26 settembre 1969: Abbey Road, il lato B e l'ultima volta in quattro
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26 settembre 1969: Abbey Road, il lato B e l'ultima volta in quattro

L'ingresso degli studi al numero 3 di Abbey Road, a Londra, nel 2010. Nel 1969 si chiamavano ancora EMI Studios.
Foto di Alan Levine — dal sito Wikimedia Commons (licenza CC BY-SA 2.0).
Il 26 settembre 1969 esce in Gran Bretagna Abbey Road, l'undicesimo album dei Beatles. In America arriverà il 1° ottobre. Tutti conoscono la copertina e le canzoni del primo lato. Ma il cuore del disco sta dall'altra parte, quando si gira il vinile: sedici minuti di frammenti cuciti insieme, che finiscono con una batteria da sola, tre chitarre che si rincorrono e una frase che sembra scritta apposta per chiudere una storia.
Questa è la storia di quel lato B, e dell'estate in cui John, Paul, George e Ringo lavorarono insieme in uno studio per l'ultima volta.
Gennaio-maggio 1969: «Come facevamo una volta»
L'anno comincia male. A gennaio i Beatles passano settimane davanti alle cineprese per il progetto Get Back, prima ai Twickenham Film Studios e poi nel loro studio alla Apple. Il 30 gennaio suonano sul tetto, poi il materiale finisce in un cassetto. Il clima è pesante.
È Paul McCartney a fare il primo passo. Chiede al produttore George Martin di fare un disco «come facevamo una volta», senza litigi. Martin accetta, ma a una condizione precisa: tutti, e soprattutto John Lennon, dovranno lasciarlo produrre come ai vecchi tempi, con disciplina.
Qualche pezzo si muove già in primavera. Il 22 febbraio, ai Trident Studios, nasce la base di I Want You (She's So Heavy). Il 6 maggio, agli Olympic Studios, la band registra la base di You Never Give Me Your Money, dalle tre del pomeriggio alle quattro del mattino. È la canzone che aprirà il lato B, e parla proprio dei soldi, dei contratti e della sfiducia che stanno logorando il gruppo.
2 luglio 1969: ritorno a St John's Wood
Dopo una lunga pausa, il lavoro riprende il 2 luglio agli EMI Studios, al numero 3 di Abbey Road, nel quartiere di St John's Wood. Gli studi erano stati inaugurati il 12 novembre 1931 da Edward Elgar, che vi diresse la London Symphony Orchestra. La stanza dei Beatles è lo Studio Two.
Quel primo giorno Lennon non c'è: è ricoverato in Scozia dopo un incidente d'auto. Paul, George e Ringo registrano Golden Slumbers insieme a Carry That Weight, come un pezzo unico. Golden Slumbers ha un'origine curiosa. A Liverpool, nella casa del padre, Paul aveva trovato sul pianoforte lo spartito di una ninna nanna lasciato dalla sorellastra Ruth: era Cradle Song, versi scritti nel 1603 dal poeta Thomas Dekker. Paul non sapeva leggere la musica, così tenne le parole e ci scrisse sopra una melodia sua. In Carry That Weight, invece, il ritornello lo cantano tutti e quattro, cosa rara nelle loro canzoni.
Luglio 1969: cucire i frammenti
L'idea del medley è di McCartney. Il gruppo ha nei cassetti un mucchio di canzoni a metà: alcune scritte in India nel 1968, come Mean Mr. Mustard e Polythene Pam, altre rimaste dalle sessioni del White Album e di Get Back. Invece di finirle una per una, Paul propone di cucirle in una suite. Fra le ispirazioni cita Excerpt from A Teenage Opera di Keith West. George Martin ci mette la struttura: voleva che John e Paul pensassero alla loro musica in modo più serio.
Lennon non è convinto. Anni dopo liquiderà il medley come roba di scarto, pezzi di canzoni buttati insieme. Avrebbe voluto le sue canzoni su una facciata e quelle di Paul sull'altra. Si arriva a un compromesso: il lato A con canzoni separate, il lato B con la suite.
Il 24 e 25 luglio tocca a Sun King, che all'inizio si chiamava Here Comes the Sun King: il titolo venne accorciato per non confonderlo con Here Comes the Sun di George Harrison. Il 25, 28 e 30 luglio Polythene Pam e She Came In Through the Bathroom Window vengono registrate come un solo brano: servono 39 take.
