La caduta che salvò Bob Dylan: 29 luglio 1966

La mattina del 29 luglio 1966, vicino a Woodstock, Bob Dylan stava portando la sua Triumph Tiger dal meccanico. La ruota posteriore si bloccò. Lui finì a terra.

Non ci fu ambulanza. Non ci fu referto pubblico. Non ci fu nemmeno un comunicato serio. Sessant'anni dopo non sappiamo ancora quanto fosse grave: si è parlato di vertebre incrinate, di commozione cerebrale, e c'è chi ha sempre pensato che l'incidente fosse molto meno drammatico di come venne raccontato. Dylan stesso, negli anni, non ha mai avuto fretta di chiarire.

Quello che sappiamo con certezza è cosa smise di fare da quel giorno.

L'uomo che non poteva più fermarsi

Per capire cosa significhi quella caduta bisogna guardare i dodici mesi precedenti. Nel 1965 Dylan era salito sul palco di Newport con una chitarra elettrica e si era preso i fischi dei puristi del folk. Poi era partito per un tour mondiale in cui ogni sera, in ogni città, qualcuno dal pubblico gli urlava «Giuda!». Aveva pubblicato tre album in diciotto mesi — Bringing It All Back Home, Highway 61 Revisited e, appena due mesi prima dell'incidente, il doppio Blonde on Blonde.

Aveva venticinque anni, dormiva pochissimo, scriveva in albergo, e sul tavolo lo aspettavano un altro tour, un libro, uno speciale televisivo e un film. Il manager Albert Grossman aveva già firmato per tutto.

Poi la moto si è bloccata, e per un anno e mezzo Bob Dylan è semplicemente scomparso.

The Band

Il seminterrato di Woodstock

Non stava fermo. Stava in una casa di Woodstock chiamata Big Pink, in un seminterrato tinteggiato di rosa, con cinque musicisti canadesi che di lì a poco si sarebbero chiamati The Band. Registravano su un magnetofono a due piste, senza scadenze e senza nessuno che ascoltasse: vecchie ballate, canzoni comiche, pezzi buttati giù in un pomeriggio.

Da quelle sessioni sarebbero usciti i Basement Tapes, e da lì I Shall Be Released: una canzone sulla libertà scritta da un uomo che si era appena chiuso dentro casa da solo.

Quando riemerse, nel gennaio 1968, con John Wesley Harding, il rock stava andando esattamente dall'altra parte: orchestre, studi da mille ore, Sgt. Pepper. Dylan consegnò dodici canzoni brevi, spoglie, quasi bibliche, incise a Nashville in tre sedute. Fu l'unico a rallentare mentre tutti acceleravano.

Il rock a cui è stato risparmiato qualcosa

Fra il 1969 e il 1971 se ne sarebbero andati Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, tutti a ventisette anni, tutti dentro lo stesso frullatore di tour, sostanze e contratti da cui Dylan era uscito per tempo. Non è un merito: è una coincidenza, e una moto che si è rotta al momento giusto.

Ma è per questo che il 29 luglio 1966 conta più di tanti dischi. È il giorno in cui la carriera più veloce del rock si è fermata di colpo — e ha continuato per altri sessant'anni.

🎧 Ascolta

Bob Dylan – I Shall Be Released


«Words about Bob Dylan are like trying to paint the sky blue.»
@danielwells7013 · 5 anni fa

Traduzione: «Parlare di Bob Dylan è come provare a dipingere di blu il cielo.»

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