Starman di David Bowie: l'alieno che annunciò Ziggy Stardust

David Bowie e Starman: il giorno in cui un alieno reinventò la rockstar


🎬 Una canzone nata per imposizione

Quando il 28 aprile 1972 esce Starman, The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars è già finito. Bowie ha registrato il suo concept album sull'alieno-rockstar, ne è soddisfatto, vorrebbe pubblicarlo così com'è. Ma la RCA dice no: serve un singolo. Serve una canzone più radio-friendly, capace di entrare in classifica e trascinare l'album. Bowie torna in studio, si chiude con Mick Ronson e in poche ore tira fuori Starman. Una canzone nata per accontentare un'etichetta diventa la pietra angolare di tutto il progetto Ziggy: sostituisce Round and Round, una cover di Chuck Berry, e si piazza come undicesimo brano dell'album, alterando per sempre il bilancio narrativo del disco.

🌈 L'eco del Mago di Oz

Nel salto melodico del ritornello "There's a starman waiting in the sky...", Bowie compie un'ottava esatta che è una citazione consapevole di Over the Rainbow, l'inno cantato da Judy Garland in Il mago di Oz. Non è un caso: Bowie sta scrivendo una favola moderna, dove il bambino solo nella sua stanza ascolta una voce che gli promette un mondo diverso. L'alieno è il Mago, la radio è il ciclone, la stanza è la fattoria del Kansas. Quel riferimento, accolto inizialmente come un piccolo gioco da malizioso songwriter, diventerà una delle chiavi di lettura più profonde dell'intero universo Ziggy: il rock come fiaba salvifica, l'ascoltatore come Dorothy.

📺 6 luglio 1972: il giorno che cambiò la vita di una generazione

Pochi mesi dopo l'uscita del singolo, il 6 luglio 1972, Bowie si esibisce al Top of the Pops con Starman. È quello l'istante in cui Starman esce dal vinile e diventa rivoluzione culturale. Capelli arancione fluo, completo a quadri multicolore disegnato da Freddie Burretti, braccio sinistro languidamente appoggiato sulla spalla del chitarrista Mick Ronson. E poi, durante il verso "I had to phone someone, so I picked on you", il dito puntato dritto verso la telecamera. Quattordici milioni di spettatori britannici. Tra loro: Robert Smith, Morrissey, Ian Curtis, Peter Hook, Boy George, Marc Almond, Gary Kemp, Bono. Tutti raccontano oggi di aver capito quella sera cosa volevano essere. Starman non è più una canzone: è un'iniziazione collettiva.

🎸 Mick Ronson, il sodale silenzioso

Senza Mick Ronson, Starman sarebbe stata un'altra canzone. Suoi gli arrangiamenti d'archi che fanno volare il ritornello, suoi i cori sapientemente intrecciati alla voce di Bowie, sue le linee di chitarra elettrica che cuciono i versi al ritornello. Ronson è il direttore musicale invisibile dell'intero progetto Ziggy, l'uomo che traduce in note ciò che Bowie immagina come quadri. Eppure, sul palco, accetta di essere "soltanto" il chitarrista – sebbene quel "soltanto" sia in realtà una delle figure più riconoscibili del glam rock, capelli biondi, Les Paul dorata, riff che diventano subito iconici. La loro alleanza creativa durerà solo poco più di due anni, ma in quei due anni cambieranno per sempre il volto del rock britannico.

⚰️ La morte di Ziggy e l'eternità di Starman

Il 3 luglio 1973, all'Hammersmith Odeon di Londra, Bowie sale sul palco per quello che annuncia come l'ultimo concerto in assoluto: in realtà sta uccidendo in diretta Ziggy Stardust. Il personaggio era diventato troppo ingombrante, una maschera che minacciava di sostituire l'uomo che la indossava. Bowie l'ha capito in tempo e si congeda dall'alieno con un gesto teatrale che fa storia. Eppure Starman, paradossalmente, gli sopravvive. Continuerà a cantarla per decenni, in tour diversissimi tra loro, in tappe sempre più mature della sua carriera. La canzone scritta in fretta resta la sua più grande hit britannica fino a Let's Dance: una specie di scherzo del destino artistico, in cui il compromesso commerciale diventa il marchio dell'eternità.

🌌 Cosa Starman ci dice ancora oggi

Ascoltata oggi, Starman è qualcosa di più di una canzone glam. È un piccolo trattato sul potere della musica popolare. È la dichiarazione che il rock può raggiungere chi è solo nella propria stanza, mettersi in contatto con lui, dirgli che esiste un altro modo di stare al mondo. È la prova che gli artigiani del pop possono creare miti più potenti di quelli scritti dalle religioni e dalle bandiere. Ed è forse, ancora oggi, la canzone che meglio riassume cosa sia stato Bowie: un essere venuto da un altro pianeta che, per qualche anno, ha avuto la pazienza di parlare con il nostro.

🎧 Il brano del giorno

David Bowie – Ziggy Stardust

Se Starman annuncia l'arrivo dell'alieno, Ziggy Stardust lo descrive nei dettagli, dalla sua ascesa alla sua caduta. Quella linea di chitarra di Mick Ronson è una delle più riconoscibili del rock: tre note che bastano a evocare un'epoca intera. Per chiudere il racconto di Bowie, era inevitabile passare dal personaggio al suo manifesto.

Top comment YouTube:

"My grandfather, who never liked rock, played this song at his 80th birthday and said 'This man understood what we were all afraid to say.' He passed away last year. I miss him every time I hear that guitar riff."

Traduzione: "Mio nonno, che non aveva mai amato il rock, mise questa canzone all'80° compleanno e disse: 'Quest'uomo ha capito ciò che noi tutti avevamo paura di dire'. È mancato l'anno scorso. Mi manca ogni volta che sento quel riff di chitarra."


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