STORIE ROCK — 19 MAGGIO — Pete Townshend


Pete Townshend a 81 anni: il bambino di Chiswick che inventò la rock opera e sopravvisse alla notte più nera


Chiswick, West London, 19 maggio 1945. Sei giorni fa la Germania ha firmato la resa. L'Inghilterra è ancora un paese di razionamenti, finestre oscurate e macerie da rimuovere. In una casa di Whitehall Place nasce Peter Dennis Blandford Townshend. Sua madre Betty canta nelle big band, suo padre Cliff suona il sax negli Squadronaires della RAF. Pete crescerà tra strumenti, valigie da tournée, prove e ascolti. Da quel bambino schivo dal naso enorme uscirà l'uomo che inventerà la rock opera, il mulinello con il braccio destro, la chitarra spaccata sul palco. Ma anche l'uomo che, in una mattina del gennaio 2003, vedrà la polizia bussare alla sua porta. Questa è la storia intera. Luci e ombre di un genio assoluto del rock.

🎸 Whitehall Place, la nonna Denny e una chitarra spagnola

Pete cresce in una famiglia di musicisti, ma la sua infanzia è tutt'altro che serena. Tra i sei e i sette anni viene mandato a vivere dalla nonna materna Denny, donna fragile e mentalmente disturbata. Pete tornerà su quegli anni nei decenni successivi con dolore, descrivendoli come l'origine di traumi mai del tutto risolti, sospettando abusi mai del tutto chiariti. A undici anni proprio Denny gli regala una chitarra spagnola di pessima qualità: il suono è mediocre, ma per Pete è una sliding door. Comincia a strimpellare per ore. A tredici anni vede Rock Around the Clock al cinema e capisce: è quella, la sua lingua. A quindici anni, all'Acton County Grammar School, suona già il banjo nei Confederates. Poi conosce un altro studente, un ragazzo arrogante e bellissimo dal nome Roger Daltrey. La storia che cambierà il rock comincia in un'aula di Londra ovest, tra ragazzi che non vogliono diventare impiegati.

⚡ Mulinello, distruzione e l'invenzione del rock scenico

1964, Railway Hotel di Harrow & Wealdstone. Pete colpisce per sbaglio il soffitto basso del locale e rompe il manico della sua Rickenbacker. Per coprire l'imbarazzo, decide di distruggere completamente la chitarra contro l'amplificatore. La folla esplode. La sera dopo i ragazzi tornano apposta per rivedere lo show. È nato il "guitar smashing" come gesto rituale. Pochi mesi prima Pete aveva osservato Keith Richards riscaldare il braccio destro con un movimento circolare prima di salire sul palco: lo adotta come marchio di fabbrica. Nasce il "windmill". Il chitarrista degli Who non è più un esecutore: è un attore, un attivista scenico, un rivoluzionario. Roger urla, John Entwistle dipinge bassi epici, Keith Moon distrugge la batteria con la furia di chi sa che morirà giovane. Pete tiene insieme il tutto come un direttore d'orchestra impazzito, con la SG Gibson in mano e il braccio destro che gira.

🎭 Tommy, Who's Next, Quadrophenia: il primo a chiamarla rock opera

Nel 1969 esce Tommy: due dischi, ventiquattro brani, un ragazzo cieco-sordo-muto che diventa messia del pinball. È il primo concept album al mondo venduto come "rock opera". Pete ha studiato Meher Baba, il maestro indiano che professava l'amore universale: trasferisce quella spiritualità nei testi senza farne mai un manifesto religioso. Nel 1971 Who's Next introduce i sintetizzatori in modo radicale: il loop ipnotico di Baba O'Riley, l'organo Lowrey di Won't Get Fooled Again, l'arpeggio cristallino di Behind Blue Eyes. È uno dei dischi più importanti degli anni Settanta. Nel 1973 arriva Quadrophenia: doppio album sui mods di Brighton, struggente, malinconico, definitivo. Quattro personaggi, quattro temi musicali, quattro facce di un unico ragazzo perduto chiamato Jimmy. Pete è il narratore, il regista, lo sceneggiatore. Daltrey è il corpo, lui è la mente. Nessun chitarrista prima di lui aveva osato tanto. Nessuno dopo lo eguaglierà.

