Ministry chiudono dopo 45 anni: We Hate anticipa l'ultimo album

Quarantacinque anni, diciassette dischi, e adesso basta

I Ministry dal vivo al Wacken Open Air

I Ministry dal vivo al Wacken Open Air, 2016. Foto: Wikimedia Commons.

Al Jourgensen ha già detto «basta» altre volte, e chi segue i Ministry lo sa bene: nel 2008 il tour si chiamava C U LaTouR ed era un addio in piena regola, salvo poi ripensarci. Stavolta però il preavviso arriva con una data sul calendario.

Come riporta Blabbermouth, il 21 agosto è uscito We Hate, secondo singolo — dopo Burned Out — estratto da Hate To Go (Take Out Or Delivery), in arrivo il 30 ottobre 2026 per Cleopatra Records. Sarà il diciassettesimo album in studio, e secondo la band anche l'ultimo: la fine di una corsa cominciata nel 1981.

La dichiarazione di Jourgensen è delle sue: dice di aver chiuso, di essere orgoglioso di quello che ha fatto, e che ormai è «ora di andare a pascolare capre». Ma il dettaglio che farà alzare un sopracciglio ai fedelissimi è un altro: nel brano di chiusura, We're Still Here, torna Paul Barker. Il bassista che dal 1986 al 2003 ha co-firmato l'età dell'oro del gruppo — The Land of Rape and Honey, The Mind Is a Terrible Thing to Taste, Psalm 69 — rientra per l'ultima traccia dell'ultimo disco. Difficile immaginare un finale scritto meglio.

Il video di We Hate, diretto da Joshua Bradford (già nei Revolting Cocks), è costruito interamente con l'intelligenza artificiale ed è una satira rivolta a Donald Trump e ai suoi post generati con l'AI. Una scelta polemica e voluta: prendere lo strumento dell'avversario e restituirglielo. I Ministry hanno passato quarant'anni a fare esattamente questo con i suoni — rubare, distorcere, rispedire al mittente.

Fonti: Blabbermouth, Consequence, Metal Injection.

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