31 luglio 1958: nasce Bill Berry, il batterista gentile che teneva insieme i R.E.M.
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Il 31 luglio 1958, a Duluth, Minnesota, nasce William Thomas Berry. Per il grande pubblico è "quello dietro" dei R.E.M.: il batterista, il meno riconoscibile dei quattro. Ed è vero. Ma è come dire che le fondamenta sono la parte meno interessante di una casa: giusto, finché la casa sta in piedi. Quando Bill Berry se ne andò, i R.E.M. rimasero in piedi lo stesso — ma non camminarono mai più allo stesso modo.
Il ragazzo di Macon
La famiglia si trasferisce presto in Georgia, a Macon. È lì, al liceo, che Bill conosce un bassista scontroso di nome Mike Mills: all'inizio si detestano cordialmente, poi scoprono di non riuscire a smettere di suonare insieme. Il resto arriva a Athens, la cittadina universitaria dove nel 1980 quattro ragazzi — Berry, Mills, il chitarrista Peter Buck e un cantante schivo di nome Michael Stipe — mettono su una band senza nome. La chiameranno R.E.M., due lettere pescate quasi a caso dal dizionario. Da quel garage nascerà buona parte del rock alternativo americano.
Il batterista che scriveva le canzoni
Berry non era un batterista da assoli. Era l'esatto contrario: essenziale, preciso, capace di togliere invece di aggiungere. Ma dietro quella sobrietà c'era un autore vero. La sua firma più sorprendente è Everybody Hurts, una delle canzoni più amate della band: la scrisse in gran parte lui, pensandola come una mano tesa a chi non trova più motivi per restare. E qui c'è il dettaglio che dice tutto di lui: per quasi tutto il brano la batteria è una fredda drum machine, e le sue percussioni vere entrano solo nel crescendo finale. Il batterista che, per il bene della canzone, sceglie di farsi da parte quasi fino all'ultimo. Nel 2024 sarà accolto nella Songwriters Hall of Fame.

Un marzo del 1995, a Losanna
Poi arriva la sera che cambia tutto. Il 1° marzo 1995, sul palco della Patinoire de Malley a Losanna, in Svizzera, Bill Berry crolla in mezzo a un concerto: un aneurisma cerebrale. Un'operazione d'urgenza gli salva la vita. Contro ogni previsione si rimette, e torna persino a finire il tour. Ma qualcosa, dentro, si era spostato per sempre: aveva guardato da vicino quanto poco conta il resto, quando la vita ti passa accanto a quella velocità.
L'addio, e il profumo del fieno
Nel 1997, all'apice del successo, Bill Berry fa la cosa più rara nel rock: se ne va. Nessuna lite, nessuno scandalo. Saluta gli amici di una vita e torna in Georgia a fare il contadino, a coltivare fieno nella sua fattoria di Farmington. I R.E.M. proseguono come trio fino allo scioglimento del 2011, ma lo dissero loro stessi: senza Bill, era come un tavolo a tre gambe. Sta ancora in piedi, ma lo senti che manca qualcosa. La grandezza di Berry è tutta lì: nell'aver capito, prima di chiunque altro, quando era il momento di scendere dal palco e ascoltare il silenzio.
🎧 Il brano: Man on the Moon
Da Automatic for the People (1992), un omaggio dolce e storto al comico Andy Kaufman. Ascoltatela pensando alla batteria di Berry: mai invadente, sempre esattamente dove serve. La prova che tenere il tempo, a volte, è la forma più alta di generosità.
@thelonewolf8333 · 4 anni fa
«Timeless song. The lyrics, the voice, the mandolin, the acoustic guitar, the electric and bass guitar, the drums. That's creativity right there. A masterpiece.»
Traduzione: «Una canzone senza tempo. Il testo, la voce, il mandolino, la chitarra acustica, l'elettrica e il basso, la batteria. Ecco cos'è la creatività. Un capolavoro.»
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