«Ma non per sempre»: i Pulp salutano End Of The Road con un debutto e cinque rarità

Jarvis Cocker chiude la mainstage del festival annunciando una pausa. In scaletta «Deep Fried in Kelvin» per la prima volta in assoluto, e canzoni che mancavano dal 1992

I Pulp dal vivo

Foto di proprietà di Raph_PH · dal sito Wikimedia Commons (cc by 2.0)

Quando una band annuncia l’ultimo concerto «per un po’», di solito il pubblico trattiene il fiato. Come riporta NME, il 5 settembre i Pulp hanno chiuso il palco principale di End Of The Road, ai Larmer Tree Gardens, e Jarvis Cocker ha messo le mani avanti dal microfono: è «l’ultimo per un po’», ha detto, ma «non per sempre».

Come saluto, hanno aperto il cassetto dei fondi di magazzino — e lì dentro c’era di tutto. Deep Fried in Kelvin non era mai stata suonata dal vivo: mai, in nessun concerto, in tutta la storia della band. The Mark of the Devil e Death II mancavano dal 1992, We Are the Boyz dal 1998, Forever in My Dreams dal 2000, Little Girl (With Blue Eyes) dal 2012.

È una scaletta che dice una cosa precisa: i Pulp non stanno chiudendo bottega, stanno chiudendo un ciclo. Quello ripartito nel 2023, quando dopo dodici anni sono tornati sui palchi, e culminato nel 2025 con More, il primo album nuovo dopo ventiquattro anni di silenzio. Un ritorno che poteva essere una scampagnata nostalgica ed è stato invece un secondo tempo vero.

Cocker non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per farsi sentire: gli è sempre bastato guardare la sala. Quel «ma non per sempre», detto da uno che nel 1995 ha scritto Common People e ci ha infilato dentro tutta la rabbia di classe della Gran Bretagna, suona meno come un addio e più come un appuntamento rimandato.

Torna al blog

Lascia un commento

Si prega di notare che, prima di essere pubblicati, i commenti devono essere approvati.