È morto Francesco Guccini: prima di essere il Maestrone suonava rock'n'roll
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Non era rock. Ma il rock, in Italia, è passato anche dalle sue mani
Questo blog racconta il rock, e Francesco Guccini non è stato un rocker. Ma ci sono giorni in cui il perimetro conta meno del rispetto, e oggi è uno di quelli.
Francesco Guccini si è spento questa mattina, giovedì 6 agosto 2026, nella sua casa di Pàvana, sull'Appennino tosco-emiliano dove era tornato a vivere da anni. Aveva 86 anni. Accanto a lui la moglie Raffaella Zuccari e la figlia Teresa; le condizioni di salute, già fragili, erano precipitate la sera prima. La famiglia ha fatto sapere che, per sua volontà, i funerali si svolgeranno in forma privata, e che a settembre ci sarà una cerimonia pubblica per chi vorrà salutarlo.
C'è però un dettaglio che quasi nessuno ricorderà oggi, e che a noi interessa parecchio: prima di essere il Maestrone, Guccini era un chitarrista rock'n'roll. Dal 1958 suonava con gli Hurricanes, poi con gli Snakers e con i Gatti, nella Modena che stava scoprendo i quarantacinque giri americani. I suoi primissimi pezzi — Bimba guarda come, Roy Teddy Boy — erano rock'n'roll, punto.
E quando passò a scrivere per gli altri, scrisse per le band beat che in Italia facevano da ponte fra il rock e la canzone: ai Nomadi regalò L'antisociale (1966), Noi non ci saremo e Dio è morto; all'Equipe 84 È dall'amore che nasce l'uomo e Auschwitz. Il suo primo disco, nel marzo 1967, si intitolava Folk beat n. 1: il beat ce l'aveva scritto in copertina.
Poi vennero Radici (1972) con La locomotiva, e Via Paolo Fabbri 43 (1976) con L'avvelenata, che è forse il pezzo più punk mai scritto da un cantautore italiano: quattro minuti di dito medio all'industria e alla critica, vent'anni prima che diventasse una posa.
Aveva annunciato di aver smesso di scrivere canzoni, poi era rientrato in sala d'incisione nel 2022 e nel 2023. Negli ultimi anni scriveva romanzi, molti con Loriano Macchiavelli, e curava le parole del dialetto di Pàvana come si cura un orto.
Buon viaggio, Maestrone. Anche a chi ascolta solo chitarre distorte, qualcosa di suo è arrivato lo stesso.