24 maggio 1941: nasce Bob Dylan, il ragazzo del Minnesota che ha vinto il Nobel per la Letteratura

Nasce Bob Dylan, il ragazzo del Minnesota che ha vinto il Nobel per la Letteratura

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Il 24 maggio 1941, al St. Mary's Hospital di Duluth, città portuale del Minnesota sul Lago Superiore, nasce il primogenito di Abraham e Beatrice Zimmerman, due immigrati ebrei discendenti da famiglie lituane e ucraine. Lo chiamano Robert Allen Zimmerman. Cinque anni dopo la famiglia si trasferisce a Hibbing, cittadina mineraria della Iron Range a duecento chilometri a nord, costruita attorno a una delle più grandi miniere di ferro a cielo aperto del mondo. Inverni a meno trenta gradi, strade ghiacciate per metà dell'anno, cieli grigi che pesano sui tetti delle case. Robert cresce ascoltando Hank Williams alla radio, Little Richard e Elvis Presley sui dischi, le messe alla sinagoga, le storie di Woody Guthrie sui libri. A diciannove anni lascia tutto: il nome, la famiglia, la cittadina, la prospettiva di vita borghese, l'università. Nel gennaio 1961 arriva a New York con una chitarra, una valigia e venti dollari in tasca. Sessantacinque anni dopo, è uno dei più importanti artisti del Novecento, primo musicista a vincere il Premio Nobel per la Letteratura (2016), autore di oltre 600 canzoni, oltre 125 milioni di dischi venduti, sessant'anni di tour senza interruzioni. Oggi compie 85 anni. La sua storia è il manifesto di come la canzone popolare americana è diventata letteratura.

Hibbing, Minnesota: la cittadina al freddo del mondo

Hibbing è una piccola cittadina di 16.000 abitanti incastrata nella Mesabi Iron Range, la più grande riserva di ferro degli Stati Uniti. Costruita due volte (la prima volta letteralmente smontata e ricostruita più a sud quando la miniera l'aveva mangiata), Hibbing è un luogo di neve, di sirene di fine turno, di minatori scandinavi e di emigranti dell'Est Europa. La famiglia Zimmerman vive al 2425 Seventh Avenue East, in una casa di mattoni a due piani. Il padre Abraham (Abe) gestisce la Zimmerman Furniture and Appliance Co., fondata dal padre Anna Zimmerman e dallo zio. La madre Beatrice (Beatty) Stone è figlia di immigrati lituani. Robert e suo fratello David crescono in una comunità ebraica molto piccola dentro un mondo cristiano protestante. Robert frequenta la Hibbing High School, edificio neoclassico con un teatro da 1.800 posti — uno dei più grandi auditorium scolastici degli Stati Uniti. Suona in band scolastiche con nomi come The Golden Chords, Elston Gunn, The Shadow Blasters. In un saggio scolastico interpreta Rock 'n' Roll Is Here to Stay di Danny & The Juniors al pianoforte, pestando i tasti così forte che il preside fa staccare il microfono. Diploma nel 1959. Sull'annuario scrive: "Voglio unirmi alla band di Little Richard."

Minneapolis, Dinkytown: l'apertura del mondo

Nel settembre 1959 Robert si iscrive all'Università del Minnesota a Minneapolis. Frequenta poco le lezioni. Scopre Dinkytown, il quartiere bohémien della città intorno al campus: librerie indipendenti, coffeehouse, jazz club, ragazzi che leggono Kerouac e Ginsberg. Comincia a suonare nei Ten O'Clock Scholar e altri locali folk. Abbandona il nome Robert Zimmerman e si presenta come Bob Dillon (poi Bob Dylan, forse dal poeta gallese Dylan Thomas, anche se Dylan stesso ha sempre negato l'origine). In quei mesi succede qualcosa di decisivo: in casa di un amico ascolta per la prima volta i dischi di Woody Guthrie, cantautore folk dell'Oklahoma che aveva attraversato la Depressione cantando per i migranti, gli operai, gli sfollati. Compra ogni disco di Guthrie. Legge la sua autobiografia Bound for Glory. Decide che vuole diventare come lui. Quando scopre che Guthrie è ricoverato in un ospedale del New Jersey, malato della rara malattia di Huntington, decide di andare a trovarlo. Nel dicembre 1960 abbandona l'università. Nel gennaio 1961, a vent'anni, lascia Minneapolis e parte per New York.

