Brian May chiede all'AI la copertina di The Game e si ritrova un quinto Queen

Il chitarrista dei Queen mette alla prova l'intelligenza artificiale — e la boccia

Brian May dei Queen sul palco

C'è un modo molto semplice per capire quanto una macchina abbia davvero capito una band: chiederle di rifare una copertina che milioni di persone conoscono a memoria. Brian May lo ha fatto, e il risultato lo ha convinto dell'esatto contrario di quello che gli veniva promesso.

Come riporta Far Out Magazine, il chitarrista dei Queen ha chiesto a un generatore di immagini di ricreare la copertina di The Game, il disco del 1980 — quello di Another One Bites the Dust e Crazy Little Thing Called Love, il primo dei Queen a portare un sintetizzatore dentro la loro musica. Sulla copertina originale ci sono quattro persone: Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor, John Deacon. Nell'immagine restituita dalla macchina i volti non erano i loro, e la band contava un membro in più: un quinto Queen che non è mai esistito.

May ha pubblicato lo scatto artificiale accanto all'originale, commentando senza mezzi termini: «Forse è arrivato il momento di rendersi conto che l'AI NON CI SERVE DAVVERO».

Da lì il discorso si è allargato oltre la musica. May ha chiesto al primo ministro Andy Burnham di fermare la corsa ai data center per l'intelligenza artificiale, avvertendo che finiranno per «distruggere il nostro bellissimo Paese, come stanno già distruggendo la bellissima America», e aggiungendo che «il prezzo che stiamo per pagare per questo sviluppo "inevitabile" è troppo alto».

Non è una posizione improvvisata: da anni May usa i suoi canali per parlare di ambiente, e la difesa del paesaggio britannico è una delle sue battaglie più costanti. Qui però le due cose si toccano, e il punto è più affilato del solito: una macchina che non riesce nemmeno a contare quattro persone in una fotografia del 1980 sta chiedendo al mondo capannoni, corrente e acqua.

C'è anche una piccola ironia storica. The Game era il disco in cui i Queen abbandonarono per la prima volta la loro celebre scritta «no synthesizers» sulle note di copertina: la band che aveva fatto della tecnologia una questione di principio, e che poi l'aveva accolta alle proprie condizioni. Quarantasei anni dopo, il principio è ancora lo stesso — decidere noi quando la macchina serve. E quando no.

Fonte: Far Out Magazine.

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