Diciotto giorni prima della fine: l'ultima notte inglese di Jimi Hendrix
Condividi

L'estate del 1970 sull'Isola di Wight era finita in un disastro organizzativo. Il festival doveva reggere centocinquantamila persone e ne arrivarono seicentomila: la collina davanti al palco si riempì di gente senza biglietto, i recinti caddero, e la stampa inglese passò cinque giorni a scrivere che l'utopia era finita. Fu l'ultima edizione: il Parlamento approvò una legge apposta per impedire che si ripetesse.
Il cartellone, però, era il più grande mai messo insieme in Europa. The Doors, The Who, Joni Mitchell, Miles Davis, Leonard Cohen, Free, Emerson Lake & Palmer, Sly and the Family Stone. E in cima, per la sera di domenica 30 agosto, Jimi Hendrix.
Alle due del mattino
I ritardi si erano accumulati per tutta la settimana. Quando Hendrix sale finalmente sul palco è già lunedì 31 agosto 1970, sono circa le due del mattino, e davanti a lui c'è un pubblico esausto, infreddolito, che si è addormentato a pezzi sulla collina.
Con lui non ci sono più gli Experience come li conoscevamo: alla batteria resta Mitch Mitchell, ma al basso c'è Billy Cox, l'amico dell'esercito che aveva preso il posto di Noel Redding. Hendrix indossa quel completo arancione e rosso che oggi sta in una teca alla Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland.
Attacca con "God Save the Queen". È la stessa idea di Woodstock, un anno prima, quando aveva smontato l'inno americano a colpi di distorsione: solo che qui è in Inghilterra, il Paese che lo aveva scoperto quando l'America non lo voleva, e l'inno è quello della regina. Il pubblico non capisce subito. Poi capisce.

Le radio della sicurezza dentro le casse
Il concerto dura quasi due ore, e per buona parte è un disastro tecnico. L'impianto del festival raccoglie le trasmissioni delle ricetrasmittenti degli addetti alla sicurezza, che finiscono dritte negli amplificatori: sopra la chitarra si sentono voci che dicono «security personnel, security personnel, are you receiving, over?».
Un altro, quella notte, avrebbe fermato tutto. Hendrix ci suona sopra. Nella versione di "Machine Gun" — ventidue minuti, il pezzo che aveva scritto sul Vietnam — le voci della sicurezza entrano ed escono dal suono come se facessero parte dell'arrangiamento, e la canzone che imita il rumore della guerra si prende dentro il rumore vero di un'organizzazione che sta franando. Non era previsto. È diventata la cosa più memorabile della serata.
Poi arriva "Foxy Lady", con l'interferenza che torna proprio sull'attacco: lui tiene la nota, aspetta che passi, e allunga il pezzo per più di nove minuti, con un assolo suonato a un certo punto con i denti. In scaletta ci sono anche "Message to Love", "Hey Baby (New Rising Sun)", "Ezy Ryder", "Red House", "Dolly Dagger", "Hey Joe", "Purple Haze", "Voodoo Child (Slight Return)". Chiude con "In From the Storm".
Lui non era contento
Uscito di scena, Hendrix disse che era andata male. Aveva ragione su alcune cose: l'accordatura va e viene, la band è stanca, il suono è quello che è. Ma è esattamente per questo che quel nastro conta più di un concerto perfetto. Non è il Hendrix di Monterey che dà fuoco alla chitarra davanti a un pubblico che deve ancora capire chi sia. È un uomo di ventisette anni che alle due di notte, davanti a gente che dorme, con le radio della polizia nelle casse, suona comunque per due ore come se qualcuno stesse ascoltando.
Murray Lerner filmò tutto. Il materiale è rimasto chiuso per decenni, poi è uscito in Message to Love (1997) e nel doppio Blue Wild Angel: Live at the Isle of Wight (2002), curato da Janie Hendrix ed Eddie Kramer, l'ingegnere del suono di sempre.
Diciotto giorni
Dopo l'Isola di Wight, Hendrix va in Europa. Suona a Stoccolma, ad Aarhus — dove interrompe il concerto dopo tre pezzi — e il 6 settembre al festival di Fehmarn, in Germania, sotto la pioggia e i fischi: è la fotografia in cima a questo articolo, ed è l'ultima volta che sale su un palco da protagonista.
Il 18 settembre 1970, a Londra, muore nell'appartamento del Samarkand Hotel di Notting Hill. Aveva ventisette anni. Erano passati diciotto giorni da quella notte sull'isola.
Nessuno, in quel campo, sapeva di stare guardando l'ultima volta. Non lo sapeva nemmeno lui, che scese dal palco convinto di avere fatto una brutta figura.
La stessa formazione — Hendrix, Cox, Mitchell — un mese prima dell'Isola di Wight, alle pendici dell'Haleakala, alle Hawaii.
@Miki-xh6fb · 3 anni fa
«Imagine paying 3 bucks to see probably the most virtuos guitarist walking on earth»
Traduzione: «Pensa a pagare tre dollari per vedere probabilmente il chitarrista più virtuoso che abbia mai camminato su questa terra.»
Storie Rock – Artisti, Dischi, Ricordi 🎸
Ogni giorno un racconto che merita di essere ascoltato.
📚 Fonti e crediti
Data e ora dell'esibizione verificate su Wikipedia EN (voci Isle of Wight Festival 1970 e Blue Wild Angel: Live at the Isle of Wight, che riporta «recorded August 31, 1970») e su Concert Archives. ⚠️ Il cartellone del festival collocava Hendrix nella serata di domenica 30 agosto: il set cominciò però intorno alle due del mattino del 31, ed è quella la data che portano il disco ufficiale e la registrazione. Formazione, scaletta, interferenze radio e durata dal doppio album Blue Wild Angel: Live at the Isle of Wight (Experience Hendrix / MCA, 2002), prodotto da Janie Hendrix, Eddie Kramer e John McDermott. Riprese di Murray Lerner. Foto di apertura: Jimi Hendrix al Love-and-Peace-Festival di Fehmarn, 6 settembre 1970 — © Detlef Hansen, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. Foto nel testo: Jimi Hendrix, 24 maggio 1967 — pubblico dominio, via Wikimedia Commons. Commento tradotto dai commenti al video dell'esecuzione di "Machine Gun" all'Isola di Wight su YouTube.