STORIE ROCK — 15 MAGGIO — Brian Eno: il "non-musicista" che ha cambiato tutto

15 maggio 1948 – Brian Eno: la storia del visionario che ha plasmato Bowie, Talking Heads e U2


Quando il 15 maggio 1948, a Woodbridge nel Suffolk, nasce Brian Peter George St John le Baptiste de la Salle Eno, nessuno avrebbe potuto prevedere che quel bambino dal nome chilometrico sarebbe diventato uno dei più influenti pionieri della musica del Novecento. Non un cantante. Non un chitarrista virtuoso. Non un performer carismatico. Brian Eno si è sempre auto-definito un "non-musicista", un termine che ha coniato lui stesso. Eppure, decennio dopo decennio, la sua mano ha plasmato decine di capolavori del rock contemporaneo. Da Roxy Music a David Bowie, da Talking Heads a U2, da Devo a Coldplay, da John Cale alle missioni spaziali di Apollo. È stato il primo a teorizzare l'ambient music come genere autonomo, il primo a usare lo studio di registrazione come strumento compositivo, il primo a sviluppare le Oblique Strategies come tecnica di sblocco creativo. Oggi compie 78 anni e questa è la sua storia.

🎨 Ipswich, Winchester, Cornelius Cardew: le origini

Brian Eno cresce a Woodbridge, terzo figlio di una famiglia cattolica. Padre postino, madre belga. La passione per il sintetizzatore nasce presto: a 17 anni studia arte alla Ipswich Civic College, dove il suo insegnante è Roy Ascott, pioniere dell'arte cibernetica. Poi alla Winchester School of Art, dove incontra il compositore avanguardista Cornelius Cardew del Scratch Orchestra. È lì che Brian impara che la musica può essere fatta anche senza saper suonare uno strumento tradizionale: bastano idee, sintetizzatori, magnetofoni a nastro, intuizioni. Nel 1971 si trasferisce a Londra. Conosce Andy Mackay, sassofonista che sta formando una band con un cantante crooner di nome Bryan Ferry. Mackay invita Eno a unirsi come "operatore tecnico" e poi come suonatore di sintetizzatore VCS3 dei Roxy Music. Quel sintetizzatore EMS VCS3 era uno strumento britannico raro, modulare, capace di produrre suoni completamente nuovi. Eno lo userà per definire il suono dei primi Roxy Music.

🦚 Roxy Music: glam, sintetizzatori, e l'addio

Per due album storici — Roxy Music (1972) e For Your Pleasure (1973) — Eno diventa il centro visivo della band. Truccato, vestito di piume e lustrini, posizionato dietro al suo VCS3 dietro Ferry, sembra un alieno androgino caduto da un'altra galassia. Sul palco modula in tempo reale il suono delle chitarre di Phil Manzanera e del sax di Mackay, trasformandoli con effetti audio. Ma le tensioni con Bryan Ferry crescono: troppo carisma per due. Nel luglio 1973, dopo For Your Pleasure, Eno annuncia l'addio. Dirà a Sounds: "Mi resi conto che non potevo più stare in quella band. Bryan voleva qualcosa di diverso da quello che volevo io." I Roxy Music continueranno con grande successo (Country Life, Avalon), ma Eno è già in marcia verso qualcosa di completamente nuovo. Pubblica Here Come the Warm Jets (1974), Taking Tiger Mountain (By Strategy) (1974), Another Green World (1975), uno dei capolavori della sua carriera, e infine Before and After Science (1977). Album-laboratorio dove sperimenta art rock, glam, proto-ambient.

🎴 Le Oblique Strategies e l'invenzione dell'ambient

Nel 1975, con il pittore Peter Schmidt, Eno pubblica le Oblique Strategies: un mazzo di carte con frasi enigmatiche pensate per sbloccare la creatività in studio. Esempi: "Honor thy error as a hidden intention" (Onora il tuo errore come intenzione nascosta), "Use an old idea" (Usa una vecchia idea), "Take a break" (Fai una pausa), "Repetition is a form of change" (La ripetizione è una forma di cambiamento). Le carte diventeranno uno strumento di lavoro per generazioni di musicisti: Bowie le userà nelle sessioni di Berlino, i R.E.M. per New Adventures in Hi-Fi, i Coldplay per Viva la Vida. Quello stesso 1975, Brian Eno ha un incidente d'auto: viene investito da un taxi a Londra e finisce in convalescenza, immobilizzato a letto. Un'amica gli porta in regalo un disco di arpa medievale. Lo mette sul giradischi a basso volume, ma uno dei canali stereo non funziona e Brian non ha la forza di alzarsi. Resta a sentire il disco molto piano, mescolato con il suono della pioggia che cade sui vetri. Eureka: la musica può essere parte dell'ambiente, "tanto interessante quanto ignorabile". Nasce l'ambient music. Nel 1978 pubblicherà Ambient 1: Music for Airports, l'album che inventa letteralmente un nuovo genere musicale.

