Nirvana 30 aprile 1991: il contratto che ha cambiato il rock

Nirvana, 30 aprile 1991: il contratto che ha messo in ginocchio il pop globale

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Il 30 aprile 1991 è una data che il rock continua a guardarsi indietro per ricordare quanto possano essere fragili — e potenti — i momenti di passaggio. Quel pomeriggio, in un grattacielo della Geffen Records a Los Angeles, tre ragazzi di Aberdeen, Washington, firmarono un contratto da cinquantadue pagine. Erano una band di nicchia. Si chiamavano Nirvana. Cinque mesi dopo, Nevermind avrebbe sostituito Dangerous di Michael Jackson al numero uno della Billboard 200. Una firma. Un anticipo. Un pugno di panini. E il rock americano avrebbe smesso di essere quello che era stato fino al giorno prima.

Il giorno in cui Sub Pop non bastò più

Nel 1990 i Nirvana sono ancora una band del circuito indipendente. Bleach, uscito per Sub Pop nel 1989, ha venduto poco. Cobain e Novoselic vivono al limite della povertà: la mitologia del non vendersi mai si scontra con la realtà di affitti non pagati, di una macchina a corto di benzina, di un'etichetta — Sub Pop — che a sua volta sta navigando in acque finanziarie pessime. Qualunque indie label li avrebbe voluti, ma nessuna avrebbe potuto pagare la buyout del loro contratto Sub Pop. La major era l'unica strada. Chad Channing aveva lasciato il posto alla batteria, e dopo brevi passaggi, l'estate 1990 portò Dave Grohl, ex batterista degli Scream di Washington D.C., dentro la band. Tre uomini, una formazione finalmente stabile, una visione che cercava la propria scala.

Il ruolo di Kim Gordon e Susan Silver

A cambiare il destino dei Nirvana sono soprattutto due donne. Susan Silver, manager di Soundgarden e Alice in Chains, incontra Cobain e Novoselic a Los Angeles e li introduce all'agente Don Muller e all'avvocato Alan Mintz, specializzato in nuovi accordi major. Mintz inizia a far girare il demo dei Nirvana — registrato agli Smart Studios del Wisconsin con Butch Vig nell'aprile 1990 — tra le case discografiche americane. È in quei demo che già si sente il futuro: In Bloom, Polly, Lithium, Breed, perfino una prima versione di Stay Away. Ma è soprattutto Kim Gordon dei Sonic Youth a fare la differenza: la bassista raccomanda i Nirvana ai suoi amici alla DGC, sussidiaria della Geffen. I Sonic Youth avevano firmato per DGC nel 1990 con Goo, e quell'esperienza apriva la strada. Quando Novoselic verrà introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2014, ringrazierà esplicitamente Susan Silver per avere "introdotto i Nirvana correttamente all'industria musicale".

Cinquantadue pagine, due cognomi sbagliati

Il contratto datato 30 aprile 1991 è un documento di cinquantadue pagine. Copre tutto: durata, obblighi di consegna, procedure di registrazione, costi recuperabili, anticipi aggiuntivi, royalty. Il "Term" prevedeva un anno iniziale con opzioni successive su più anni. L'anticipo ammontava a duecentonovantamila dollari. La firma era apposta da tutti e tre i membri della band: Kurt D. Cobain, Chris Novoselic, David Grohl. Solo che — e questa è la parte che fa sorridere — sulla pagina della firma due cognomi venivano stampati con errori grossolani: "Kobain" al posto di "Cobain" e "Groh" al posto di "Grohl". Un dettaglio che racconta tutta la fretta con cui DGC voleva chiudere l'accordo, davanti al rischio di vedersi sfilare la band da altri major. Il contratto originale è oggi un cimelio venduto all'asta da Julien's Auctions per cifre considerevoli.

"Mangiammo panini e firmammo carte"

La firma del 30 aprile, raccontata dai Nirvana, è entrata nella mitologia rock per il suo splendido anti-climax. È Krist Novoselic a riassumerla a David Fricke di Rolling Stone con una delle frasi più memorabili dei primi anni Novanta: "Non stavamo nemmeno prestando attenzione. Ero io quello che parlava con l'avvocato: 'Come sta andando l'accordo?'. Poi un giorno abbiamo firmato tutte le carte — e abbiamo ordinato dei panini. Mangiavamo panini e firmavamo carte. È stato così. Non sapevamo in cosa ci stessimo cacciando. Abbiamo preso tutti questi soldi come anticipo, e li abbiamo spesi tutti in studi, video e tasse." Dietro l'apparente disinteresse c'era però un'attenzione precisa: era stato Novoselic a guidare le trattative, e i Nirvana avevano scelto DGC anche perché la presenza dei Sonic Youth nello stesso roster sembrava garantire una libertà artistica che altre major non avrebbero offerto. La firma sembrò casuale. Non lo era.

