday, un paese di campagna nella Louisiana orientale, a pochi chilometri dal Mississippi, nasce Jerry Lee Lewis. Figlio di Elmo e Mamie, contadini poveri, crescerà per diventare uno dei padri fondatori del rock and roll e il suo personaggio più pericoloso. Lo chiameranno The Killer, l'Assassino, e il soprannome gli resterà addosso per tutta la vita. Il critico Cub Koda lo ha definito «il primo grande selvaggio del rock and roll».
Oggi avrebbe compiuto novantuno anni. È morto il 28 ottobre 2022, a 87 anni, nella sua casa di Nesbit, nel Mississippi. Era l'ultimo sopravvissuto della prima generazione, quella di Elvis, Chuck Berry, Little Richard, Johnny Cash. L'ultimo uomo rimasto in piedi, come diceva il titolo di un suo disco.
Ferriday: tre cugini e un pianoforte
La storia di Jerry Lee comincia con un sacrificio. I genitori, che non hanno quasi niente, ipotecano la fattoria per comprargli un pianoforte. Il ragazzo ci passa sopra le giornate insieme a due cugini che hanno più o meno la sua età: Mickey Gilley, che diventerà una stella della musica country, e Jimmy Swaggart, che diventerà uno dei predicatori televisivi più famosi d'America. Tre ragazzi di Ferriday, tre pianisti, tre destini diversissimi.
La musica, però, Jerry Lee la impara soprattutto dall'altra parte dei binari. Lì c'è Haney's Big House, un locale dove suonano i musicisti neri di blues e rhythm and blues. I tre cugini lo frequentano appena possono, spesso di nascosto. Il resto lo fanno la radio e un cugino più grande, Carl McVoy, pianista vero, che Jerry Lee ricorderà sempre come il suo primo maestro. Il 19 novembre 1949, a quattordici anni, suona per la prima volta in pubblico, davanti a una concessionaria d'auto di Ferriday.
La madre lo iscrive a una scuola biblica a Waxahachie, in Texas. Dura pochissimo: Jerry Lee suona l'inno My God Is Real a ritmo di boogie-woogie e viene cacciato. Lo scontro fra la chiesa e «la musica del diavolo» lo accompagnerà per tutta la vita.
Memphis, 1956: la porta della Sun
Dopo qualche anno di locali fra la Louisiana e Natchez, e un viaggio a Nashville finito con una porta in faccia, nel novembre 1956 Jerry Lee arriva a Memphis, alla Sun Records, la piccola etichetta che ha scoperto Elvis Presley. Il padrone, Sam Phillips, è in Florida. Ad ascoltarlo è il produttore e tecnico Jack Clement, che registra la sua versione di Crazy Arms, una canzone country di Ray Price. Il disco venderà trecentomila copie negli stati del Sud.
Alla Sun diventa anche il pianista di casa, nei dischi di Carl Perkins e di altri. Ed è lì il 4 dicembre 1956, al pianoforte per una sessione di Perkins, con Cash che guarda, quando entra Elvis Presley per una visita di cortesia. I quattro si mettono a suonare insieme, quasi tutti gospel, e Phillips lascia girare il nastro. Quella registrazione improvvisata diventerà leggendaria con un nome solo: il Million Dollar Quartet, il quartetto da un milione di dollari.
1957: «Whole Lotta Shakin'» e lo Steve Allen Show
A febbraio del 1957 Jerry Lee registra un pezzo che porta in giro da tempo nei suoi concerti, Whole Lotta Shakin' Goin' On, già inciso due anni prima dalla cantante Big Maybelle. Lui lo stravolge: pianoforte martellante, battute sussurrate, allusioni che all'epoca sembrano scandalose. Sam Phillips ha paura che sia troppo spinto per le radio. Jerry Lee la penserà sempre diversamente: «Sapevo che era un successo appena l'ho inciso.»
Il disco arriva al terzo posto nella classifica pop americana e al primo in quelle di rhythm and blues e country. La spinta decisiva arriva dalla televisione. Il 28 luglio 1957 Jerry Lee è ospite dello Steve Allen Show, in prima serata sulla rete nazionale NBC, e l'America vede per la prima volta che cosa fa quel ragazzo biondo con un pianoforte: lo percuote col tallone, scalcia via lo sgabello, suona in piedi, fa scorrere le mani da un capo all'altro della tastiera.

Jerry Lee Lewis al pianoforte al Credicard Hall di San Paolo, in Brasile, il 18 settembre 2009, a pochi giorni dal suo settantaquattresimo compleanno.
Foto di proprietà di Silvio Tanaka — dal sito Wikimedia Commons (CC BY 2.0).
«Great Balls of Fire»: il diavolo in sala d'incisione
L'8 ottobre 1957, negli studi della Sun, Jerry Lee incide Great Balls of Fire, scritta da Otis Blackwell e Jack Hammer. È una sessione tesa. Jerry Lee, cresciuto nella chiesa pentecostale, all'inizio si rifiuta di cantarla: per lui quelle «grandi palle di fuoco» sono una bestemmia, roba da inferno. Il nastro ha conservato la sua discussione con Sam Phillips, con Jerry Lee che gli chiede come possa il diavolo salvare le anime. Era convinto, lo ha raccontato anche Johnny Cash, che la sua stessa musica lo stesse trascinando all'inferno. E intanto la suonava come nessun altro.
Il disco esce a novembre e vende un milione di copie nei primi dieci giorni negli Stati Uniti. Arriva al secondo posto della classifica pop di Billboard, al primo di quella country e al primo in Gran Bretagna. Jerry Lee lo canta anche nel film Jamboree. A ventidue anni è una delle più grandi stelle del mondo.
