14 agosto 1941: David Crosby, il ragazzo cacciato dai Byrds che si inventò una seconda vita

David Crosby dal vivo

Il figlio del direttore della fotografia

David Van Cortlandt Crosby nasce a Los Angeles il 14 agosto 1941. Suo padre, Floyd Crosby, aveva vinto un Oscar per la fotografia e aveva girato Mezzogiorno di fuoco: in casa si respirava cinema, non musica. David era il figlio difficile, quello che veniva espulso dalle scuole. La chitarra arriva come rifugio, e la voce come dono: un timbro alto, morbido, che si incastrava sopra quello degli altri invece di sovrastarlo.

Nel 1964 entra nei Byrds. È lui, con Roger McGuinn e Gene Clark, a inventare il folk rock: la Rickenbacker a dodici corde, Mr. Tambourine Man di Dylan trasformata in un singolo da tre minuti, e quelle armonie che sembravano arrivare da una chiesa sbagliata. Nel 1966 firma Eight Miles High insieme a McGuinn e Clark: due minuti di jazz modale e assolo alla Coltrane travestiti da canzone pop. Le radio americane la bandiscono perché la credono una canzone sulla droga. Non lo era.

Le due Porsche

Il problema di Crosby non era la musica: era la bocca. Al Monterey Pop Festival del 1967 sale sul palco e, fra un pezzo e l'altro, si mette a spiegare al pubblico che l'assassinio di Kennedy era opera di più di un uomo e che il governo lo sapeva. Il giorno dopo suona di nuovo, stavolta con i Buffalo Springfield, prendendo il posto di Neil Young. I compagni non gliela perdonano.

Qualche mese più tardi, nell'ottobre del 1967, McGuinn e Chris Hillman si presentano davanti a casa sua in due Porsche e gli comunicano che è fuori dai Byrds. Crosby prende i soldi della liquidazione e ci compra una barca a vela, la goletta Mayan. A ventisei anni è un musicista senza band, con una barca ormeggiata a Sausalito e nessun piano.

Crosby, Stills, Nash and Young nel 1970

La sera in cui tre voci si trovarono al primo colpo

La scena è famosa, e su un dettaglio i tre non si sono mai messi d'accordo: Graham Nash giura che fosse il salotto di Joni Mitchell, Crosby e Stephen Stills hanno sempre detto casa di Cass Elliot. Sul resto la versione coincide.

Stills e Crosby cantano a due voci un pezzo nuovo di Stephen, You Don't Have to Cry. Nash, che allora era ancora negli Hollies e stava per buttare via una carriera sicura, chiede di sentirlo una seconda volta. Poi una terza. Alla terza ci mette sopra la sua voce.

Quello che successe dopo lo hanno raccontato tutti e tre allo stesso modo: si fermarono e per un po' nessuno riuscì a dire niente. Non c'era stato niente da provare, niente da aggiustare. Quel suono esisteva già, e loro tre erano semplicemente le persone che potevano produrlo.

L'album di debutto esce nel maggio 1969. Il loro secondo concerto in assoluto è a Woodstock, in agosto, e Stills lo dice al microfono davanti a mezzo milione di persone: «Siamo spaventati a morte».

La caduta e il ritorno

Poche settimane dopo Woodstock la fidanzata di Crosby, Christine Hinton, muore in un incidente d'auto. Lui non si riprende per vent'anni. Seguono le droghe pesanti, i dischi mancati, il fallimento, e nel 1986 undici mesi in un carcere del Texas. Nel 1994 un trapianto di fegato.

E poi, quando ormai nessuno se lo aspettava, la parte più improbabile della storia: dopo i settant'anni pubblica cinque album in otto anni, alcuni fra i migliori che avesse mai fatto, lavorando con musicisti che avrebbero potuto essere suoi nipoti. Diceva di avere fretta perché gli restava poco tempo, e di essere finalmente contento del suono che gli usciva.

Se n'è andato il 18 gennaio 2023, a ottantun anni. È una delle poche persone entrate due volte nella Rock and Roll Hall of Fame, con due band diverse: i Byrds nel 1991, Crosby, Stills & Nash nel 1997. Quella che lo aveva cacciato, e quella che si era inventato dopo.


@mrDK1951 · 4 anni fa
«I can listen to this song every day and not get tired of it. The opening melody is so beautiful that I am not ashamed to admit it makes me tear up on occasion.»

Traduzione: «Posso ascoltare questa canzone tutti i giorni senza stancarmene. L'apertura è così bella che non mi vergogno ad ammettere che ogni tanto mi fa venire le lacrime.»


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