Dodici canzoni in cinque giorni: i Fake Names annunciano «Punk Ruins»

Dodici canzoni in cinque giorni: i Fake Names annunciano «Punk Ruins»

Brian Baker, chitarrista dei Fake Names e dei Bad Religion

Brian Baker, chitarrista dei Fake Names.
Foto di proprietà di Christinamutiny — dal sito Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0).

Se qualcuno provasse a mettere insieme una formazione col curriculum dei Fake Names, gli direbbero che è una lista dei desideri. Invece esiste da sei anni e adesso arriva al terzo disco: Punk Ruins, in uscita il 23 ottobre per la Epitaph, primo materiale nuovo in tre anni. Lo annuncia Blabbermouth.

Alle chitarre ci sono Brian Baker — Minor Threat, Dag Nasty, Bad Religion, cioè mezza storia dell'hardcore americano — e Michael Hampton, che con S.O.A., Embrace e The Faith ha scritto l'altra mezza, quella di Washington D.C. Alla voce lo svedese Dennis Lyxzén, l'uomo che nel 1998, con i Refused di The Shape Of Punk To Come, ha fatto saltare in aria l'idea stessa di disco hardcore. Al basso Johnny Temple (Girls Against Boys, Soulside), alla batteria Mario Rubalcaba (Rocket From The Crypt, OFF!).

Il primo brano estratto è «Until It's Normal», che apre il disco: chitarre in prima linea e un bersaglio dichiarato, la propaganda fascista di questi anni e la fatica di vederla diventare ordinaria. Il titolo è già tutto il discorso.

Ma il dettaglio che racconta meglio questa band è come è stato fatto il disco. Racconta Baker che hanno registrato dodici canzoni in cinque giorni, e che sono finite tutte e dodici nell'album. Lyxzén ha inciso le sue parti vocali in una giornata sola. Il commento è degno di uno che suona punk dal 1980: «Non è difficile come pensate».

Il tour americano parte a febbraio 2027: Brooklyn il 18, Washington D.C. il 19, Philadelphia il 20, poi Los Angeles, Minneapolis, Chicago e Detroit. Dell'Europa, per ora, non si parla.

Quarant'anni di curriculum e cinque giorni di studio. È esattamente il rapporto giusto.


Fonti: Blabbermouth e Louder (1 settembre 2026).
Foto: di proprietà di Christinamutiny — dal sito Wikimedia Commons.

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