John Lydon chiude la porta ai Sex Pistols: «Una reunion? Siamo nelle meno infinito»

John Lydon

Chi sperava che il tempo avesse ammorbidito Johnny Rotten può mettersi il cuore in pace. John Lydon è tornato a parlare dei Sex Pistols, e lo ha fatto con la stessa lama con cui nel 1977 aveva sventrato il buon gusto britannico.

Come riporta NME, alla domanda sulle possibilità di una reunion con la formazione originale la risposta è stata chirurgica: «It's in the minus infinities». Nelle meno infinito. Più che una porta chiusa, un pianeta diverso.

Alla radice c'è la causa legale del 2021, quando Steve Jones, Paul Cook e Glen Matlock ottennero in tribunale il diritto di concedere il catalogo dei Pistols alla serie Pistol di Danny Boyle, contro la volontà di Lydon. Non fu solo una sconfitta giudiziaria: quella battaglia si consumò mentre sua moglie Nora, compagna di una vita, stava morendo di Alzheimer. È questo il punto che Lydon non digerisce — nessuno degli ex compagni, racconta, si è fatto sentire dopo la sua scomparsa. Da qui il verdetto su Matlock, «a very unlikeable fellow», e la promessa di non perdonare.

Nel frattempo i Sex Pistols continuano a girare i palchi con Frank Carter al microfono, mentre Lydon tiene in vita i Public Image Ltd, la band che dal 1978 in poi è stata la sua vera casa artistica: quella dove il punk si è dissolto nel dub, nel post-punk e in qualcosa di molto più difficile da vendere.

È una storia che dice qualcosa di più grande sul punk stesso. Nato per rifiutare la nostalgia, quel movimento si ritrova oggi a fare i conti con la propria eredità sotto forma di anniversari, biopic e cause civili. Lydon, a modo suo, resta l'unico coerente: se il punk era rifiuto, il rifiuto continua.

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