23 luglio-7 agosto 1969: «The End»
Il 23 luglio comincia il lavoro sul pezzo che chiuderà tutto. Nei primi giorni si chiama semplicemente Ending. Dentro c'è una cosa che nei dischi dei Beatles non si era mai sentita: un assolo di batteria di Ringo Starr, l'unico che abbia mai registrato con la band. Ringo gli assoli non li amava: preferiva suonare al servizio del cantante. Racconta McCartney che dovettero convincerlo, e che per il medley fece un'eccezione.
Il 7 agosto, nello Studio Three, arriva il momento più famoso. Paul, George e John si alternano alla chitarra solista, due battute a testa, in quest'ordine: McCartney, Harrison, Lennon. Poi il giro ricomincia, per tre volte. Il tecnico del suono Geoff Emerick li ricorda così: sembravano tornati ragazzini, come pistoleri pronti a sfidarsi, eppure senza nessuna tensione. Si stavano semplicemente divertendo.
Il 15 agosto arriva l'orchestra, il 18 agosto il pianoforte e la voce del finale. E la frase, scritta da Paul, con cui i Beatles salutano:
«And in the end, the love you take is equal to the love you make.»
Tradotto: «E alla fine, l'amore che prendi è uguale all'amore che dai.» Nel 1980, intervistato da Playboy, Lennon la definirà una frase molto cosmica e filosofica.

Le strisce pedonali di Abbey Road, a pochi passi dagli studi, nel 2007.
Foto di Misterweiss — dal sito Wikimedia Commons (pubblico dominio).
20 agosto 1969: l'ultima volta in quattro
Il 20 agosto 1969 John, Paul, George e Ringo sono nella stessa stanza per l'ultima volta. Dalle due alle sei del pomeriggio, nella regia dello Studio Three, missano I Want You (She's So Heavy), la canzone cominciata sei mesi prima al Trident. Il nastro dura otto minuti e quattro secondi. Emerick si aspetta una dissolvenza, ma Lennon gli dice di tagliare lì, di netto, a 7 minuti e 47 secondi. Le chitarre, la batteria e il rumore bianco del Moog si interrompono di colpo, e con loro il lato A.
La sera, dalle sei fino all'una e un quarto di notte, nella regia dello Studio Two, i quattro mettono in fila le canzoni. In quella prima scaletta, curiosamente, il medley sta all'inizio del disco. Poi i lati verranno invertiti: la suite resterà in fondo, e The End sarà davvero la fine.
26 settembre 1969: e dopo
Quando il disco arriva nei negozi, qualcosa si è già rotto. Il 20 settembre, sei giorni prima dell'uscita, Lennon ha detto a McCartney, a Starr e al manager Allen Klein che vuole «il divorzio» dal gruppo. Harrison non era presente. Il pubblico non sa niente: Abbey Road resta in vetta alla classifica britannica per 17 settimane e a quella americana per 11.
Ci sarà ancora un album, Let It Be, che esce l'8 maggio 1970, dopo l'annuncio pubblico della separazione. Ma quelle canzoni erano state registrate prima, a gennaio 1969. L'ultimo disco che i Beatles hanno pensato e costruito insieme è questo. E gli studi di St John's Wood, nel 1976, cambieranno nome: da allora si chiamano Abbey Road Studios, come il disco.
Per ascoltare quei due minuti finali, con la batteria di Ringo, il duello delle tre chitarre e l'ultima frase, basta questo brano. Eccolo, dal canale ufficiale dei Beatles:
Fonti: Wikipedia EN (voci Abbey Road, Abbey Road medley, The End, I Want You (She's So Heavy), Golden Slumbers, Carry That Weight, You Never Give Me Your Money, Sun King, Polythene Pam, Abbey Road Studios, Let It Be); The Beatles Bible (sessioni del 7 e del 20 agosto 1969, ricordo di Geoff Emerick).
Foto: Wikimedia Commons, Alan Levine (CC BY-SA 2.0); Wikimedia Commons, Misterweiss (pubblico dominio).
Sotto il video The Making of Abbey Road, sul canale ufficiale dei Beatles, uno dei commenti più votati parla proprio di quel finale:
@Airestotle09 · 5 anni fa
«Musically the greatest ending to a band's career ever. "And in the end..."»
Traduzione: «Musicalmente, il finale più grande che la carriera di una band abbia mai avuto. "And in the end..."»
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