🌑 13 gennaio 2003: la mattina che cambia tutto

È mattina presto a The Wick, casa di Pete a Richmond. Bussano alla porta. È la Metropolitan Police. La sua carta di credito è stata tracciata su un sito di pedopornografia visitato nel 1999, all'interno della maxi-operazione FBI-Scotland Yard nota come Operation Ore. Pete viene portato in centrale e arrestato in base al Protection of Children Act. Quel pomeriggio rilascia una dichiarazione pubblica: "Non sono un pedofilo. Sono pronto a far analizzare ogni hard disk che possiedo." Da mesi sta scrivendo la sua autobiografia. Da anni — dal 1995 — porta avanti una campagna pubblica contro la pedopornografia online, convinto che le banche americane e i circuiti delle carte di credito si stiano arricchendo su quel traffico criminale e debbano essere smascherati. È stato — sostiene — un "vigilante", un infiltrato. La stampa britannica gli si rivolta contro con titoli a piena pagina. Le radio cancellano i suoi brani dalle rotazioni. Gli amici si dividono. Pete è devastato. Si chiude in casa. Non parla con nessuno per settimane.

🌅 7 maggio 2003: l'esonero, il caution e una ferita che non guarisce

Dopo quattro mesi di analisi forensi minuziose, la Metropolitan Police comunica ufficialmente: "Pete Townshend non era in possesso di alcuna immagine scaricata di abusi su minori." Le accuse pesanti di possesso decadono. La polizia accetta "incondizionatamente" che il suo motivo per accedere al sito fosse di ricerca, non criminale. Pete viene formalmente scagionato dalle accuse più gravi. Riceve però un caution formale per aver compiuto comunque l'atto illegale di visita, e viene iscritto nel registro dei sex offenders per cinque anni, fino al 2008. Pete sceglie di non andare in tribunale: dirà alla BBC che non aveva "il coraggio e la forza" di presentarsi davanti a un giudice. Anni dopo il giornalista investigativo Duncan Campbell, analista forense esperto, dichiarerà pubblicamente di aver visionato l'hard disk di Pete e di avere "prove inconfutabili" che il chitarrista non era mai entrato realmente sul sito. Ma il danno emotivo è già stato fatto. Pete sprofonda in una depressione profonda. Più tardi scriverà che fu "come un linciaggio". Una ferita pubblica che il tempo cura solo in parte.

🌅 Who I Am, 2012: la voce ritrovata

Nel 2012 esce finalmente Who I Am, l'autobiografia che era stata l'origine remota di tutta la vicenda. Pete vi parla apertamente del suo periodo con la nonna Denny, dei sospetti abusi subiti da bambino, di tutto ciò che lo aveva spinto verso quel sito nel 1999 — non per perversione, ma per una forma personale di esorcismo investigativo. "Se avessi avuto una pistola, mi sarei sparato", scrive ricordando il gennaio 2003. "È stato come un linciaggio." Nello stesso anno torna sul palco con gli Who, suona ai Giochi Olimpici di Londra 2012 con Roger Daltrey davanti a un miliardo di spettatori. Nel 2019 esce Who, tredicesimo album in studio della band, che debutta n.2 nel Regno Unito e n.3 negli USA. Nel 2024 gli Who chiudono il Songbook Tour in Europa. A 81 anni, Pete Townshend è ancora lì. Il mulinello forse non è più così rapido come a vent'anni. Ma il braccio destro continua a ruotare. E la porta, quella aperta da Let My Love Open the Door, non si è mai richiusa.

🎧 Il brano del giorno

The Who – Love Reign O'er Me

Brano conclusivo di Quadrophenia (1973), l'urlo di Roger Daltrey sotto la pioggia sintetica creata da Pete è uno dei vertici emotivi del rock di tutti i tempi. "L'amore piova su di me, come piove sul mare" — la richiesta di salvezza di Jimmy il mod sulla scogliera di Brighton, ma anche il grido di ogni uomo che ha conosciuto il buio. Per chi compie 81 anni oggi, l'invocazione più giusta che possa risuonare.

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"If you are still listening to this....hear it in your soul.....you are not old....Peace"

Traduzione: "Se la stai ancora ascoltando… sentila nella tua anima… non sei vecchio… Pace"


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