È in quegli anni che nasce anche la leggenda più famosa: quella del pianoforte in fiamme. Si racconta che nel 1958, durante una tournée organizzata dal disc-jockey Alan Freed, Jerry Lee non sopportasse di dover suonare prima di Chuck Berry, scelto per chiudere la serata. E che, finito il suo numero, abbia versato benzina da una bottiglia di Coca-Cola sul pianoforte e gli abbia dato fuoco, sfidando Berry a fare di meglio. Una storia perfetta, che però nessun testimone ha mai confermato davvero. Lui stesso l'ha raccontata in modi diversi: una volta ha detto che il pianoforte bruciava «come una casa in fiamme», un'altra che non se lo ricordava affatto, e che spesso la gente inventa le cose e lui si limitava ad andarle dietro. Un suo vecchio bassista ha sempre giurato il contrario: pianoforti in fiamme mai, pianoforti distrutti tanti.
Maggio 1958: lo scandalo di Londra
La caduta arriva all'improvviso. Nel maggio 1958 Jerry Lee sbarca in Inghilterra per una tournée. All'aeroporto di Londra un giornalista d'agenzia, Ray Berry, l'unico presente, scopre chi è la ragazza che viaggia con lui: è Myra Gale Brown, sua moglie, la sua terza moglie. È anche sua cugina. E ha tredici anni. Lui, che ne ha ventidue, sostiene che ne abbia quindici.
Lo scandalo è enorme. La tournée viene cancellata dopo appena tre concerti. In America le radio smettono di trasmetterlo, i cachet crollano e il re del rock and roll di pochi mesi prima si ritrova a suonare nei locali di provincia.
Gli anni perduti e la rinascita country
Ma sul palco, se possibile, diventa ancora più feroce. Nel 1964 ad Amburgo, al Star-Club, lo stesso locale dove si erano fatti le ossa anche i Beatles, registra con il gruppo inglese dei Nashville Teens un disco dal vivo, Live at the Star Club, Hamburg, che molti considerano ancora oggi uno dei più selvaggi album dal vivo della storia del rock. Rolling Stone, anni dopo, ha scritto che non è un disco ma «una scena del crimine».
La vera svolta arriva nel 1968, quando accetta di incidere a Nashville un disco di country puro. Another Place, Another Time esce a marzo e, fra la sorpresa di tutti, sale fino al quarto posto della classifica country. È l'inizio di una seconda carriera: fra il 1968 e il 1977 Jerry Lee piazza diciassette singoli nella top ten country di Billboard, quattro al primo posto, fra cui To Make Love Sweeter for You e una versione di Me and Bobby McGee.
La vita privata, intanto, resta un campo di battaglia: sette matrimoni, lutti terribili, i debiti con il fisco americano. Il 23 novembre 1976, meno di due mesi dopo il suo quarantunesimo compleanno, viene arrestato davanti ai cancelli di Graceland, la casa di Elvis, contro cui è finito con la macchina nel cuore della notte, ubriaco e con una pistola sul cruscotto. Lui ha sempre giurato che voleva solo andare a trovare l'amico.
1986: il primo della fila
Nel 1986 nasce la Rock and Roll Hall of Fame, e Jerry Lee Lewis è nel primo gruppo di artisti inseriti, insieme a Elvis Presley, Chuck Berry, Little Richard, Buddy Holly, Fats Domino, Ray Charles, James Brown, gli Everly Brothers e Sam Cooke. Quella sera è lui a far partire una jam improvvisata sul palco alla fine della cerimonia, un'abitudine che la Hall of Fame non ha più abbandonato.
Nel 1989 la sua vita diventa un film, Great Balls of Fire!, con Dennis Quaid nella parte di Jerry Lee e Winona Ryder in quella di Myra. Nel 2006 l'album Last Man Standing, pieno di ospiti illustri, diventa il disco più venduto della sua carriera. Nel 2022, pochi mesi prima di morire, entra anche nella Country Music Hall of Fame. Il suo funerale si tiene a Ferriday, dove tutto era cominciato, e a celebrarlo è il cugino Jimmy Swaggart.
Per ricordarlo nel giorno in cui sarebbe nato, c'è un'esibizione che dice tutto. Il 16 novembre 1969 Jerry Lee è ospite dell'Ed Sullivan Show, il varietà della domenica sera più famoso d'America, e attacca un medley di Great Balls of Fire, What'd I Say e Whole Lotta Shakin' Goin' On. Ha trentaquattro anni, lo scandalo alle spalle e la rinascita appena cominciata. E suona come se il pianoforte gli dovesse dei soldi:
Fonti: Wikipedia EN (voci Jerry Lee Lewis, Great Balls of Fire, Whole Lotta Shakin' Goin' On, Million Dollar Quartet, Live at the Star Club, Hamburg); Rick Bragg, «Jerry Lee Lewis: His Own Story» (2014); Taste of Country e Grunge sulla leggenda del pianoforte in fiamme, con le dichiarazioni di Lewis a Rolling Stone e GQ; The Ed Sullivan Show, canale ufficiale.
Foto: Wikimedia Commons, Maurice Seymour (pubblico dominio); Wikimedia Commons, Silvio Tanaka (CC BY 2.0).
Sotto l'esibizione all'Ed Sullivan Show, sul canale ufficiale della trasmissione, il commento più votato dice in una riga quello che serve sapere:
@harvardkarbodie · 6 anni fa
«If there was anyone who understood that the piano is a percussion instrument it was Jerry Lee Lewis.»
Traduzione: «Se c'è stato qualcuno che ha capito che il pianoforte è uno strumento a percussione, quello era Jerry Lee Lewis.»
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