Kent State 1970 e Ohio di Neil Young: la storia

Kent State e Ohio: quattro morti, una fotografia e la canzone che il rock non avrebbe più potuto disimparare


🇺🇸 Maggio 1970: l'America è una polveriera

Per capire cosa accade il 4 maggio 1970 sul prato della Kent State University, bisogna prima sentire l'odore di benzina che impregna l'aria di tutta l'America in quella primavera. La guerra del Vietnam dura ormai da quindici anni. Il movimento pacifista ha già prodotto Woodstock, ha già visto cadere Bobby Kennedy e Martin Luther King, ha già ascoltato Bob Dylan dire che i tempi stavano cambiando. Ma il 30 aprile, in un discorso televisivo che lascia il paese senza fiato, il presidente Richard Nixon annuncia l'invasione del Cambogia. La guerra che doveva finire si allarga. La fiducia, già malridotta, si spezza.

In meno di una settimana, oltre quattrocento campus universitari entrano in stato di sciopero. A Kent, una cittadina universitaria di centocinquantamila abitanti nel cuore industriale dell'Ohio, gli studenti scendono in piazza il primo maggio. Il sabato 2 maggio danno fuoco al ROTC building, il centro di addestramento militare presente nel campus. Il governatore repubblicano James Rhodes, in piena campagna elettorale per il Senato, definisce gli studenti "il gruppo di persone peggiore che abbiamo nutrito in America" e invia la Guardia Nazionale dell'Ohio. La domenica il campus è già un presidio militare. Nessuno dei diciannovenni che attraversano il prato per andare a lezione si immagina che lunedì sarà il loro ultimo giorno di vita.

🔫 Tredici secondi: la cronologia esatta del massacro

Lunedì 4 maggio 1970, ore 12:00. Una manifestazione studentesca si raduna sul Commons di Kent State, nonostante il divieto di assembramenti firmato dal governatore. Sono circa tremila studenti, alcuni decisamente coinvolti nella protesta, molti altri semplicemente curiosi o in pausa pranzo. La Guardia Nazionale, comandata dal generale Robert Canterbury, riceve l'ordine di disperdere la folla. Lanciano lacrimogeni, ma il vento li rispedisce indietro. Avanzano con baionette in canna spingendo gli studenti su per Blanket Hill. Si dividono. Alcuni militari restano isolati e marciano in formazione verso una zona aperta del campo, il Practice Field, circondato da una recinzione metallica.

Alle 12:24, mentre la situazione sembra rientrare e i militari si stanno ritirando, una squadra di ventotto uomini si volta improvvisamente verso la collina e apre il fuoco. Tredici secondi. Sessantasette colpi. Pallottole a piena potenza, sparate ad altezza uomo verso una folla disarmata. Quando cessa il fuoco, restano a terra quattro ragazzi:

Jeffrey Miller, 20 anni, colpito alla bocca a 80 metri di distanza, attivista contro la guerra. — Allison Krause, 19 anni, colpita al petto a 100 metri, brillante studentessa che la mattina aveva infilato un fiore nel fucile di un soldato dicendo "i fiori sono meglio dei proiettili". — William Schroeder, 19 anni, colpito alla schiena a 115 metri, allievo del ROTC, non stava nemmeno protestando. — Sandra Scheuer, 20 anni, colpita al collo a 120 metri, stava semplicemente attraversando il campus per andare a una lezione di logopedia.

Nove altri studenti vengono feriti. Dean Kahler, colpito alla schiena, resterà paralizzato dal busto in giù per tutta la vita. Nessuno dei militari sarà mai condannato.

📷 La fotografia che cambiò la coscienza dell'America

In mezzo al caos, uno studente di giornalismo della stessa Kent State scatta una fotografia che entrerà negli annali del Novecento. John Filo, ventuno anni, è in tirocinio per il giornale del campus quando vede una ragazzina con i capelli scuri inginocchiarsi accanto al corpo di Jeffrey Miller. Si chiama Mary Ann Vecchio, ha quattordici anni, è scappata di casa dalla Florida e si è ritrovata per caso sul Commons quel giorno. Filo scatta. La foto, in bianco e nero, mostra il volto di Mary Ann spalancato in un grido muto, le braccia aperte sopra il corpo del ragazzo morto.

L'immagine vincerà il Premio Pulitzer per la fotografia nel 1971. Apparirà sulle prime pagine di tutto il mondo. Mary Ann verrà perseguitata per anni, accusata di essere una runaway responsabile della morte di Miller, costretta a nascondersi e cambiare città. Solo decenni dopo lei e Filo si incontreranno per parlare apertamente di quel giorno. La foto, intanto, era diventata l'icona definitiva della guerra del Vietnam e della frattura tra l'America istituzionale e i suoi figli.

