16 agosto 1977: le ultime ore del Re, e il giorno in cui Memphis si fermò
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La sera del 16 agosto 1977 Elvis Presley avrebbe dovuto essere su un aereo. Il tour cominciava il giorno dopo a Portland, nel Maine: i biglietti erano venduti, la band era stata convocata, i bauli erano pronti. Non partì mai nessuno.
La casa comprata a ventidue anni
Aveva comprato Graceland nel marzo del 1957, a ventidue anni, per centomila dollari: una villa in stile coloniale su Highway 51 South, alla periferia di Memphis, con tredici ettari intorno. L'aveva presa perché nella casa precedente, in un quartiere normale, i fan gli stavano sotto le finestre giorno e notte. Ci andò a vivere con i genitori. Vent'anni dopo quella casa era diventata un mondo chiuso: una cerchia fissa di amici e collaboratori, le tende tirate, le giornate rovesciate sulla notte.
Le ultime ore
La notte fra il 15 e il 16 agosto era stata come tante altre. Verso le quattro del mattino era uscito a giocare a racquetball con la fidanzata Ginger Alden e un paio di amici; poi si era seduto al pianoforte e aveva cantato. Andò a letto quando era già giorno, con un libro.
Verso le 14:30 Ginger Alden lo trovò riverso sul pavimento del bagno padronale. La chiamata d'emergenza arrivò alla caserma dei pompieri di Memphis alle 14:33; l'ambulanza corse al Baptist Memorial Hospital di Union Avenue, dove alle 15:30 venne dichiarato morto. Aveva quarantadue anni.
La causa ufficiale fu un'aritmia cardiaca. Dietro c'erano anni di farmaci da prescrizione, un peso fuori controllo e un fisico che da tempo non reggeva più i ritmi che gli venivano chiesti. Nei mesi precedenti alcune persone attorno a lui avevano provato a dirlo; nessuno era riuscito a farsi ascoltare, e nessuno aveva davvero interesse a fermare la macchina.

Il tour che non partì
Negli ultimi anni Elvis viveva praticamente in tour. Il Colonnello Tom Parker — che non era colonnello e non era americano: si chiamava Andreas van Kuijk ed era arrivato dall'Olanda senza documenti — gli aveva costruito addosso un calendario che non si fermava mai. Fu anche per quello che Elvis non suonò mai fuori dagli Stati Uniti: il suo manager non poteva lasciare il paese.
Il 16 agosto c'erano le valigie pronte nell'ingresso. Quando la notizia arrivò a Parker, la sua prima reazione documentata non riguardò il lutto ma i diritti: la macchina, semplicemente, cambiò prodotto.
Ottantamila persone lungo la strada
Memphis si fermò. Nei giorni successivi decine di migliaia di persone arrivarono in città; il 18 agosto, giorno del funerale, se ne contarono circa ottantamila lungo il percorso del corteo, sedici auto bianche dietro il carro funebre e un caldo da trentacinque gradi. Il presidente Carter diramò un comunicato in cui scrisse che con lui se ne andava «una parte del nostro paese».
Nei negozi i dischi sparirono nel giro di ore e la RCA dovette riaccendere gli stampatori. Da allora Graceland è diventata la seconda casa più visitata d'America dopo la Casa Bianca, e la veglia con le candele del 15-16 agosto si ripete ogni anno.
L'uomo che aveva paura di essere dimenticato
Nel dicembre del 1968, in uno studio televisivo della NBC, un Elvis di trentatré anni chiuso in un completo di pelle nera aveva cantato If I Can Dream. Era il pezzo finale di quello che tutti chiamano il Comeback Special: lo aveva voluto lui contro il parere di Parker, che avrebbe preferito una canzone di Natale. Il brano era stato scritto in fretta dopo l'omicidio di Martin Luther King, e Elvis lo incise al buio, in piedi al centro dello studio, cantando con una intensità che nei film di Hollywood dei dieci anni precedenti non gli era mai stata chiesta.
In quel periodo ripeteva spesso una preoccupazione: che la gente si sarebbe stancata di lui, che lo avrebbero dimenticato. È forse la cosa più smentita della storia della musica.
@savannahgarcia4491 · 3 anni fa
«He was worried about his fans forgetting him.. Here I am, 23 years old in 2023 listening to this man over and over! He deserved more time.»
Traduzione: «Aveva paura che i suoi fan lo dimenticassero. E io sono qui, ventitré anni, nel 2023, ad ascoltarlo in continuazione. Meritava più tempo.»
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