Plini e l'assolo finito nello show di Doja Cat: «L'ho riguardato e ho pensato: è identico»
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Plini e l'assolo finito nello show di Doja Cat: «L'ho riguardato e ho pensato: è identico»
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Foto di proprietà di Stéphane Gallay, da Wikimedia Commons (CC BY 2.0)
Immaginate di accendere la televisione e di sentire una cosa vostra suonata da qualcun altro, davanti a milioni di persone, senza il vostro nome da nessuna parte. È successo a Plini, chitarrista australiano, uno dei nomi che hanno riportato il prog strumentale sotto i riflettori.
Il fatto risale agli MTV EMA del 2020. Doja Cat porta sul palco una versione metal di «Say So», e a un certo punto arriva un assolo di chitarra che non c'entra niente con il pezzo originale. Chi conosce Plini lo riconosce subito: è la title track di Handmade Cities, il suo disco del 2016.
Come racconta lui stesso a Prog, la scoperta è stata graduale e un po' comica: «L'ho guardato e ho pensato: "È simile". L'ho guardato di nuovo e ho pensato: "È davvero simile!"». Poi è arrivato il seguito, che nel mondo della musica non arriva quasi mai: «Mi ha mandato un mucchio di scuse. È stato piuttosto figo».
Dietro non c'era nessun furto premeditato: il direttore musicale dello show era semplicemente un suo grande fan, e quella frase gli è uscita dalle dita. Plini ha fatto notare, senza livore, che sarebbe bastata una telefonata — magari ne usciva una collaborazione invece di una polemica.
La parte più rock della storia è come l'ha presa: nessuna diffida, nessun post furioso, nessuna causa. Un chitarrista di nicchia si è ritrovato per una notte davanti al pubblico degli EMA, e ha deciso che era una buona giornata. Nel rock è pieno di cause per quattro note; qui è finita con delle scuse e una risata.
Di assoli finiti dove non dovevano — e di chi ci ha fatto causa — il Calendario del Rock è pieno.
Fonti: Prog Magazine / Louder (26 agosto 2026).