Da duecentocinquantamila a trenta milioni

Quando la DGC firma i Nirvana, le aspettative sono modeste. Duecentocinquantamila copie — lo stesso numero raggiunto dai Sonic Youth con Goo — sembravano un buon obiettivo per il secondo album della band di Aberdeen. Nevermind esce il 24 settembre 1991. Il primo singolo, Smells Like Teen Spirit, riceve un airplay massiccio non solo dalle radio americane ma soprattutto da MTV, che lo trasmette in heavy rotation. A Natale 1991, l'album vende quattrocentomila copie alla settimana negli Stati Uniti. Il gennaio 1992, Nevermind spodesta Dangerous di Michael Jackson dal numero uno della Billboard 200. Vende oltre sette milioni di copie negli Stati Uniti e oltre trenta milioni nel mondo. I Nirvana smettono in poche settimane di essere una band. Diventano un fenomeno generazionale. I tour europei della tarda 1991 vengono sospesi per problemi di sicurezza: i locali oversellano i biglietti, il pubblico si schiaccia contro i palchi, la band fatica a contenere quello che ha generato.

L'effetto Liverpool e la rivincita di Seattle

Il successo dei Nirvana cambia anche il destino di chi li aveva lasciati andare. Sub Pop, dopo il successo di Nevermind, vede la propria reputazione rialzarsi enormemente: Geffen firma un accordo con l'etichetta di Seattle per ristampare Bleach, che vende un milione e settecentomila copie diventando il disco più venduto della storia di Sub Pop. Bruce Pavitt, fondatore di Sub Pop, scrive nel suo libro Experiencing Nirvana: Grunge in Europe, 1989 che l'effetto Nirvana su Seattle fu paragonabile a quello dei Beatles su Liverpool: tutta una scena venne portata in superficie. Da Seattle e dal Pacific Northwest uscirono Pearl Jam, Soundgarden, Alice in Chains, Mudhoney, Tad, Mother Love Bone e Screaming Trees, con cui le major iniziarono a costruire roster grunge a partire da quell'anno. Ma l'onda travolse anche band del movimento grunge nate fuori dalla zona di Seattle: gli Stone Temple Pilots di San Diego, gli Smashing Pumpkins di Chicago, i Bush britannici, gli Hole di Los Angeles, i Silverchair australiani. L'underground americano aveva firmato la sua entrata a Hollywood con un contratto di cinquantadue pagine e due cognomi sbagliati. Quando il 5 aprile 1994 Cobain si toglie la vita, lascia un'eredità in parte costruita anche su quel pomeriggio losangelino in cui aveva mangiato panini mentre il rock cambiava per sempre.

🎧 Il brano del giorno

Nirvana – In Bloom

Secondo singolo estratto da Nevermind (pubblicato nel novembre 1992), In Bloom è il brano che meglio cattura l'ironia tagliente della firma del 30 aprile 1991. Cobain lo scrive prima dell'accordo con Geffen, durante le sessioni con Butch Vig agli Smart Studios nell'aprile 1990, e racconta proprio del tipo di fan generato dalla cosa che stava per accadere: un ragazzo che canta tutte le belle canzoni dei Nirvana senza avere idea di cosa significhino. Ironia profetica: pochi mesi dopo, milioni di adolescenti americani avrebbero cantato In Bloom con la stessa innocenza che il brano denunciava. Il videoclip diretto da Kevin Kerslake, una parodia in bianco e nero di The Ed Sullivan Show anni Sessanta, vinse un MTV Video Music Award nel 1993.

Top comment YouTube:

"Kurt wrote a song mocking the people who would make him famous. And then they made him famous anyway. That's the most Nirvana thing ever."

Traduzione: "Kurt ha scritto una canzone che prendeva in giro le persone che lo avrebbero reso famoso. E poi loro lo hanno reso famoso lo stesso. È la cosa più Nirvana di sempre."

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