Dave Marsh se ne va a 76 anni: il critico che ha insegnato al rock a raccontarsi
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Se ne va l'uomo che ha preso il rock sul serio prima di tutti

Dave Marsh è morto il 14 agosto 2026 nella sua casa di Norwalk, in Connecticut. Aveva 76 anni. La notizia è stata data dal suo storico compagno di microfono Jim Rotolo e rilanciata da Rolling Stone, Variety e Deadline.
C'è stata un'epoca in cui scrivere di rock voleva dire scrivere di niente: rumore per ragazzini, roba che passava. Marsh è uno di quelli che hanno rovesciato il tavolo. Nato a Pontiac, Michigan, nel cuore operaio della Detroit delle catene di montaggio, mollò l'università Wayne State nel 1969 per andare a scrivere su Creem, la rivista più sboccata e più intelligente d'America, gomito a gomito con Lester Bangs. A lui viene attribuito l'uso del termine "punk rock" in quelle pagine, anni prima che diventasse una divisa.
Poi Newsday, la Village Voice, Rolling Stone. E soprattutto i libri: oltre venticinque. Quattro dedicati a Bruce Springsteen, Born to Run (1979) e Glory Days in testa, scritti quando il Boss era ancora una scommessa e non un monumento. Before I Get Old resta la biografia degli Who con cui tutte le altre devono fare i conti. E The Heart of Rock & Soul, dove si mise a classificare i 1001 singoli più grandi di sempre e piazzò al primo posto I Heard It Through the Grapevine di Marvin Gaye: una scelta che quarant'anni dopo si discute ancora, ed è esattamente quello che voleva.
Sedeva nel comitato di nomina della Rock and Roll Hall of Fame, curava Rock & Rap Confidential, conduceva su SiriusXM. Era sposato con Barbara Carr, per decenni co-manager di Springsteen: la critica e la macchina, sotto lo stesso tetto.
Ogni volta che qualcuno scrive di un disco come se contasse davvero, sta usando degli attrezzi che ha affilato lui.
Fonte principale: Rolling Stone. Trovi le storie di ogni giorno nel Calendario del Rock – Accadde Oggi.