🇩🇪 La trilogia di Berlino: Bowie, Eno, Visconti

Estate 1977. David Bowie è uscito da Los Angeles dopo anni di cocaina. Si è rifugiato a Berlino Ovest con Iggy Pop. Vuole rifondare la sua musica. Chiama Brian Eno e il produttore Tony Visconti come collaboratori. Gli Hansa Tonstudio 2 sono a circa 500 metri dal Muro di Berlino: dalle finestre dello studio si vedono le torrette delle guardie russe con i fucili Sten. Bowie dirà a Pop Parade: "Registri guardando la torretta, e ti dà una certa frizione, quel tipo di frizione di cui ho bisogno. Non è un posto comodo per registrare. Senti la tensione esterna entrare." Eno suona il EMS Synthi AKS, propone trame ambientali con il VCS3, tratta le chitarre con i suoi effetti. Su sua richiesta viene chiamato a New York Robert Fripp dei King Crimson, che arriva in prima classe con la sua Les Paul. Fripp non aveva mai sentito le canzoni: in tre giorni registra le sue parti basandosi sul feedback, contrassegnando con il nastro adesivo i punti del pavimento dello studio dove suonare ogni nota diversa. Eno, Bowie e Visconti incidono in successione Low (gennaio 1977), "Heroes" (ottobre 1977) e Lodger (1979). La trilogia di Berlino è una delle vette del rock anni '70. La title track "Heroes" nasce vedendo dalla finestra dello studio Tony Visconti baciare la cantante jazz tedesca Antonia Maass sotto il Muro. Visconti era ancora sposato con Mary Hopkin. Le virgolette nel titolo sono volute: indicano ironia. Per la voce di Bowie, Visconti inventa il sistema multi-microfono: tre microfoni a 9 pollici, 6 metri e 15 metri di distanza, che si aprono progressivamente quando Bowie alza la voce.

🥁 Compass Point Bahamas: Remain in Light con i Talking Heads

Dopo Bowie, Eno passa ai Talking Heads. Aveva già prodotto i loro More Songs About Buildings and Food (1978) e Fear of Music (1979). Per il quarto album, Remain in Light (1980), Brian convince David Byrne, Chris Frantz, Tina Weymouth e Jerry Harrison a lavorare con un approccio radicalmente nuovo: niente canzoni pre-scritte, solo jam session improvvisate, registrate, dissezionate, riassemblate in studio come campioni umani. "Eravamo dei sampler umani," dirà Byrne. "Ascoltavamo i nastri, isolavamo i frammenti migliori e imparavamo a suonarli più e più volte." Eno aveva fatto sentire alla band un disco di Fela Kuti, padre dell'Afrobeat nigeriano. "Pensavo che fosse la cosa più eccitante che si stesse facendo in quel momento," dirà Eno a NPR nel 2000. Le sessioni iniziano nel luglio 1980 ai Compass Point Studios di Nassau, Bahamas. Studio A è occupato dagli AC/DC che stanno registrando Back in Black con Brian Johnson dopo la morte di Bon Scott. I Talking Heads si sistemano nello Studio B. Per due mesi, suonano jam infinite costruite su poliritmi afro, mentre Eno isola loop e costruisce architetture sonore. La band si sposterà poi ai Sigma Sound Studios per finire le voci. Là le tensioni esploderanno: Chris Frantz e Tina Weymouth si sentiranno trattati come "sidemen" inutili da Byrne ed Eno.

