«Se ci provassi davvero, sarei un decimo di lui»: Jason Newsted ricorda Cliff Burton, quarant'anni dopo
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Il 27 settembre 1986 il bassista dei Metallica moriva in Svezia a 24 anni. L'uomo che prese il suo posto racconta cosa voleva dire suonare dopo di lui

La targa in memoria di Cliff Burton vicino a Ljungby, in Svezia. Foto di Fruggo (CC BY-SA 3.0) · dal sito Wikimedia Commons
Sono passati quarant'anni dalla notte che cambiò per sempre i Metallica. Il 27 settembre 1986, durante il tour europeo di «Master Of Puppets», il pullman della band uscì di strada nella campagna svedese, vicino a Ljungby. Cliff Burton fu sbalzato fuori e morì sul colpo. Aveva 24 anni.
Per ricordarlo, Consequence ha dato la parola all'uomo che si trovò nella posizione più scomoda del metal: Jason Newsted, entrato nei Metallica poche settimane dopo e rimasto fino al 2001. E Newsted non gira intorno alle cose. «Se ci provassi davvero, potrei essere un decimo di lui», ha detto. Burton, racconta, poteva svegliarsi la mattina e suonare come lui suonava dopo cinque ore di esercizio, e già a sedici, diciassette anni era bravissimo. La chiusa è da tifoso, non da collega: «Era così dannatamente bravo».
Newsted ha anche detto che la cosa che più lo commuove è il rispetto che tutti continuano a mostrare per Cliff. Non è un caso: prima ancora del primo disco, James Hetfield e Lars Ulrich si trasferirono da Los Angeles a San Francisco pur di averlo nella band. In tre dischi, da «Kill 'Em All» a «Master Of Puppets», passando per «Ride The Lightning», Burton portò nel thrash la musica classica, la melodia e un basso che faceva da solista, come in «Anesthesia (Pulling Teeth)» e «Orion».
Qual è il brano dove per voi si sente di più la mano di Cliff?
Fonti: Consequence, 27 settembre 2026.
Foto: Fruggo (CC BY-SA 3.0) · dal sito Wikimedia Commons
