Anthony Kiedis, 1 novembre 1962: la poesia nel quaderno che i Red Hot Chili Peppers non volevano cantare
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Anthony Kiedis, 1 novembre 1962: la poesia nel quaderno che i Red Hot Chili Peppers non volevano cantare

Anthony Kiedis a Philadelphia nel 1985.
Foto di proprietà di John Coffey · dal sito Wikimedia Commons (licenza CC BY-SA 2.0).
Il 1 novembre 1962 nasce a Grand Rapids, nel Michigan, Anthony Kiedis. Oggi compie 64 anni e da oltre quarant'anni è la voce dei Red Hot Chili Peppers, il cantante che salta a torso nudo e rappa come se il palco scottasse. Ma la canzone che lo ha portato più in alto di tutte non doveva neanche uscire: era una poesia scritta in macchina, chiusa in un quaderno, e lui la trovava troppo tenera per la sua band. A leggerla, per caso, fu il produttore.
Da Grand Rapids a Hollywood, a dodici anni
I genitori divorziano nel 1966 e Anthony cresce con la madre nel Michigan. Il padre, John Michael Kiedis, vive a Los Angeles e fa l'attore col nome di Blackie Dammett. Nel 1974, a dodici anni, il ragazzo va a stare da lui, a Hollywood. Il padre lo porta anche sul set: nel 1978, col nome di Cole Dammett, è il figlio di Sylvester Stallone in F.I.S.T.
Alla Fairfax High School conosce Flea, durante il corso per la patente, e poi Hillel Slovak, che vede suonare con la sua band, gli Anthym. Si iscrive alla UCLA per studiare scrittura e la lascia al secondo anno. A diciotto anni prova l'eroina, convinto che sia cocaina. Quella storia, nella sua vita, durerà ancora parecchio.
Una serata sola, per scherzo
La prima volta sul palco tutti insieme succede al Rhythm Lounge di Los Angeles, nel 1983, con un nome che è già una dichiarazione d'intenti: Tony Flow and the Miraculously Majestic Masters of Mayhem. Doveva restare una cosa così, poi il nome si accorcia in Red Hot Chili Peppers e il gruppo non si ferma più. Gli anni seguenti sono funk, calzini e dischi che vendono poco.
Il 25 giugno 1988 Hillel Slovak muore per overdose di eroina, a 26 anni. Anthony, che con lui ha cominciato tutto, resta senza l'amico di quando era ragazzo. Con John Frusciante alla chitarra e Chad Smith alla batteria i Peppers ripartono: Mother's Milk, nel 1989, si ferma al Nr.52 americano. Ma adesso c'è una band.

I Red Hot Chili Peppers a Bologna, nell'ottobre 2016.
Foto di proprietà di Roberto Gianardi · dal sito Wikimedia Commons (licenza CC BY-SA 4.0).
Aprile 1991, una poesia in macchina
Nella primavera del 1991 Kiedis è pulito da circa tre anni e sta male lo stesso. Gli altri continuano a farsi le canne, lui si sente lontano da tutti. Una sera di aprile, tornando a casa dalle prove, pensa all'ex fidanzata Ione Skye, alla solitudine, e a quando andava in un quartiere di una gang, in centro, a comprare la droga. Scrive tutto su un quaderno, come una poesia. Quale sia il ponte, non si è mai capito con certezza.
Il produttore Rick Rubin sfoglia quel quaderno e si ferma lì: «I thought it was beautiful», dirà, la trovavo bellissima. Kiedis non ne vuole sapere, è troppo emotiva per i Chili Peppers. Poi Frusciante ne prova la strofa alla chitarra, e sceglie apposta accordi più luminosi delle parole, per non farla affondare. La band costruisce il resto. Rubin vuole un coro nel finale: Frusciante chiama sua madre, Gail, con un'amica, entrambe voci di coro.
Il Nr.2 che nessuno aveva previsto
Blood Sugar Sex Magik esce il 24 settembre 1991, inciso nella villa di Los Angeles appartenuta a Harry Houdini, e arriva al Nr.3 americano. «Under the Bridge» diventa singolo all'inizio del 1992, in Gran Bretagna il 2 marzo. Negli Stati Uniti sale al Nr.2 della Hot 100: resta tuttora il punto più alto toccato dalla band in quella classifica. Il video lo gira Gus Van Sant, e agli MTV Video Music Awards del 1992 vince due premi.
Il resto è una lunga carriera con le sue cadute. Nel 2004, il 6 ottobre, Kiedis racconta tutto in Scar Tissue, l'autobiografia scritta con Larry Sloman. Nel 2012 i Peppers entrano nella Rock and Roll Hall of Fame, nel 2022 pubblicano due album nello stesso anno, Unlimited Love e Return of the Dream Canteen, entrambi col ritorno di Frusciante. E intanto quella poesia è diventata la canzone che ogni ragazzo con una chitarra prova a suonare alla festa, senza pensare da dove viene.
🎧 Il brano del giorno
Red Hot Chili Peppers – Under the Bridge (singolo, 1992)
Da Blood Sugar Sex Magik, prodotto da Rick Rubin. Qui sotto il video di Gus Van Sant, dal canale ufficiale della band.
Sotto il video ufficiale di «Under the Bridge», uno dei commenti più votati è questo:
@handlethis-g3k · 7 anni fa
«I'm currently at the same beach, sitting at the same spot I first heard this song in summer 92»
Traduzione: «Sono sulla stessa spiaggia, seduto nello stesso punto in cui ho sentito questa canzone per la prima volta, nell'estate del '92».
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Ogni giorno un racconto che merita di essere ascoltato.
Fonti: Wikipedia EN (voci Anthony Kiedis, Under the Bridge), Anthony Kiedis e Larry Sloman, Scar Tissue (2004).
Foto: di proprietà di John Coffey e Roberto Gianardi — dal sito Wikimedia Commons.
