23 maggio 1967: nasce Philip Selway, il batterista che ha disegnato il ritmo dei Radiohead
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Philip Selway, il batterista che ha disegnato il ritmo dei Radiohead
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Il 23 maggio 1967, ad Abingdon-on-Thames, una cittadina sul Tamigi dello Oxfordshire a una decina di chilometri da Oxford, nasce Philip James Selway. È il maggiore di tre futuri compagni di scuola che cambieranno per sempre il rock alternativo britannico: con lui, alla Abingdon School — istituto privato maschile dalle pareti vittoriane di mattoni rossi — frequenteranno gli stessi anni anche Ed O'Brien, Thom Yorke, Colin Greenwood e suo fratello minore Jonny. Nel 1985, a diciotto anni, Selway entra in una band chiamata On a Friday, perché il venerdì era l'unico giorno in cui i cinque potevano provare insieme nell'aula di musica della scuola. Quarant'anni dopo, quella band si chiama Radiohead, ha venduto trenta milioni di dischi, ha pubblicato OK Computer e Kid A, è entrata nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2019, ed è considerata uno dei gruppi più innovativi del rock contemporaneo. Selway è il batterista. Quello che tiene il tempo. Quello che inventa metriche dispari, integra elettronica e acustica, costruisce paesaggi ritmici impossibili senza mai chiedere un assolo, senza mai uscire dal cono d'ombra in cui ha scelto di lavorare. Oggi compie cinquantanove anni. La sua storia è il manifesto silenzioso di come si può cambiare il rock senza mai gridare.
Abingdon-on-Thames, anni Settanta
Per capire Philip Selway bisogna immaginare la cittadina di Abingdon, sulle rive del Tamigi, nella campagna inglese a sud di Oxford. Una cittadina conservatrice, di mercato, attraversata dal fiume, dove le strade sono fatte di ciottoli e le chiese hanno orologi medievali. La famiglia Selway vive lì in modo tranquillo. Il padre lavora in città, la madre Thea è una donna colta che ama la musica e accompagnerà l'intera carriera del figlio (morirà improvvisamente nel maggio 2006 durante un tour Radiohead in Olanda; la band cancellerà la data di Amsterdam per permettere a Phil di tornare a casa). Steven cresce silenzioso, attento, riflessivo. È introverso, ama la lettura, si appassiona di matematica. A quindici anni, sotto l'influenza dei dischi di Joy Division, The Clash e Velvet Underground che ascolta in camera, comincia a suonare la batteria. Non c'è nulla di plateale nella sua passione: è un metodo, una disciplina, un modo per ordinare il mondo.
La Abingdon School: cinque ragazzi e un'aula di musica
La Abingdon School è una delle scuole private più antiche del Regno Unito, fondata nel 1256. Aule di mattoni rossi, divise rigide, ginnastica obbligatoria, latino e greco. Lo zoccolo duro dell'educazione britannica. In quella scuola, nel 1985, si incontrano cinque ragazzi che cambieranno la storia del rock. Philip Selway è il più grande, al penultimo anno. Sotto di lui di un anno c'è Ed O'Brien. Due anni sotto, Thom Yorke e Colin Greenwood. Cinque anni sotto, il fratello minore di Colin: Jonny Greenwood. È Thom Yorke che decide di formare una band con Ed O'Brien, poi chiama Colin al basso. Hanno bisogno di un batterista. Il loro primo concerto lo fanno con un drum machine — ma la macchina non basta. Chiamano allora il più grande della scuola, quel ragazzo silenzioso che suona dietro l'aula di musica. Philip Selway entra negli On a Friday. Da quel giorno non lascerà mai la band. Quarant'anni dopo, è ancora lì.

Il quasi-abbandono: l'Irlanda e il ritorno
Quando tutti i ragazzi escono dalla Abingdon School nel 1988 per andare all'università, gli On a Friday rischiano di sciogliersi come tutte le band scolastiche. Selway si iscrive alla Liverpool Polytechnic (oggi Liverpool John Moores University) per studiare Letteratura, Vita e Pensiero (English and History). Gli altri vanno a Oxford, Manchester, Exeter. La band continua a provare durante le vacanze. Poi, all'inizio degli anni Novanta, succede qualcosa che il rock non racconta abbastanza: Selway lascia la band. Si trasferisce in Irlanda. Lavora come insegnante di inglese. Per un po' sembra che la storia degli On a Friday — diventati nel frattempo Shindig e infine Radiohead — debba andare avanti senza di lui. Poi una relazione finisce, Selway si ritrova solo, decide di tornare in Inghilterra. Riprende il suo posto dietro la batteria. Era il 1991. Pochi mesi dopo, i Radiohead firmano un contratto discografico con EMI. Creep viene registrata in quell'inverno. Pablo Honey esce nel febbraio 1993. Senza quel ritorno dall'Irlanda, Creep non sarebbe mai esistita.
