STORIE ROCK — 6 MAGGIO — Otis Blackwell, l'autore invisibile del rock and roll

Il 6 maggio 2002, in un ospedale di Nashville, si spegne a 71 anni un uomo il cui nome non dice quasi nulla al grande pubblico, eppure le cui canzoni hanno costruito due dei più grandi miti del rock'n'roll. Otis Blackwell è il padre nascosto del primo rock americano: l'autore di Don't Be Cruel, All Shook Up e Return to Sender per Elvis Presley, di Great Balls of Fire e Breathless per Jerry Lee Lewis, di Fever portata al successo da Little Willie John e Peggy Lee, di Daddy Rollin' Stone poi ripresa dai The Who. Oltre 1.000 canzoni, quasi 200 milioni di copie vendute, tre brani nel Grammy Hall of Fame. Una vita intera spesa nell'ombra, dalla sartoria di Brooklyn al Songwriters Hall of Fame, senza mai incontrare di persona Elvis Presley. Questa è la sua storia.

🎬 Brooklyn, il cinema e i cowboy bianchi

Otis Blackwell nasce a Brooklyn il 16 febbraio 1931, in un quartiere afroamericano della grande mela, in una famiglia operaia. Da bambino canta gospel in casa con i genitori, ma la sua educazione musicale prende presto una piega imprevedibile. Lavora come usciere in un cinema vicino casa, e mentre gli altri bambini neri ascoltavano blues o R&B, lui resta affascinato dai film di cowboy bianchi. Il suo idolo è Tex Ritter, il singing cowboy del Texas. Una passione apparentemente fuori posto per un giovane afroamericano del Brooklyn anni Quaranta, che diventerà però la chiave segreta della sua scrittura: Blackwell impara a fondere il fraseggio country dei suoi miti del cinema con il blues e il gospel della sua comunità, creando un linguaggio musicale ibrido che sarà il DNA del rock and roll. A 21 anni vince un talent show all'Apollo Theater di Harlem e firma con la RCA Victor, ma le sue incisioni non arrivano mai in classifica. Capisce in fretta che il suo talento non è cantare, ma scrivere.

🧵 La sartoria di Brooklyn e le demo casalinghe

Per arrivare a fine mese Blackwell lavora come stiratore in una sartoria di Brooklyn. Tra una piega e l'altra dei pantaloni del cliente di turno, compone canzoni nella testa. Tornato a casa la sera, registra demo casalinghe rudimentali in una stanza minuscola: lui al pianoforte, voce sovraincisa, e siccome non ha un batterista usa una scatola di cartone come tamburo. "Quando ho cominciato, le registrazioni a due tracce erano appena state inventate. Suonavo il piano, poi sovraincidevo la voce, e per il ritmo battevo su una scatola", racconterà più tardi. Quelle demo grezze, registrate con mezzi miseri, conterranno alcuni dei brani più importanti della storia del rock. Le porta a editori musicali di New York, su per le scale del leggendario Brill Building sulla Broadway dei teatri, dove i songwriter degli anni Cinquanta scrivono a getto continuo per teen idol e gruppi vocali. Blackwell sarà l'afroamericano di maggior successo del Brill Building.

🎁 La Vigilia di Natale del 1955: 25 dollari per cambiare la storia

La Vigilia di Natale del 1955 è uno dei momenti spartiacque della storia del rock. Otis Blackwell entra negli uffici della Shalimar Music Publishing e vende sei canzoni a 25 dollari ciascuna — totale 150 dollari per pagare i regali di Natale alla famiglia. Una di quelle sei canzoni si intitola Don't Be Cruel. Sei mesi dopo, il 2 luglio 1956, Elvis Presley la ascolta in studio a New York portata dall'editore Aaron "Goldie" Goldmark. Elvis rimane folgorato non solo dalla canzone, ma dal modo in cui Blackwell la canta sulla demo. Decide che la inciderà imitando esattamente l'interpretazione di Otis: stessa cadenza, stesso fraseggio, stesse esitazioni. Il singolo esce come lato B di Hound Dog, ma il pubblico lo richiede in radio più del lato A: supera Hound Dog nelle classifiche pop e resta al numero uno per otto settimane consecutive, diventando il singolo più venduto di Elvis nel 1956. Il rock and roll è ufficialmente nato come fenomeno di massa, e ha la firma — invisibile — di Otis Blackwell.

