«Peter si è sempre considerato una vittima»: Gene Simmons riapre i conti dei Kiss
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A undici mesi dalla morte di Ace Frehley, il bassista dei Kiss torna sui tre che hanno inventato quella band: «Straziante» per Ace, e una frase durissima su Peter Criss
Foto di proprietà di Frank Schwichtenberg · dal sito Wikimedia Commons (cc by-sa 4.0)
Ace Frehley è morto il 16 ottobre 2025, a settantaquattro anni, dopo una caduta nella sua casa del New Jersey. Da allora Gene Simmons ne aveva parlato poco. Ora, in una lunga intervista al podcast The Moynihan Report ripresa da Blabbermouth, ci è tornato sopra.
Sulla morte del chitarrista Simmons non gira intorno alla cosa: dice che è dura soprattutto per chi li ha amati, «straziante», e riconosce ad Ace un'influenza enorme su generazioni di chitarristi — il che, detto da uno che con lui ha litigato per quarant'anni, pesa. Racconta anche una frase che Frehley gli disse quando lasciò i Kiss: se fosse tornato in tour, si sarebbe ucciso. Il punto, insiste Simmons, non sono mai stati i soldi: erano la droga e l'alcol.
Con Peter Criss, l'altro superstite della formazione originale, il rapporto è più tiepido che pacificato: quando si vedono va tutto bene, dice, ma «Peter si è sempre considerato una vittima». È la sintesi più spietata e più onesta di mezzo secolo di ruggine dentro i Kiss.
Il dettaglio che resta, però, è un altro. Nel dicembre del 2025 la band ha ricevuto il Kennedy Center Honor, il riconoscimento più alto che gli Stati Uniti diano a un artista. Sul palco c'era una sedia vuota, lasciata lì per Ace. Ci sono voluti cinquant'anni di guerra e due mesi di lutto perché i Kiss riuscissero a dire, senza parlare, che erano in quattro.