«Non ricordo di averli scritti, né registrati, né suonati in tour»: Alice Cooper e i tre dischi degli anni della crack
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Sul palco del Pavilion Theatre di Glasgow, durante il giro britannico del suo libro, il padrino dello shock rock torna sui primi anni Ottanta: la crack, i dischi registrati senza esserci davvero, e 43 anni senza toccare più niente

Alice Cooper al Wacken Open Air, 5 agosto 2017. Foto di proprietà di Sven Mandel (CC BY-SA 4.0) · dal sito Wikimedia Commons
Nei suoi concerti finisce ghigliottinato ogni sera, ma la storia più nera Alice Cooper l'ha vissuta lontano dal palco. Il 19 ottobre, al Pavilion Theatre di Glasgow, in una serata del tour britannico dedicato al suo libro «Devil On My Shoulder», ha parlato con il giornalista Billy Sloan della dipendenza dalla crack nei primi anni Ottanta. Lo riporta Blabbermouth.
Il passaggio più duro riguarda la musica: «Ho scritto tre album così. Non ricordo di averli scritti, non ricordo di averli registrati, non ricordo di averli portati in tour». Non li ha nominati, ma sono quelli che lui stesso, in passato, ha chiamato i suoi «dischi del blackout»: «Special Forces» (1981), «Zipper Catches Skin» (1982) e «DaDa» (1983). Della droga dice che «ti porta via la vita», e che nella Los Angeles di quegli anni la cocaina era dappertutto.
Poi la svolta, che Alice chiama un «miracolo dei giorni nostri»: da 43 anni non beve e non si droga, e racconta di non averne mai più avuto nemmeno la tentazione. Oggi usa la sua storia per parlare ai ragazzi.
Il ritorno vero arrivò sul finire del decennio: «Constrictor» nel 1986 e soprattutto «Trash» nel 1989, con «Poison», uno dei suoi singoli più grandi di sempre. Gli anni che non ricorda, insomma, li ha recuperati tutti.
Fonti: Blabbermouth, 24 ottobre 2026.
Foto: di proprietà di Sven Mandel (CC BY-SA 4.0) · dal sito Wikimedia Commons.
