«Avevo bisogno di speranza, e me l'ha data»: Bruce Dickinson accanto a Mustaine nell'anno del cancro
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Due voci che il metal ha sempre tenuto su scaffali diversi
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Foto di proprietà di Tilly antoine – Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Nel 2019 a Dave Mustaine viene diagnosticato un tumore alla gola. Cancella il tour, si ferma, e nel giro di pochi mesi arriva la notizia che i fan aspettavano: è guarito. Quello che non si era mai saputo è chi, in quei mesi, gli abbia telefonato davvero.
Lo racconta lui stesso in un'intervista al nuovo numero di Metal Hammer, uscita per accompagnare la sua autobiografia In My Darkest Hour, in libreria il 24 settembre. Il nome è quello di Bruce Dickinson: il cantante degli Iron Maiden aveva affrontato lo stesso identico nemico nel 2015, un tumore alla lingua e al collo, e ne era uscito.
«Bruce aveva cose fantastiche da dire, da sopravvissuto al cancro», dice Mustaine. «Avevo bisogno di speranza, e me l'ha data». Il consiglio, per come lo riferisce il frontman dei Megadeth, era tanto semplice quanto concreto: circondarsi di persone positive, passare il tempo con chi ha entusiasmo addosso. Ma la cosa che gli è rimasta è un'altra, ed è una lezione che vale ben oltre la musica: «C'è una grande differenza tra qualcuno che dice “sei nei miei pensieri e nelle mie preghiere” e qualcuno che entra nei dettagli del suo trattamento». La differenza tra la formula di circostanza e chi si siede e ti dice come è andata davvero.
Vale la pena fermarsi un secondo su chi sono questi due. Negli anni Ottanta, Iron Maiden e Megadeth erano due mondi che il pubblico teneva rigorosamente separati: la NWOBHM da una parte, il thrash americano dall'altra, con tutte le liturgie e i campanilismi del caso. Quarant'anni dopo, la telefonata che conta parte proprio da lì.
Nel Calendario del Rock queste due storie corrono su binari lontanissimi. Fuori dal calendario, evidentemente, si incontrano.
Fonti: Louder, Metal Hammer.
