Geddy Lee non aveva digerito il «tribute band» di Lifeson: «Sono le tue canzoni»
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La frase che poteva far saltare tutto
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Gennaio 2025. I Rush non esistono più da un decennio, Neil Peart se n'è andato nel 2020, e Alex Lifeson mette una pietra sopra a tutto con una dichiarazione che i fan hanno letto e riletto per mesi: meglio essere ricordati per l'eredità lasciata, disse, che tornare come «la miglior tribute band dei Rush».
A Toronto, quella frase non è piaciuta per niente. Geddy Lee lo ha raccontato a Guitar Player, e la reazione, riportata da Consequence, è di quelle che non hanno bisogno di traduzione: «Sono le tue canzoni, accidenti! Non è una tribute band! Quelle canzoni sono nostre esattamente come lo erano quando c'era Neil».
Il finale lo conosciamo: la reunion si è fatta, il tour sta girando il mondo con Anika Nilles alla batteria — quella a cui la vedova di Peart ha scritto prima del debutto — e le recensioni sono state migliori di quanto chiunque osasse sperare. Ma il particolare più bello arriva dopo: Lifeson ha ammesso che quella frase, forse, era un messaggio in codice. «Volevo costruirmi un muro che non fossi obbligato a scavalcare», ha spiegato. Dire «no» ad alta voce per vedere se qualcuno lo avrebbe contraddetto.
Geddy lo ha contraddetto. E il chitarrista, sul palco della reunion, ha girato la sua stessa frase al contrario: non si trattava di essere una tribute band dei Rush, si trattava di essere i Rush.
Cinquant'anni di amicizia si misurano anche così: sapendo quando è il momento di alzare la voce con il tuo migliore amico.
Fonti: Guitar Player, Consequence.