14 settembre 1983: nasce Amy Winehouse, la voce soul con l'anima di una rocker

14 settembre 1983: nasce Amy Winehouse, la voce soul con l'anima di una rocker

Amy Winehouse

Amy Winehouse non ha mai fatto un disco rock. Niente chitarre distorte, niente muri di amplificatori: jazz, soul, i gruppi vocali femminili degli anni Sessanta, un filo di hip-hop. Eppure, se il rock è dire le cose come stanno, non farsi mettere in riga e pagare di persona il conto, negli anni Duemila pochi lo sono stati quanto lei.

Nasce il 14 settembre 1983 al Chase Farm Hospital di Enfield, periferia nord di Londra, in una famiglia ebrea. Il padre Mitch fa il tassista e canta per passione, la madre Janis è farmacista, il fratello Alex ha tre anni più di lei. Cresce a Southgate.

Una nonna, un sassofonista e Fly Me to the Moon

In casa Winehouse la musica è una faccenda di famiglia. Diversi zii materni sono jazzisti di professione; la nonna paterna Cynthia è stata cantante e ha avuto una storia con Ronnie Scott, il sassofonista che ha dato il nome al jazz club più famoso di Londra. Mitch canta Sinatra e Tony Bennett per casa, e la figlia impara in fretta: quando la spediscono dalla preside per una punizione, ci va cantando Fly Me to the Moon.

Ha nove anni quando i genitori si separano. Nonna Cynthia la manda a una scuola di teatro del sabato, poi arrivano la Sylvia Young Theatre School e un passaggio alla BRIT School. A quindici anni, dopo aver messo le mani sulla chitarra del fratello, se ne compra una e comincia a scrivere canzoni. Nel luglio del 2000 diventa la voce femminile della National Youth Jazz Orchestra, e intanto lavora come giornalista di spettacolo per un'agenzia. È l'amico del cuore Tyler James, cantante soul, a spedire il suo demo a un discografico.

Frank, cioè sincera

Nel 2002 la mette sotto contratto la 19 Management di Simon Fuller, con 250 sterline a settimana di anticipo sui guadagni futuri. La tengono nascosta come un segreto dell'industria, mentre lei canta standard jazz al Cobden Club. Quando Darcus Beese della Island sente la sua voce su un nastro e chiede chi sia, gli rispondono che non possono dirglielo: gli ci vogliono mesi per scoprirlo.

Il primo singolo, Stronger Than Me, scritto con il produttore Salaam Remi, esce il 6 ottobre 2003. Si ferma al numero 71, il piazzamento più basso della sua carriera; l'anno dopo vince l'Ivor Novello come miglior canzone contemporanea. Nel video Amy entra in un bar, trova il fidanzato ubriaco, prova a trascinarlo a casa e alla fine lo lascia sul marciapiede. Il 20 ottobre esce l'album, Frank: il titolo richiama Sinatra, ma anche il tono dei testi, franchi fino allo sgarbo. Lei ha vent'anni.

Poi fa la cosa che un'esordiente non dovrebbe mai fare: parla male del proprio disco. Dice di sostenerlo solo all'80 per cento, perché la Island le ha imposto brani e missaggi, e all'Observer confessa di non averlo mai ascoltato dall'inizio alla fine e di non tenerlo nemmeno in casa.

Amy Winehouse sul palco

Back to Black e i Rolling Stones

Per il secondo disco cambia rotta: via il jazz, dentro i girl group degli anni Cinquanta e Sessanta. Come band si prende i Dap-Kings di Sharon Jones e in studio lavora con Remi e con Mark Ronson, che dirà di apprezzarla proprio perché, quando qualcosa non le piaceva, glielo diceva in faccia. Il look arriva dallo stesso scaffale: l'acconciatura ad alveare e l'eyeliner da Cleopatra delle Ronettes, al punto che Ronnie Spector, vedendo una sua foto sul New York Post, credette per un attimo di essere lei. Fra i suoi riferimenti, il New York Times avrebbe citato anche il «dio punk» Johnny Thunders.

Back to Black esce il 30 ottobre 2006 e diventa l'album più venduto del 2007 nel Regno Unito, con 1,85 milioni di copie. Time nomina Rehab canzone dell'anno e descrive lei come «sboccata, divertente, sensuale e forse un po' matta». Il 10 giugno 2007, al festival dell'Isola di Wight, sale sul palco con i Rolling Stones e canta Ain't Too Proud to Beg accanto a Mick Jagger.

Camden non brucia

Il 10 febbraio 2008 vince cinque Grammy in una notte sola, record per un'artista britannica. A Los Angeles però non c'è: il visto non è arrivato in tempo. Canta in collegamento dai Riverside Studios di Londra alle tre del mattino e chiude il ringraziamento per il disco dell'anno con una frase per la sua città, appena colpita dall'incendio del mercato di Camden: «This is for London, because Camden Town ain't burning down». A dicembre il Rock and Roll Hall of Fame Annex di New York la mette in fondo a un filo che parte da Billie Holiday e passa per Aretha Franklin.

Il resto è la parte che tutti conoscono: i concerti finiti male, i fischi, la dipendenza vissuta davanti ai fotografi. Amy Winehouse muore il 23 luglio 2011 nella sua casa di Camden, per intossicazione da alcol. Ha 27 anni.

Ma il 14 settembre è rimasto il suo giorno. Il 14 settembre 2011, in quello che sarebbe stato il suo ventottesimo compleanno, esce su MTV e VH1 Body and Soul, il duetto con Tony Bennett, lo stesso che suo padre cantava per casa: è la sua ultima registrazione. Quel giorno la famiglia lancia anche l'Amy Winehouse Foundation, per i ragazzi in difficoltà. E il 14 settembre 2014, allo Stables Market di Camden, viene scoperta la sua statua in bronzo: mano sul fianco, tacchi alti, alveare.

Non ha mai inciso un disco rock. Ma ha detto di no quando le conveniva dire sì, e ha cantato soltanto cose vere. Il rock, di solito, comincia da lì.


Sotto al video di Stronger Than Me, sul canale ufficiale di Amy Winehouse, uno dei commenti più votati dice così:

«That's why I liked her. She said what most women are unable to!»
@waters129 · 10 anni fa

Traduzione: «Ecco perché mi piaceva. Diceva quello che la maggior parte delle donne non riesce a dire!»


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