🎸 Pescadero, California: Neil Young apre Life Magazine

Pochi giorni dopo il massacro, Neil Young si trova in una cabin a Pescadero, sulla costa californiana, ospite di David Crosby. È il maggio 1970, Déjà Vu è uscito da pochi mesi e Crosby, Stills, Nash & Young sono al culmine della loro popolarità. Crosby porta a Neil il numero di Life Magazine appena pubblicato. La copertura del massacro occupa diverse pagine. C'è la foto di Filo. Neil resta in silenzio. Si alza, prende la sua chitarra acustica Martin e va a sedersi tra i sequoia.

In meno di un'ora la canzone è scritta. Quando rientra, la suona a Crosby. Le parole iniziano con un'immagine fulminante: "Tin soldiers and Nixon coming, we're finally on our own". Soldatini di latta e Nixon in arrivo, finalmente siamo soli. "Should have been done long ago" — sarebbe dovuto succedere molto tempo fa. E poi quel verso ripetuto come un mantra funebre: "Four dead in Ohio. Four dead in Ohio. Four dead in Ohio." Crosby la ascolta e capisce due cose: che è una canzone perfetta, e che bisogna inciderla immediatamente.

⚡ 21 maggio 1970: la session che fermò l'America

Crosby, Stills, Nash & Young entrano ai Record Plant di Los Angeles diciassette giorni dopo il massacro. Il produttore è David Briggs, fedele collaboratore di Neil Young. Stephen Stills aggiunge il suo riff di chitarra, secco e tagliente come un colpo di lama. Graham Nash sistema le armonie. Le voci si intrecciano fino a diventare una sola voce collettiva, l'urlo di una generazione tradita. Alla fine della session, David Crosby crolla in studio piangendo e gridando ripetutamente "Why? Why?". Quel pianto resta nel mix finale, alla fine della canzone. Lo si sente ancora oggi. È la cosa più disperata mai incisa in un disco rock.

Atlantic Records pubblica il singolo a giugno, con Find the Cost of Freedom di Stephen Stills sul lato B. È una mossa commercialmente azzardata: Teach Your Children di Graham Nash è già nelle classifiche e Ohio gli ruberà spazio radiofonico. Ma Ahmet Ertegun, capo della Atlantic, capisce. Ohio viene rilasciata in tempo record e arriva al numero 14 della classifica Billboard, nonostante molte radio AM la bandiscano per la menzione esplicita di Nixon — definita "unprecedented" nella storia del pop americano. Le radio FM, invece, la trasmettono ininterrottamente.

🕯️ Eredità: una canzone che non ha smesso di chiedere giustizia

Ohio non è solo una grande canzone. È un documento. È la prova che la musica può essere giornalismo immediato, sismografo di una coscienza ferita. Ma è anche, paradossalmente, una canzone che Neil Young ha sempre vissuto con disagio: quanti soldi ha guadagnato lui da quel singolo, mentre quattro famiglie piangevano i loro figli? Lo stesso autore ha più volte ammesso il senso di colpa, ma ha anche sempre rivendicato il diritto e il dovere di testimoniare.

Negli anni successivi, Ohio è diventata l'inno standard delle proteste americane. Riemerge a ogni nuovo lutto civile, a ogni nuova generazione che riscopre la fotografia di Filo nei libri di storia. Crosby, Stills, Nash & Young l'hanno suonata centinaia di volte dal vivo, e ogni volta sembra che le quattro vittime cadano di nuovo. Nel 2010, in occasione del quarantesimo anniversario, Neil Young suonò Ohio in solitario sul prato di Kent State. Mary Ann Vecchio era nel pubblico. Aveva sessantatré anni. Piangeva.

Non c'è sigillo migliore di questo per una canzone scritta in meno di un'ora cinquantasei anni fa: continuare a fare male, ogni volta che riparte quel riff. Continuare a chiedere giustizia per i morti che il potere voleva archiviare in fretta. Continuare a essere rock, nel senso più puro e più scomodo del termine.


🎧 Il brano del giorno

Crosby, Stills, Nash & Young – Find the Cost of Freedom

Lato B di Ohio, scritta da Stephen Stills come ninnananna funebre per chi non torna dalla guerra. Due minuti scarsi, armonie a quattro voci che sembrano un canto liturgico. Il complemento perfetto al pugno di Ohio: dove Neil grida, Stephen sussurra. Il prezzo della libertà è scritto sotto terra.

Top comment YouTube:

"My uncle came home from Vietnam in a flag-draped coffin in 1968. They played this at his funeral five years too early — it didn't exist yet. Now every Memorial Day my grandmother plays it for him. Stills wrote it for all of us."

Traduzione: "Mio zio tornò dal Vietnam in una bara avvolta nella bandiera nel 1968. La suonarono al suo funerale con cinque anni di anticipo — ancora non esisteva. Ora ogni Memorial Day mia nonna la mette per lui. Stills l'ha scritta per tutti noi."


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