27 settembre 1986: Cliff Burton, quarant'anni dopo. Quello che ha lasciato ai Metallica

27 settembre 1986: Cliff Burton, quarant'anni dopo. Quello che ha lasciato ai Metallica

Foto promozionale in bianco e nero dei Metallica nel 1983: Kirk Hammett, Cliff Burton, Lars Ulrich e James Hetfield, giovanissimi, con i capelli lunghi e i giubbotti di jeans

I Metallica nel 1983, nella foto promozionale della Megaforce Records: Kirk Hammett, Cliff Burton, Lars Ulrich e James Hetfield.
Foto promozionale Megaforce Records, 1983 — dal sito Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Poco prima delle sette del mattino del 27 settembre 1986, su una strada del sud della Svezia vicino al villaggio di Dörarp, il pullman dei Metallica sbanda e si ribalta. Cliff Burton, il bassista, ha 24 anni e muore sul colpo. La notte di quel viaggio l'abbiamo raccontata un anno fa: il concerto di Stoccolma, le carte pescate per la cuccetta, l'asso di picche.

Oggi, a quarant'anni esatti, vale la pena guardare dall'altra parte: non a quello che è finito su quella strada, ma a quello che è rimasto. Perché Cliff è stato nei Metallica poco più di tre anni e mezzo, ha suonato su tre dischi soltanto, eppure la band non ha mai smesso di fare i conti con lui.

Ottobre 1986: «Orion» e la Maxwell Ranch

Il funerale si tiene il 7 ottobre a Castro Valley, in California, la città dove Cliff era cresciuto. Durante la cerimonia non si suona dal vivo: si fa ascoltare Orion, lo strumentale di Master of Puppets dove il suo basso canta come una voce, con le melodie in primo piano e le armonie sovrapposte. Il corpo viene cremato e le ceneri vengono sparse alla Maxwell Ranch, un posto della California dove Cliff amava passare il tempo.

James Hetfield, anni dopo, lo ha descritto così: «Era un bel personaggio, molto, molto se stesso. Era Cliff senza chiedere scusa a nessuno. E sì, ci manca ancora oggi.» E ha aggiunto un dettaglio che dice tutto: in tour Cliff si portava una piccola canna da pesca pieghevole, e appena poteva andava a cercarsi un laghetto.

Fine ottobre 1986: il ragazzo che imparò la scaletta

La decisione di andare avanti arriva in fretta, e non per freddezza. Lars Ulrich lo ha spiegato trent'anni dopo: «Eravamo così scioccati e storditi che non capivamo cosa ci avesse colpiti. Ma sapevamo nel cuore che Cliff sarebbe stato il primo a prenderci a calci nel sedere e a dirci di andare avanti, se ci avesse visti piangerci addosso.»

A ottobre la band ascolta decine di bassisti. Uno di loro, Jason Newsted dei Flotsam and Jetsam, si è procurato la scaletta dei Metallica e l'ha imparata tutta, pezzo per pezzo. Dopo l'audizione il gruppo lo porta a bere da Tommy's Joynt, a San Francisco, e lì gli offre il posto. Racconta Newsted che la madre di Cliff, Jan Burton, lo abbracciò e gli disse: «Sei tu quello giusto. Ti prego, stai attento.»

L'8 novembre 1986, al Country Club di Reseda, in California, i Metallica tornano sul palco con il nuovo bassista. Meno di due mesi dopo Dörarp.

Estate 1987: un garage per smaltire il lutto

Il primo disco con Newsted non è un album di canzoni nuove. È The $5.98 E.P. – Garage Days Re-Revisited, uscito il 21 agosto 1987 negli Stati Uniti: solo cover, da Diamond Head, Killing Joke, Budgie e Misfits. Le prove si fanno nel garage di Lars a El Cerrito, che Newsted insonorizza da solo, con quello che aveva imparato facendo il muratore. Nelle note il nuovo arrivato è accreditato con un soprannome da matricola: Master J Newkid.

Serviva a provare uno studio nuovo e a far crescere il bassista dentro la band. Ma serviva soprattutto, lo ammettono i Metallica stessi, ad alleggerire il lutto e la tensione dei mesi dopo la morte di Cliff. Suonare le canzoni degli altri, a volume altissimo, fra amici: era il modo più semplice per ricominciare.

La stele commemorativa di Cliff Burton vicino a Dörarp, in Svezia: una lastra di granito nero con il suo ritratto inciso, appoggiata sull'erba, con una croce di legno, fiori e piccoli oggetti lasciati dai fan, e sullo sfondo una fila di betulle

La stele per Cliff Burton vicino a Dörarp, in Svezia, a pochi passi dal punto dell'incidente, nell'ottobre 2014.
Foto di Thuen — dal sito Wikimedia Commons (CC0).

