25 agosto 1975: Born to Run, il disco che Bruce Springsteen non poteva sbagliare
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Il disco dell'ultima possibilità
Nell'estate del 1974 Bruce Springsteen ha venticinque anni e una situazione che, vista da fuori, non promette niente di buono. Ha pubblicato due album per la Columbia — Greetings from Asbury Park, N.J. e The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle — e nessuno dei due ha venduto abbastanza da giustificare un terzo. Dentro la casa discografica c'è chi lo difende e c'è chi vorrebbe chiudere la pratica. Quando comincia a lavorare al disco nuovo, ai 914 Sound Studios di Blauvelt, nello stato di New York, sa benissimo che cosa si sta giocando.
Le sedute partono nel gennaio del 1974 e vanno avanti, a singhiozzo, fino all'ottobre successivo. La sola Born to Run, la canzone, gli porta via sei mesi. Springsteen non cerca un pezzo rock: cerca un disco che suoni come li faceva Phil Spector, un muro di suono in cui non si distingua più uno strumento dall'altro. Sovraincide chitarre su chitarre, aggiunge glockenspiel, fiati, un pianoforte, un altro pianoforte. Alla fine conterà settantadue tracce schiacciate dentro i sedici canali del banco. «Volevo che sembrasse Roy Orbison che canta Bob Dylan, prodotto da Spector», ha detto anni dopo.
Nel febbraio del 1975 entra in produzione Jon Landau, il critico che l'anno prima aveva scritto la frase più citata della storia del rock giornalistico — di aver visto il futuro del rock'n'roll, e che si chiamava Bruce Springsteen. Il lavoro si sposta al Record Plant di New York e va avanti fino a luglio. È lì che il disco prende la forma che conosciamo: otto canzoni sole, aperte da Thunder Road e chiuse da Jungleland, con in mezzo Tenth Avenue Freeze-Out, Backstreets, She's the One. È lì che Clarence Clemons incide l'assolo di sassofono di Jungleland, sedici ore filate per un minuto e mezzo di musica.

Otto canzoni e una macchina che parte
Quando Born to Run esce, il 25 agosto 1975, succede una cosa che nel rock non capita quasi mai: il pubblico ci arriva prima della critica. Il disco sale fino al numero 3 della Billboard 200 e arriva primo nella classifica di Record World; entro la fine dell'anno ha venduto settecentomila copie, e oggi è certificato sette volte platino dalla RIAA.
Ma la cosa che segna davvero il 1975 arriva in ottobre. Il 27 ottobre, nella stessa settimana, Bruce Springsteen finisce in copertina su Time e su Newsweek. Non era mai successo a nessun artista prima di lui, e quasi a nessuno dopo. Il paradosso è che quella doppia copertina, invece di consacrarlo, gli si ritorse contro: mezza stampa cominciò a scrivere che era un prodotto costruito a tavolino, un'operazione di marketing. Ci volle il tour, e ci vollero i concerti da tre ore che la E Street Band cominciò a suonare in quei mesi, per far cadere l'accusa.
La copertina, poi, è diventata un pezzo di storia per conto suo. Lo scatto in bianco e nero di Eric Meola mostra Springsteen con la Fender Esquire appoggiata al fianco e la testa poggiata sulla spalla di Clarence Clemons: ma Clemons si vede solo aprendo il disco, sul retro. Fu un'idea grafica, e fu anche una dichiarazione — nel 1975, un ragazzo bianco del New Jersey appoggiato addosso a un sassofonista nero, in copertina, non era un dettaglio da poco.
Restano otto canzoni che parlano tutte della stessa cosa: andarsene. Una macchina, una strada, una ragazza, una città piena di gente che non ce la farà mai. «It's a town full of losers, I'm pulling out of here to win», canta alla fine di Thunder Road. A ventisei anni, con l'ultima possibilità in mano, lo diceva anche di sé.
@lebarosky · 7 anni fa
«Imagine you had written a poem in your youth that people, all over the world, no matter their native tongue, knew by heart.»
Traduzione: «Immagina di aver scritto una poesia da ragazzo, e che poi gente in tutto il mondo, qualunque lingua parli, la sappia a memoria.»
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Ogni giorno un racconto che merita di essere ascoltato.
Fonti: Wikipedia EN, Born to Run (album) · brucespringsteen.net · RIAA · Billboard · archivi di Time e Newsweek (27 ottobre 1975) · Eric Meola, Born to Run: The Unseen Photos. Foto: copertina dell'album di proprietà di Columbia Records · Bruce Springsteen e la E Street Band (1977), foto promozionale Columbia Records dal sito Wikimedia Commons.