«Li rivogliamo indietro»: sessantatre concerti e cento ore di nastri degli Oasis vanno all'asta

Il 3 ottobre Littleton Auctions batte l'archivio privato del fonico storico della band: sessantatre concerti, oltre cento ore di prove e di litigi. Stima fino a 1,6 milioni di sterline, e i Gallagher hanno fatto sapere che non sono affatto d'accordo

Oasis dal vivo al Principality Stadium di Cardiff

Foto di proprietà di Raph_PH · dal sito Wikimedia Commons (cc by 4.0)

C'è un uomo che per sette anni ha avuto le mani sul banco del mixer degli Oasis, e che in quei sette anni ha premuto rec molto più spesso di quanto la band immaginasse. Si chiama Huw Richards, ha lavorato con loro dal 1994 al 2001, e il suo archivio personale finisce all'asta il 3 ottobre.

Come riporta NME, il lotto messo in vendita da Littleton Auctions contiene sessantatre registrazioni di concerti e più di cento ore fra prove, soundcheck e — questa è la parte che fa gola ai collezionisti — conversazioni non filtrate fra Noel e Liam, catturate dal banco mentre i due si parlavano addosso. Nel mucchio c'è anche il nastro di Loch Lomond, agosto 1996, l'estate in cui gli Oasis erano la band più grande del pianeta. Insieme ai nastri vanno una chitarra Epiphone, un parka Kangol e un paio di Adidas. La stima è fra 1,2 e 1,6 milioni di sterline.

Il problema è che la band non ne vuole sapere. Owain Richards, figlio del fonico, ha detto al Times che i Gallagher «non vogliono che questi nastri siano venduti attraverso qualcun altro: li rivogliono in loro possesso». Ben Homer, direttore della casa d'aste, ha risposto che l'ambiente Oasis è al corrente della vendita e ha espresso delle perplessità, «il che è del tutto comprensibile».

Comprensibile, ma non risolutivo: l'asta è perfettamente legale, perché i supporti fisici appartengono a chi li ha registrati. Chi vincerà, però, si porterà a casa scatole che non potrà sfruttare: i diritti sulle registrazioni restano della band, e senza il suo consenso quel materiale non diventerà mai un disco. Sarà l'oggetto più costoso e più inutilizzabile della storia del britpop — a meno che a rilanciare, alla fine, non siano proprio loro due.

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