1988: «To Live Is to Die», l'ultimo pezzo firmato da Cliff

Quando i Metallica entrano in studio per ...And Justice for All, tra gennaio e maggio 1988, hanno in mano dei nastri. Durante la lavorazione di Master of Puppets Cliff aveva registrato un riff rimasto fuori dal disco, e c'erano sue idee per un'introduzione e per una lunga parte che cresce piano. Da lì nasce To Live Is to Die: quasi dieci minuti, 9 e 48 secondi, quasi tutti strumentali, con un avvio di chitarra acustica. Nei crediti c'è il suo nome accanto a quelli di Hetfield e Ulrich. È l'ultima canzone dei Metallica firmata da Cliff Burton. Il basso sul disco lo suona Newsted.

Verso la fine Hetfield non canta: recita quattro versi. I primi due sono presi in prestito, uno dal film Excalibur, dove lo pronuncia il mago Merlino, l'altro da un romanzo fantasy di Stephen R. Donaldson. Gli ultimi due li aveva scritti Cliff:

«All this I cannot bear to witness any longer. Cannot the kingdom of salvation take me home?»

Tradotto: «Tutto questo non riesco più a sopportare di vederlo. Il regno della salvezza non può portarmi a casa?» Hetfield lo ha definito un omaggio a Cliff senza strafare, un pezzo su quanto erano stati grati di aver avuto quel tempo con lui.

Per quasi venticinque anni i Metallica non l'hanno mai suonato per intero dal vivo: pesava troppo. La prima volta è il 7 dicembre 2011, al Fillmore di San Francisco, durante le serate per i trent'anni della band. A insistere è stato Robert Trujillo, il bassista arrivato nel 2003.

2006: una pietra sulla strada di Dörarp

Nel 2006, per i vent'anni dalla morte, vicino al punto dell'incidente viene posata una stele di granito nero. Non l'ha voluta la band: l'hanno voluta i fan, che hanno raccolto i soldi con un progetto chiamato Cliff in our minds. Sopra ci sono il suo ritratto, il nome per intero, Clifford Lee Burton, le date, e un verso inciso nella pietra: «Cannot the kingdom of salvation take me home», proprio dalle righe di To Live Is to Die.

Sta in un'area di sosta lungo la vecchia strada statale, una ventina di chilometri a nord di Ljungby, nella regione dello Småland. Ogni anno ci passano migliaia di fan, e lasciano plettri, corde di basso, lattine di birra, fiori. Dal 2022 a Lagan, lì vicino, c'è anche un piccolo museo dedicato a lui.

2009: il padre sul palco della Hall of Fame

Il 4 aprile 2009, a Cleveland, i Metallica entrano nella Rock and Roll Hall of Fame, e con loro entra anche Cliff. A ritirare il riconoscimento sale sul palco suo padre, Ray Burton. Dice che la madre di Cliff, Jan, morta nel 1993, era stata la più grande fan dei Metallica. A presentare la band è Flea dei Red Hot Chili Peppers, che cita (Anesthesia) – Pulling Teeth, l'assolo di basso di Cliff sul primo album, come uno dei grandi momenti della storia del basso elettrico nel rock.

Kirk Hammett ha provato a spiegare che cosa avesse di diverso: «Cliff era un'anomalia totale. Io stavo lì a suonare la chitarra, lui prendeva il basso e partiva subito con una seconda voce armonizzata.» Anche alla radio, racconta, quando passavano gli Eagles lui cantava tutte le armonie, mai la melodia principale. Un bassista che pensava come un compositore, e che aveva studiato la musica classica: è questo che i Metallica si sono portati dietro, da Justice in poi.

Quel concerto del 2011 al Fillmore, la prima volta di To Live Is to Die dal vivo, è sul canale ufficiale dei Metallica. Eccolo:

Fonti: Wikipedia EN (voci Cliff Burton, To Live Is to Die, ...And Justice for All, Jason Newsted, The $5.98 E.P. – Garage Days Re-Revisited, Metallica, (Anesthesia) – Pulling Teeth); interviste a James Hetfield (Kerrang! Radio, 2023; Louder, 2024), Lars Ulrich (KISW, 2016) e Kirk Hammett (Guitar World, 2014).
Foto: Wikimedia Commons, foto promozionale Megaforce Records 1983 (pubblico dominio); Wikimedia Commons, Thuen (CC0).


Sotto il video del Fillmore, sul canale ufficiale dei Metallica, uno dei commenti più votati si ferma su un momento preciso:

@tommysedin · 7 anni fa
«Gotta admit, I teared up at 5:20 when James came over to Kirk. Can't imagine how hard it must be for all three of the survivors to play this song.»

Traduzione: «Devo ammetterlo, mi sono commosso al minuto 5:20, quando James si avvicina a Kirk. Non riesco a immaginare quanto debba essere difficile per loro tre, i sopravvissuti, suonare questa canzone.»

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