🎤 Once in a Lifetime: la canzone che quasi non nacque

Una delle jam delle Bahamas inizia con due bassline intrecciate. Chris Frantz grida la linea a Tina Weymouth durante una jam, lei la suona al basso. Tina Weymouth racconterà a Uncut: "Volevo lasciare spazio per la cacofonia che mi circondava. Mi sentivo come un carpentiere che inchioda, inchioda, solo per restare nel groove." Brian Eno, però, conta il ritmo diversamente dalla band: per lui il terzo beat del bar è il primo. Dice: "Questo significa che la canzone ha due centri di gravità — il loro funk groove e la mia comprensione dub-reggae di esso; un po' come nelle canzoni di Fela Kuti, dove più ritmi vanno avanti contemporaneamente." La canzone all'inizio si chiama Weird Guitar Riff Song. Eno non la ama: dice che non ha né strofa né ritornello. Per poco non viene scartata. Quando la band torna ai Sigma Sound senza Eno, l'ingegnere fa rifare la bassline a Weymouth: Eno aveva tolto la prima nota del bar perché "troppo ovvia". "Non è stata una grande lite tra me e Brian, come a volte è stato raccontato. Era solo una disputa musicale," dirà Weymouth. David Byrne ha il blocco dello scrittore. Si chiude in una stanza con un magnetofono e registra sermoni di televangelisti trasmessi dalle radio del Sud USA. Da quelle prediche tira fuori la cadenza, il ritmo, lo stile vocale per la canzone: "And you may find yourself living in a shotgun shack / And you may ask yourself: How did I get here?"

🌍 Da U2 a Coldplay: il produttore visionario di tre decenni

Dopo i Talking Heads, Eno trova la sua nuova grande collaborazione con Daniel Lanois e gli U2. Insieme producono The Unforgettable Fire (1984), The Joshua Tree (1987) e Achtung Baby (1991). The Joshua Tree venderà oltre 25 milioni di copie nel mondo, lanciando gli U2 nel firmamento. Achtung Baby reinventerà la band dopo il flop di Rattle and Hum. Poi Eno tornerà con gli U2 per Zooropa (1993), All That You Can't Leave Behind (2000) e No Line on the Horizon (2009). Nel 1983 pubblica Apollo: Atmospheres and Soundtracks, colonna sonora per il documentario For All Mankind sulla missione lunare, con il fratello Roger Eno e Lanois. La traccia An Ending (Ascent) diventerà un classico ambient. Nel 1990 collabora con John Cale (dei Velvet Underground) per Wrong Way Up. Produce Stay Awake (1988) dei Devo, Imagine di John Lennon in versione remix, e tanto altro. Negli anni 2000 produce Coldplay su X&Y (2005) e Viva la Vida or Death and All His Friends (2008), il loro album più ambizioso. Nel 2008 collabora con David Byrne dopo decenni di assenza su Everything That Happens Will Happen Today. Ancora oggi, a 78 anni, Eno è attivissimo: musica generativa, installazioni d'arte, attivismo politico (Stop the War, Brian Eno for Palestine). Le sue idee sul suono come ambiente, sullo studio come strumento compositivo, sull'imperfezione come stile hanno definito un'intera era della musica. Nessuno come lui.

🎧 Il brano del giorno

Talking Heads – Once in a Lifetime

In una giornata dedicata a Brian Eno, scegliamo il brano che racchiude meglio la sua rivoluzione produttiva: Once in a Lifetime dei Talking Heads, da Remain in Light (1980). Nata da una jam ai Compass Point Studios di Nassau (mentre nello Studio A accanto gli AC/DC registravano Back in Black), la canzone fu costruita con il metodo "human sampling" di Eno: jam registrate, frammenti isolati, loop ripetitivi assemblati in studio. La bassline di Tina Weymouth, suggerita da Chris Frantz che la gridava durante una jam, è il cuore poliritmico afrofunk del brano. Eno conta il ritmo diversamente dal resto della band — "due centri di gravità" come nelle canzoni di Fela Kuti. David Byrne, bloccato dallo scrittore, registra sermoni di televangelisti dalla radio del Sud USA e ne ruba la cadenza per le sue parole. "And you may ask yourself: How did I get here?" Il videoclip diretto da Byrne con la coreografa Toni Basil è iconico: Byrne danza spasmodicamente in completo bianco mentre dietro scorrono rituali religiosi. Eno quasi scarta la canzone, dice che non ha né strofa né ritornello. Diventerà uno dei classici assoluti del rock. Platino UK 2023. NPR la inserisce tra le 100 opere musicali più importanti del Novecento americano.

Top comment YouTube:

"Eno's afro-beats and Byrne's televangelist voice. Same as it ever was. Letting the days go by."

Traduzione: "I beat afro di Eno e la voce da televangelista di Byrne. Sempre come è sempre stato. Lasciar passare i giorni."


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