Il drumming invisibile: precisione, sottrazione, eleganza
Quello che rende Philip Selway un batterista unico nel rock contemporaneo è una filosofia di sottrazione. Non c'è mai un assolo nei Radiohead. Non c'è mai una cassa che esplode da sola. Non c'è mai un momento in cui il batterista esce dalla band per mostrare di essere lì. Eppure ogni brano dei Radiohead ha la sua firma. Selway lavora con metriche dispari che sembrano normali — il 5/4 di 15 Step, il fluttuante in 3/4 di Pyramid Song che inganna l'orecchio facendolo credere in 4/4, le costruzioni a strati di Bloom, di Reckoner, di Idioteca. Selway integra la batteria acustica con la percussione elettronica in modo che diventa impossibile distinguere dove finisce uno strumento e comincia l'altro. È un metodo che ha cambiato il drumming del rock contemporaneo: Selway è il batterista che ha insegnato a una generazione che la batteria non deve essere protagonista per essere fondamentale. Thom Yorke lo ha definito "la persona più calma della band. Quando tutto sembra collassare, Phil è quello che ci tiene insieme." Sull'altro versante, Jonny Greenwood lo ha descritto come "il batterista che capisce la canzone meglio del cantante."
Familial e la carriera solista: il batterista che canta
Nel 2010, mentre i Radiohead sono in pausa dopo In Rainbows (2007), Philip Selway sorprende tutti. Pubblica il suo primo album solista, Familial, su Bella Union. Un disco intimo di folk acustico, voce sussurrata, chitarra acustica, melodie introspettive. Lontanissimo dalla complessità sonora dei Radiohead. "All'inizio non ho mostrato il disco ai miei compagni di band fino a quando non era finito," racconterà in un'intervista a Beat Magazine. "Mi parlano ancora, che è una buona cosa." Da lì comincia una carriera solista discreta ma ricca: Weatherhouse nel 2014, la colonna sonora del film Let Me Go nel 2017, e nel 2023 Strange Dance, descritto da Selway stesso come "un album di Carole King se avesse collaborato con la pioniera dell'elettronica Daphne Oram". Suona con Hannah Peel, Adrian Utley dei Portishead, Valentina Magaletti, Marta Salogni. Selway si scopre cantautore. Voce fragile, melodie pop nascoste sotto layer elettronici, testi introspettivi. Una seconda vita musicale fatta di sottrazione, esattamente come il suo drumming.
59 anni, ancora dietro la batteria
Oggi Philip Selway compie 59 anni. I Radiohead sono in pausa dal 2016, mentre Thom Yorke e Jonny Greenwood lavorano nei The Smile, Ed O'Brien pubblica un secondo album solista, Colin Greenwood suona dal vivo con Nick Cave e Warren Ellis. Selway continua a esplorare il suo percorso parallelo da cantautore. Ma il prossimo ritorno dei Radiohead è atteso da milioni di fan in tutto il mondo. E quando arriverà, il primo suono che si sentirà sarà ancora il suo: il rullante che entra preciso, il charleston che disegna il tempo, la cassa che pulsa come un cuore meccanico. Il batterista più discreto del rock contemporaneo, il drummer-poeta di una band che ha cambiato la musica senza mai cercare la notorietà. Buon compleanno, Phil.
🎧 Il brano del giorno
Radiohead – Pyramid Song
Pubblicata come singolo principale da Amnesiac (2001), Pyramid Song è considerata uno dei capolavori assoluti dei Radiohead e uno dei drumming più studiati e ammirati nella storia del rock contemporaneo. Costruita su un giro di pianoforte di Thom Yorke che sembra fluttuare in 4/4 ma in realtà è in una metrica dispari (3 + 3 + 4 + 6), la canzone trova in Philip Selway il suo elemento più sorprendente. Il batterista entra dopo il primo minuto con un drumming jazzistico, swingante, scivoloso, che non sottolinea mai il "uno" della battuta: lascia il tempo respirare come acqua. "I jumped in the river / What did I see? / Black-eyed angels swam with me" canta Yorke. Selway costruisce sotto un paesaggio ritmico che è insieme matematico e onirico. Bobby McFerrin disse che è uno dei più grandi drumming jazz mai registrati in un disco rock. Esempio perfetto della filosofia di Selway: la batteria come oggetto melodico, come strumento di poesia, mai come scena.
Top comment YouTube:
"My dad died last year. I played this at his funeral. The way Phil's drums enter at 1:11 still makes me cry every single time. It's like he's playing for the moment when grief becomes beauty. No other drummer could have done this."
Traduzione: "Mio padre è morto l'anno scorso. Ho fatto suonare questa al suo funerale. Il modo in cui la batteria di Phil entra a 1:11 mi fa ancora piangere ogni singola volta. È come se stesse suonando per il momento in cui il dolore diventa bellezza. Nessun altro batterista avrebbe potuto farlo."
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A domani, con un altro giorno che lascia il segno nel rock. 🎸