Phil Collins racconta i sette mesi in ospedale: «Si discuteva se staccare le macchine»
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C'è un punto, nell'intervista che Phil Collins ha rilasciato al Sunday Times Magazine, in cui la conversazione smette di essere un normale ritratto di un musicista di settantacinque anni.
«I reni stavano cedendo, gli organi si stavano semplicemente bloccando», racconta parlando del ricovero che lo ha portato in terapia intensiva. E poi la frase che pesa più di tutte: «c'erano delle decisioni da prendere sul fatto se tenere Phil attaccato alle macchine».
È rimasto in ospedale sette mesi.
La ricaduta
All'origine c'è una ricaduta nell'alcol dopo anni di astinenza — aveva smesso nel 2012. Collins racconta senza giri di parole di essere arrivato a bere vino la mattina, al posto della colazione.
Da allora non beve più. Restano però i danni ai nervi che gli impediscono di suonare la batteria, un diabete di tipo 2 e i problemi renali. Sono gli stessi motivi per cui, nell'ultimo tour dei Genesis, lo abbiamo visto cantare da seduto mentre dietro alla batteria c'era suo figlio Nic.
Perché lo raccontiamo
Perché lo ha raccontato lui, e lo ha raccontato così: senza attenuanti e senza costruirci sopra una favola di redenzione. Uno dei batteristi più imitati del rock spiega di non poter più tenere le bacchette in mano, e lo dice con una calma che mette più soggezione di qualunque dramma.
Fonte: Sunday Times Magazine, ripresa da Louder (Classic Rock).