📞 L'incontro mai avvenuto con Elvis

Quello che pochi sanno è che Elvis Presley e Otis Blackwell non si sono mai incontrati di persona. Una scelta deliberata. "Avevo paura", raccontò Blackwell anni dopo, "che se l'avessi conosciuto e non mi fosse piaciuto, non avrei più potuto scrivergli canzoni. Meglio non rovinare il rapporto." Eppure Elvis basava le proprie interpretazioni vocali esattamente sulle demo di Blackwell, copiandone fraseggio e microvariazioni. Il Colonnello Tom Parker, manager di Presley, esigeva un patto durissimo: per ogni canzone incisa da Elvis, Presley doveva risultare co-autore e prendersi metà dei diritti. Blackwell accettò sempre. "Lui è diventato famoso, io ho avuto i compensi. È giusto così," avrebbe detto. Per Elvis scriverà anche All Shook Up (1957, otto settimane al numero uno), Paralyzed, Return to Sender (1962, lato A da Top 5 mondiale). Quando Elvis morì nel 1977, Blackwell rimase distrutto: "Era come un pezzo di tutta l'industria. C'è gente che pensi non possa morire mai. Quando se ne va, un pezzo di te se ne va con lei e non riesci a crederci."

🔥 Great Balls of Fire e l'autostrada del rock and roll

Mentre Elvis attraversa la sua era d'oro, Blackwell scrive anche per Jerry Lee Lewis, il Killer del Louisiana. Nel 1957 firma Great Balls of Fire (insieme a Jack Hammer), brano simbolo del rock'n'roll selvaggio. L'anno dopo arriva Breathless, altro classico immortale. Per Little Willie John scrive Fever (1956), che firma con lo pseudonimo "John Davenport" — un nome dal suono "bianco" che adotta per aggirare un contratto restrittivo. Fever sarà portata al successo definitivo dalla voce sensuale di Peggy Lee nel 1958 e reinterpretata da centinaia di artisti, da Madonna a Beyoncé, da Michael Bublé ad Ariana Grande: oggi è uno dei brani più reinterpretati della musica popolare americana. Per Jimmy Jones scrive Handy Man (1959), hit ripresa da James Taylor nel 1977. La sua Daddy Rollin' Stone del 1953 viene incisa nel 1965 dai The Who sull'EP Ready Steady Who. Otis Blackwell è ovunque nel rock degli anni Cinquanta: senza di lui, il rock and roll degli inizi semplicemente non sarebbe stato lo stesso. Eppure, fuori dall'industria, nessuno conosce il suo nome.

🏆 Il riconoscimento tardivo e l'eredità

Negli anni Sessanta l'arrivo dei Beatles e dell'era dei cantautori-band fa scivolare Blackwell ai margini. Continua a scrivere, ma le hit diradano. Nel 1976, ricevendo un Grammy come Miglior Voce Maschile, Stevie Wonder lo ringrazia pubblicamente dal palco con parole forti: lo definisce "un songwriter magnifico al quale tutti dobbiamo qualcosa". È il momento in cui il pubblico inizia a capire chi sia stato Otis Blackwell. Nel 1991 entra nella Songwriters Hall of Fame, nel 1994 nella Rhythm and Blues Foundation Hall of Fame. Nello stesso anno esce Brace Yourself: A Tribute to the Songs of Otis Blackwell, album tributo con cover di Chrissie Hynde, Deborah Harry, Dave Edmunds, Graham Parker, Kris Kristofferson, Ronnie Spector e altri. Negli anni Novanta un ictus lo lascia paralizzato. Si trasferisce a Nashville. Il 6 maggio 2002, a 71 anni, muore per un infarto. Lo piangono in pochi, ma le sue canzoni continuano a essere incise da Michael Bublé, Cheap Trick, Billy Joel, Madonna, Dolly Parton. Otis Blackwell è il padre nascosto del rock and roll: l'uomo che ha scritto le canzoni che hanno costruito Elvis, e che oggi continuano a vivere ovunque si suoni rock.

🎧 Il brano del giorno

Jerry Lee Lewis – Great Balls of Fire

Pubblicata l'11 novembre 1957 dalla Sun Records di Sam Phillips, Great Balls of Fire è il brano-simbolo dell'esplosione rock and roll del Killer del Louisiana, scritto da Otis Blackwell insieme a Jack Hammer. Jerry Lee Lewis la incide a Memphis dopo una lunga sessione di trattative con il produttore: il pezzo è impregnato di immagini di fuoco e dannazione bibliche, e Lewis — figlio di una famiglia di severa fede pentecostale — esita prima di registrarlo, convinto che cantare quei versi lo manderà all'inferno. Alla fine accetta, e l'incisione diventa storia: pianoforte ribelle, urla incandescenti, due minuti di rock'n'roll allo stato puro. Vende un milione di copie in dieci giorni e raggiunge il numero due della Billboard Hot 100. È il manifesto sonoro della prima generazione rock, scritto da un uomo di Brooklyn che non ha mai messo piede in Louisiana.

Top comment YouTube:

"Hard to believe a Black guy from Brooklyn wrote the wildest white rock'n'roll song of all time. Otis Blackwell never got the credit he deserved."

Traduzione: "Difficile credere che un nero di Brooklyn abbia scritto la canzone rock'n'roll bianca più scatenata di sempre. Otis Blackwell non ha mai ricevuto il credito che meritava."


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