Kim Thayil smonta il mito di Seattle: «Nessuna di quelle band aveva una cultura della droga»
Condividi
Kim Thayil: «Seattle non aveva una cultura della droga»
C'è una frase che accompagna Seattle da trent'anni, ed è sempre la stessa: la città che si è mangiata i suoi figli. Kim Thayil, chitarrista e cofondatore dei Soundgarden, ha deciso di rimetterla in discussione. Come riporta Blabbermouth, durante un incontro alla libreria Elliott Bay Book Company di Seattle — sul palco insieme a Krist Novoselic dei Nirvana, per presentare il suo memoir A Screaming Life: Into The Superunknown With Soundgarden And Beyond — Thayil ha detto una cosa netta: «none of these bands had a drug culture and the scene didn't have a drug culture».
Non è negazionismo, ed è qui la sfumatura che conta. Thayil non cancella i morti: Andrew Wood dei Mother Love Bone, Layne Staley e Mike Starr degli Alice in Chains, Kurt Cobain. Nega che ci fosse un rito collettivo, un'abitudine che passava di band in band come si passa un riff. «This isn't us. This isn't even them. This is just a strange aberration with individuals that are living their own lives», ha spiegato: scelte private, rischiosissime, prese da singole persone — non il marchio di fabbrica di una scena.
È una distinzione che vale la pena tenere a mente, perché il racconto pigro degli anni Novanta ha spesso schiacciato tutto in un'unica immagine sporca. I Soundgarden, di quella scena, erano i più vecchi e i più metallari: arrivati prima di tutti, sopravvissuti a quasi tutti.
Sul Calendario del Rock quelle date restano scolpite comunque: il 19 marzo 1990 se ne andava Andrew Wood, il 5 aprile 1994 Kurt Cobain. Thayil non le tocca. Chiede solo di leggerle per quello che erano — vite singole, non un movimento.