Greenwich Village, 1961: l'arrivo

Dylan arriva a New York City in pieno inverno, attraversando il paese in autostop con scali a Madison, Chicago, Cleveland. Va subito all'ospedale Greystone Park di Morris Plains, New Jersey, dove Woody Guthrie è ricoverato. Lo trova sdraiato a letto, magrissimo, scosso dai tremori della malattia. Dylan suona per lui Song to Woody, omaggio scritto durante il viaggio. Guthrie sorride. Dylan torna a Manhattan. Si stabilisce nel Greenwich Village, il quartiere bohémien della Lower Manhattan: poeti, musicisti folk, beatnik. Vive di carità. Dorme sui divani di amici. Mangia quando capita. Suona ai Gerde's Folk City, al Cafe Wha?, al Gaslight, al Bitter End. Il pubblico è composto da studenti universitari, intellettuali, attivisti per i diritti civili. Dylan ha una voce nasale, scarna, "scaduta", come la descriverà un critico. Ma scrive canzoni a una velocità inquietante. Tre canzoni al giorno, dieci a settimana, alcune capolavori istantanei. Suona l'armonica con il holder intorno al collo (tecnica imparata da Guthrie) e la chitarra acustica con un attacco aggressivo. Il 29 settembre 1961 il critico Robert Shelton del New York Times lo recensisce con la frase che cambierà tutto: "un giovane folk singer che sta letteralmente esplodendo di talento." Pochi giorni dopo, il leggendario produttore della Columbia Records, John Hammond, lo mette sotto contratto. Alla Columbia lo chiamano "Hammond's Folly". Il primo album Bob Dylan, registrato in due giorni nel novembre 1961, esce nel marzo 1962 e vende cinquemila copie.

Il 1963: Blowin' in the Wind e il manifesto generazionale

Il 27 maggio 1963 la Columbia pubblica il secondo album di Dylan, The Freewheelin' Bob Dylan. La cover è iconica: Dylan e la sua fidanzata di allora, Suze Rotolo, camminano abbracciati per una strada nevosa di Greenwich Village, in Jones Street all'angolo con West 4th. Il disco apre con Blowin' in the Wind, scritta da Dylan nel aprile 1962 in venti minuti seduto al Commons Coffeehouse (poi Fat Black Pussycat) di Greenwich Village. La canzone è basata sulla melodia dello spiritual No More Auction Block, brano degli schiavi neri del Sud. Tre strofe di domande retoriche: "How many roads must a man walk down / Before you call him a man?". La canzone diventa l'inno del movimento per i diritti civili: Pete Seeger la canta a tutte le manifestazioni, Joan Baez (compagna di Dylan in quegli anni) la suona ovunque, e soprattutto Peter, Paul and Mary ne fanno una versione che vende un milione di copie in due settimane. Il 28 agosto 1963, a Washington D.C., Martin Luther King tiene il discorso I Have a Dream davanti al Lincoln Memorial. Dylan è sul palco a cantare Blowin' in the Wind con Joan Baez davanti a 250.000 persone. Ha 22 anni.

Newport 1965: la svolta elettrica

Per due anni Dylan è la voce del folk-protest americano. Pubblica The Times They Are a-Changin' (gennaio 1964), titolo che diventa lo slogan di una generazione. Poi, in pochi mesi del 1965, cambia tutto. Compra una Fender Stratocaster. Recluta una band elettrica. Domenica 25 luglio 1965, al Newport Folk Festival nel Rhode Island, sale sul palco con la chitarra elettrica per la prima volta in vita sua. Suona Maggie's Farm a tutto volume. Il pubblico folk-purista, che lo considerava un profeta acustico, fischia e urla. Pete Seeger (secondo la leggenda, mai confermata) cerca un'ascia per tagliare i cavi. Dylan se ne va dopo tre canzoni. Quella sera nasce il rock contemporaneo. Nei mesi seguenti pubblica Bringing It All Back Home (marzo 1965), Highway 61 Revisited (agosto 1965) con la rivoluzionaria Like a Rolling Stone, e Blonde on Blonde (giugno 1966), considerato uno dei più grandi album del rock di sempre. Il tour mondiale 1966 con The Hawks (futuri The Band) divide il pubblico in tutto il mondo. Al concerto di Manchester del 17 maggio 1966 un fan grida "Judas!" (Giuda!) a Dylan tra una canzone acustica e una elettrica. Dylan risponde: "I don't believe you. You're a liar." Poi, alla band: "Play it fucking loud." Parte Like a Rolling Stone. Il rock non sarà mai più lo stesso.

