STORIE ROCK — 20 MAGGIO — Foo Fighters / The Colour and the Shape
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The Colour and the Shape: come Dave Grohl ha tradito un amico, distrutto una band e salvato il rock americano
20 maggio 1997. Esce su Roswell/Capitol Records The Colour and the Shape, secondo album dei Foo Fighters, secondo capitolo della vita post-Nirvana di Dave Grohl. Il mondo conoscerà Everlong, Monkey Wrench, My Hero, Walking After You — quattro canzoni che riempiranno gli stadi per i vent'anni successivi e definiranno il post-grunge per intere generazioni. Ma il disco che il mondo ama tanto è stato pagato a un prezzo che pochi conoscono fino in fondo. Un fienile rurale dello Stato di Washington dove tutto va storto. Un produttore inglese soprannominato "the whip-cracker", il frustatore. Un matrimonio che si sbriciola fra i microfoni. Un batterista che fa 96 takes di una sola canzone e poi scopre che tutto è stato cancellato. Un tradimento consumato a porte chiuse a Hollywood. La storia di un disco amatissimo è anche la storia di quante cose si spezzano nel farlo nascere. Questa è la cronaca dell'inverno dello scontento di Dave Grohl. Lato B, lato oscuro.
⚡ Dopo Kurt: il disco-terapia che diventa una band suo malgrado
8 aprile 1994. Il corpo di Kurt Cobain viene trovato senza vita nella sua casa di Seattle. Dave Grohl, batterista dei Nirvana, perde in una mattina il fratello musicale, l'amico più stretto, e l'unico mondo che aveva. Per mesi non sa cosa farne, di sé. Poi entra in studio da solo con il produttore Barrett Jones e in cinque giorni di novembre 1994 registra un album come terapia personale, alle Robert Lang Studios di Seattle: suona ogni strumento di persona — chitarra, basso, batteria, voce — scrive ogni testo, non ha intenzione di pubblicarlo come progetto serio. È una sopravvivenza musicata. Quel demo finisce per essere distribuito a poche persone, poi all'industria, poi al mondo: Foo Fighters (1995) esplode commercialmente, diventa platino negli Stati Uniti, e Grohl si ritrova costretto ad assemblare una band reale per partire in tour. Chiama Pat Smear, ex chitarrista dei punk Germs e suo compagno nelle ultime tournée dei Nirvana. Poi recluta la sezione ritmica appena uscita dai Sunny Day Real Estate, band di Seattle sciolta nel '95: il bassista Nate Mendel e il batterista William Goldsmith. I quattro suonano insieme per quindici mesi di tour intensissimi: tra loro si forma quel tipo di legame che solo i pullman della tournée sanno creare. Quando arriva il momento del secondo album, Grohl ha un'ambizione precisa. Vuole un disco vero, registrato da una band vera. Non più la sua terapia solitaria. Una rivoluzione collettiva. Sta per cominciare l'inverno peggiore della sua vita.
🎸 Gil Norton, "the whip-cracker": l'inglese che voleva la perfezione
Per produrre il secondo album, Grohl insiste per ingaggiare Gil Norton, il produttore di Liverpool che aveva firmato i capolavori dei Pixies — Doolittle, Bossanova, Trompe le Monde — oltre a lavori con Echo & The Bunnymen e Catherine Wheel. Norton è di scuola britannica: perfezionista maniacale, ossessivo, esige take dopo take fino a quando ogni nota non è esattamente come la sente nella sua testa. Grohl pensa che sia l'uomo giusto per portare i Foo Fighters fuori dal mondo lo-fi del primo disco e dentro quello di un grande rock pop ad alta definizione. "Volevo fare un disco pop nel senso più alto del termine", dirà a Visions. "Norton mi sembrava la persona giusta perché queste canzoni avevano il potenziale per diventare grandi canzoni pop, e un po' di lucidatura non avrebbe fatto male." Quello che Grohl non aveva calcolato era che la sua band, cresciuta a pane e attitudine hardcore-punk, non avrebbe retto quel metodo. Norton chiamerà presto Mendel e Goldsmith "the rhythmless section", la sezione senza ritmo. Lo dirà ridendo, con il suo accento di Liverpool. Ma le parole feriranno.
