«Ansia estrema e piacere incredibile»: i Mastodon raccontano l'ultima notte di Ozzy
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«Ansia estrema e piacere incredibile»: i Mastodon raccontano l'ultima notte di Ozzy
I Mastodon dal vivo.
Foto di proprietà di Christoph Maier — dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).
Il 5 luglio 2025, a Villa Park di Birmingham, i Black Sabbath salutarono per l'ultima volta. Si chiamava «Back To The Beginning», durava un giorno intero, e sul palco si alternarono Metallica, Guns N' Roses e Tool prima che Ozzy e i suoi tre compagni chiudessero tutto. Diciassette giorni dopo, il 22 luglio, Ozzy Osbourne moriva a settantasei anni.
Ad aprire quella giornata furono i Mastodon. Come racconta Louder, la band è tornata su quelle ore con una sincerità che è rara in queste occasioni. Troy Sanders, voce e basso, l'ha riassunta così: «Incredibile. Straordinariamente stressante. Ansia estrema e piacere incredibile, in parti uguali».
Il chitarrista Bill Kelliher ha ammesso la tensione di chi apre: c'era una tale pressione finché non hanno suonato, e appena finito è arrivato il sollievo di avercela fatta. Il set era di tre pezzi: «Black Tongue», «Blood And Thunder» e una «Supernaut» dei Sabbath suonata con un reparto percussioni da capogiro — Mario Duplantier dei Gojira, Danny Carey dei Tool ed Eloy Casagrande degli Slipknot.
Ma la frase che resta è del batterista Brann Dailor, che dopo il proprio set è andato a sedersi in mezzo al pubblico con una birra in mano. Quando è arrivato Ozzy, ha raccontato, tutti intorno a lui hanno cominciato a piangere e ad abbracciarsi: «Probabilmente la mia esperienza musicale preferita di sempre».
Sul Calendario del Rock il 22 luglio è ormai una data fissa. Ma vale la pena ricordare che la storia era cominciata diciassette giorni prima, con un uomo malato che si è fatto portare su un palco per finire il lavoro davanti alla sua città. E con quattro tizi di Atlanta che hanno dovuto suonare per primi, con le mani che tremavano.
Fonti: Louder / Metal Hammer (2 settembre 2026).
Foto: di proprietà di Christoph Maier — dal sito Wikimedia Commons.
