Guerra sul nome degli Sweet: la band americana risponde ad Andy Scott

Due Sweet, un oceano in mezzo, e un nome solo

Andy Scott degli Sweet dal vivo con Bruce Bisland

Andy Scott sul palco con Bruce Bisland. Foto: Wikimedia Commons.

Degli Sweet che nel 1973 facevano esplodere Ballroom Blitz e Block Buster! è rimasto un uomo solo. Brian Connolly se n'è andato nel 1997, Mick Tucker nel 2002, Steve Priest nel 2020. Andy Scott, il chitarrista, è l'ultimo testimone — e proprio per questo la lite che sta andando in scena in questi giorni fa un rumore particolare.

Come riporta Blabbermouth, Scott ha detto che una versione degli Sweet attiva in America senza nessun membro della formazione classica «non è giusta», e ha liquidato come «una cosa molto stupida» il trust familiare messo in piedi da Priest. La risposta della band statunitense non si è fatta attendere.

Quella formazione — Ariel Kamin alla voce, Jimmy Burkard alla chitarra, Dave Schulz alle tastiere, Stevie Stewart al basso e Richie Onori alla batteria — rivendica di essere perfettamente in regola: «Siamo legalmente autorizzati a usare il marchio SWEET», ha dichiarato Stewart. E Onori ha chiuso con una frase che pesa: «Basta con questo bullismo».

La radice della faccenda è vecchia di anni. Steve Priest, co-fondatore nel 1968, si era trasferito a Los Angeles e nel 2008 aveva rimesso in piedi una sua Sweet, tenendo i diritti sul nome per Stati Uniti e Canada. Oggi quei diritti sono del trust di famiglia, che li concede in licenza alla band americana; Scott gestisce la versione che gira in Regno Unito ed Europa, e ha lasciato intendere che potrebbe suonare negli USA sotto la sigla «UK Sweet».

Due band, un nome, e nessuno che possa più mettere pace: è il destino del glam rock, che ha lasciato più marchi che testimoni.

Fonti: Blabbermouth.

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