🐻 Bear Creek Studios: il fienile della frustrazione
18 novembre 1996. Foo Fighters e Norton arrivano al Bear Creek Studios, una fattoria di dieci acri a Woodinville, nello Stato di Washington, a un'ora da Seattle. Lo studio è ricavato dentro un fienile rurale, le cabine di registrazione sono affacciate sui prati, c'è un cottage dove dormire. Sembra il posto perfetto per fare un disco con un'anima organica. Diventa l'inferno. Norton pretende perfezione, la band non sa darla. Goldsmith finisce per registrare 96 takes di una singola canzone, tredici ore consecutive di tamburi su un altro pezzo: ogni take un fallimento. Mendel ammetterà nel documentario Back and Forth: "Ero fottutamente terribile. E William stava affrontando le sue difficoltà." Norton appiccica loro il soprannome "the rhythmless section", e quel marchio brucia. Anche Grohl, dietro l'apparente fermezza, sta fra le tensioni del produttore e quelle dei suoi amici sgretolarsi. "È stata davvero. Fottutamente. Dura.", ammetterà più tardi. Lo studio costa carissimo, la pressione dell'etichetta cresce, l'umore precipita. A fine novembre gran parte del materiale registrato viene scartato. Bear Creek è stata una sconfitta. Si decide di ricominciare in un'altra città, in un altro studio, dopo le feste. William Goldsmith viene rispedito a casa a Seattle nella convinzione che, dopo la pausa natalizia, si tornerà a registrare insieme. Grohl invece, dentro di sé, ha già preso un'altra decisione.
🌃 Grandmaster Recorders, Hollywood: il tradimento
Febbraio 1997. Foo Fighters si trasferiscono ai Grandmaster Recorders di Hollywood — un ex cinema convertito in studio, dove Stevie Wonder aveva registrato Songs in the Key of Life nel 1976 (oggi è un ristorante italiano, demolito tutto l'apparato sonoro). Ma Goldsmith non è con loro. È ancora a Seattle. Gli è stato detto che il viaggio a Hollywood serve solo per ritocchi marginali. In realtà, da quando la band è arrivata in California, Dave Grohl ha cominciato a sedersi dietro le batterie e a ri-registrare tutte le parti che Goldsmith aveva inciso al Bear Creek. Quasi tutte. Una dopo l'altra. In segreto. Lo confesserà nel libro This Is a Call di Paul Brannigan: "Avevo questa idea che avrei suonato la batteria io, perché eravamo a corto di tempo e William stava facendo fatica. Pensai: ok, per risparmiare tempo registro queste nuove canzoni, poi faremo rifare a Will le vecchie." Quando Goldsmith scopre la verità — per voce di qualcuno che gli racconta cosa sta succedendo a Hollywood — il mondo gli crolla addosso. "Mi sono sentito violentato creativamente", dirà al Daily Mail anni dopo. "Avevo lavorato tredici ore al giorno per tre settimane, mi ero spinto fino al limite, e poi tutto quello era stato cancellato dall'esistenza senza che nessuno me lo dicesse." Sul disco finito gli resteranno solo due crediti: Doll e parte di Up in Arms. Grohl gli offre di restare come batterista del tour. Goldsmith rifiuta e abbandona la band. Si chiude in casa, scivola in un periodo di abuso di sostanze, racconta che gli ci vorranno anni per uscirne. Venticinque anni dopo dirà ancora che, se fosse rimasto con i Foo Fighters, "mi sarei sentito l'anima distrutta e probabilmente sarei morto". Grohl, dal canto suo, ammetterà nel documentario Foo Fighters: Back and Forth: "So che William non mi perdonerà mai per aver suonato la batteria su quel disco. Lo so. E vorrei che fosse stato diverso. Ma era quello che sentivo di dover fare per far nascere quell'album." Una cicatrice mai chiusa.