Sessant'anni di reinvenzione: dal Self Portrait al Nobel

Dopo il 29 luglio 1966, quando Dylan ha un misterioso incidente in motocicletta a Woodstock che lo costringe a una pausa di quasi due anni, la sua carriera diventa una serie di reinvenzioni che continueranno per sei decenni. Country con Nashville Skyline (1969) e i duetti con Johnny Cash. Ritiro dal pubblico con Self Portrait (1970) e New Morning (1970). Tour planetario con Before the Flood (1974) accompagnato dalla Band. Capolavoro intimo Blood on the Tracks (1975), dopo il divorzio da Sara Lownds. Conversione cristiana con Slow Train Coming (1979) e Saved (1980). Anni Ottanta confusi, poi rinascita con Time Out of Mind (1997, prodotto da Daniel Lanois). Anni Duemila ispirati con Love and Theft (2001), Modern Times (2006), Tempest (2012). E poi il colpo di scena: il 13 ottobre 2016 l'Accademia Svedese annuncia che il Premio Nobel per la Letteratura è stato assegnato a Bob Dylan "per aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana." Primo musicista nella storia. Nel 2020 pubblica Rough and Rowdy Ways in piena pandemia, con la monumentale Murder Most Foul (17 minuti sulla morte di JFK), e il Never Ending Tour prosegue: nel 2026 Dylan è ancora in tour, con concerti programmati fino all'autunno.

85 anni, ancora in tour, ancora misterioso

Oggi Bob Dylan compie 85 anni. È ancora in tour — il Never Ending Tour è iniziato il 7 giugno 1988 e da allora la band suona circa cento date all'anno per più di tremila concerti totali, anchorato dal bassista storico Tony Garnier e dal chitarrista Charlie Sexton. Dylan è ancora misterioso. Non concede interviste. Cambia voce a ogni concerto. Riarrangia i suoi classici fino a renderli irriconoscibili. Sembra deciso a non lasciarsi mai imprigionare in una sola immagine. Ha scritto oltre 600 canzoni, ha vinto il Pulitzer Prize Special Citation nel 2008, la Presidential Medal of Freedom dal Presidente Obama nel 2012, dieci Grammy Awards, un Oscar (per Things Have Changed, 2000), un Golden Globe, e infine quel Nobel per la Letteratura che ha consacrato la canzone popolare americana come forma letteraria a tutti gli effetti. Da Hibbing, Minnesota, a Stoccolma. Da Robert Zimmerman a Bob Dylan. Da Song to Woody a Murder Most Foul. Sessantacinque anni di una sola, lunga, mutevole canzone. Buon compleanno, Bob.

🎧 Il brano del giorno

Bob Dylan – Blowin' in the Wind

Scritta da Dylan in venti minuti nell'aprile 1962 al Commons Coffeehouse di Greenwich Village, Blowin' in the Wind è la canzone che ha trasformato un giovane folk singer di vent'anni nell'icona di una generazione. Tre strofe di domande retoriche"Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?", "Quante volte un uomo può girare la testa fingendo di non vedere?" — costruite sulla melodia dello spiritual nero No More Auction Block, canto degli schiavi del Sud. Pubblicata su The Freewheelin' Bob Dylan il 27 maggio 1963 e portata al successo planetario da Peter, Paul and Mary poche settimane dopo, la canzone diventa l'inno del movimento per i diritti civili e dell'opposizione alla guerra del Vietnam. Cantata al March on Washington del 28 agosto 1963, dove Martin Luther King tenne il discorso I Have a Dream. La risposta che Dylan dà alle proprie domande è famosa quanto le domande stesse: "The answer, my friend, is blowin' in the wind." La risposta non c'è, o se c'è, è ovunque. Manifesto poetico del Novecento.

Top comment YouTube:

"My grandfather sang this at every family gathering until he died at 94. The last time I heard him sing it, he was holding my newborn daughter. She's now 12 and she sings it to her baby cousin. This song carries generations. Some songs don't get old, they just get truer."

Traduzione: "Mio nonno cantava questa a ogni riunione di famiglia fino a quando è morto a 94 anni. L'ultima volta che l'ho sentito cantare teneva in braccio mia figlia appena nata. Lei ora ha 12 anni e la canta al suo cuginetto. Questa canzone porta avanti le generazioni. Alcune canzoni non invecchiano, diventano solo più vere."

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