❄️ L'inverno dello scontento: il divorzio dentro i solchi
Mentre tutto questo accade in studio, la vita privata di Dave Grohl si sta sgretolando. Sta divorziando dalla prima moglie Jennifer Youngblood, fotografa che aveva sposato nel 1994, pochi mesi dopo la morte di Cobain. Il dolore di quella separazione cola dentro ogni traccia del disco. "Queste canzoni parlano dello scorso inverno", confiderà a Melody Maker. "L'inverno del mio scontento." Norton, nella sua perfezione spietata, lo costringe a uscire dalle frasi vaghe e generiche del primo album e a scrivere testi veri, biografici, vulnerabili. "Non mi faceva cenare finché non avevo scritto delle parole decenti", ricorderà Grohl. "Ogni volta che gli portavo un verso brutto era come ricevere quaranta frustate." Il primo album, riconoscerà l'ex-Nirvana, era pieno di "sciocchezze, frasi senza senso che mettevo lì per non lasciare scoperto niente di me". Il secondo no. Il secondo doveva fare male perché era stato fatto male. La tracklist dell'album, racconterà Grohl più tardi, è stata sequenziata come una seduta di psicoanalisi: si apre con Doll, la paura di entrare in qualcosa per cui non si è pronti, attraversa My Hero (la ricerca dell'eroe ordinario), Walking After You (il rimpianto del partner perduto), Hey, Johnny Park! (l'amico dell'infanzia), Everlong (l'amore nuovo che cura le ferite vecchie), e si chiude con New Way Home, l'accettazione finale. Il titolo dell'album viene scelto quasi per caso da una frase del tour manager, che aveva comprato un birillo da bowling in un mercatino dell'usato spiegando: "Mi piace il colore e mi piace la forma". La copertina rievoca l'Atomium di Bruxelles del 1958. "Avrei voluto chiamarlo My Therapist's Couch (Il divano del mio terapeuta)", ammetterà Grohl. "Perché è esattamente quello che è."
🌅 20 maggio 1997: l'uscita, Pat Smear, Taylor Hawkins, il Letterman
L'album esce il 20 maggio 1997. UK #3, USA #10 al debutto. Nel primo anno supera i due milioni di copie nel mondo. Nomination ai Grammy 1998 come Best Rock Album (lo vincerà Sheryl Crow con The Globe Sessions). Quattro singoli sostengono l'album per anni: Monkey Wrench (lanciato il 28 aprile), Everlong (18 agosto), My Hero (gennaio '98), Walking After You. Ma le ferite non hanno smesso di sanguinare. Poco prima dell'uscita, Pat Smear annuncia di voler lasciare la band: Grohl lo prega di restare almeno per il tour promozionale. Per coprire il posto vuoto di Goldsmith, viene chiamato Taylor Hawkins, batterista in arrivo dalla band di Alanis Morissette: nasce quello che diventerà uno dei più grandi sodalizi musicali del rock alternativo americano, fino alla notte di Bogotá del 25 marzo 2022 quando Hawkins morirà a 50 anni nella stanza d'albergo. Everlong diventerà presto la canzone preferita di David Letterman: quando il presentatore tornerà in onda dopo l'intervento al cuore del 2000, vorrà i Foo Fighters in studio per riaprire la trasmissione, presentandoli con le parole "Eccoli, signore e signori, la mia band preferita che suona la mia canzone preferita". Bob Dylan, anni dopo, fermerà Grohl a un evento per chiedergli di mostrargli il riff. The Colour and the Shape resta a oggi l'album più venduto dei Foo Fighters in territorio statunitense: 4 milioni di copie certificate. Un disco che ha definito il post-grunge per due decenni. Un disco nato da un produttore tiranno, da un divorzio, da un tradimento, da una band che si è spezzata per farlo nascere. La parte oscura del rock, scolpita nel vinile.
🎧 Il brano del giorno
Foo Fighters – My Hero
Sull'eroe ordinario, sull'uomo comune, su tutti coloro che non finiranno nei libri di storia ma che ci tengono in piedi. Grohl ha sempre smentito che fosse dedicata a Kurt Cobain: "Riguarda gli eroi quotidiani, le persone che amiamo e che non hanno bisogno di essere rockstar per esserlo". È il pezzo che apre il fianco vulnerabile del disco. Per chiudere il racconto di un album fatto di tradimenti e ferite, niente è più giusto della canzone che parla degli eroi che restano accanto.
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@thatguyfromak5190 · 9 anni fa
"This guy isn't that good. Sure he saved a baby, a dog, and a picture, but he left an incredible rock band to die in the flames!"
Traduzione: "Questo tizio non è poi così bravo. Certo, ha salvato un bambino, un cane e una foto, ma ha lasciato morire tra le fiamme un'incredibile rock band!"
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